Una Rosa a imperituro ricordo di una strage

Le toccanti installazioni che si trovano a Sarajevo rappresentano un monito per tutte le guerre del mondo. Soprattutto per quelle dove a farne le spese peggiori sono stati le donne e i bambini. Il conflitto bellico non ha mai avuto un senso ma basti pensare a ciò che sta accadendo in Afghanistan per capire quante menti criminali ci siano ancora in giro per mietere morte e distruzione.

La storia degli uomini è stata costellata da innumerevoli episodi di crudeltà ed efferatezza. Effetti indesiderati di guerre senza senso. Uno di questi è stato senza dubbio l’assedio di Sarajevo, avvenuto durante la guerra in Bosnia-Erzegovina.

Secondo i manuali di storia è considerato il più lungo assedio nella storia del XX secolo, durato dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. I protagonisti del conflitto sono stati l’Esercito del Governo Bosniaco, che aveva dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia, l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le Forze Serbo-Bosniache (VRS) che volevano annientare lo Stato indipendente della Bosnia-Erzegovina, appena costituito, per istituire la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Le vittime dell’assedio furono più di 12mila, i feriti oltre 50mila, di cui l’85% tra i civili. Morti e migrazione forzata causarono un calo della popolazione a 334.664 unità, il 64% degli abitanti prima del conflitto.

I ricordi sono ancora stagliati nella memoria collettiva e si toccano con mano andando in giro per la città, che era un crocevia di popoli, culture e religioni. Convivevano, infatti, in armonia Chiese Ortodosse, Cristiane e Sinagoghe.

Per non dimenticare sono state istituite Le Rose di Sarajevo. Rappresentano un memoriale fatto di cicatrici di cemento provocate dall’esplosione di un proiettile, successivamente riempito con resina rossa. Paradossalmente i colpi di mortaio, che arrivavano sul cemento, provocavano una frammentazione particolare da sembrare quasi un fiore nella strana composizione formatasi. Per questi motivi furono chiamati rose.

Ce ne sono circa 200 in tutta la città, presenti nei luoghi dove almeno tre persone sono state uccise durante l’assedio. Le rose hanno avuto l’imprimatur del Ministero degli Affari dei Veterani del Cantone di Sarajevo, ma alcune di esse vengono modificate dai cittadini stessi con colorazioni nuove.

Questi memoriali trovandosi sulle strade nel corso del tempo hanno subito l’usura dovuta al passaggio di pedoni e veicoli. E’ stato necessario, quindi, fare delle ricostruzioni, pena l’usura totale. Ad esempio, la Sarajevo Rose situata sul mercato di Markale, luogo in cui avvenne il primo massacro, era stata coperta di vetro.

Questo tipo di protezione si è dimostrata poco efficace e si è pensato, quindi, di proteggerla con un cono di 3,2 metri e con una luce a led sulla parte superiore. Camminare per il centro della città è un viaggio molto toccante e doloroso. E’ quasi come toccare con mano le rovine della barbarie umana, le sofferenze e le grida di dolore di donne e bambini.

Le Rose di Sarajevo stanno lì a ricordare la tragedia passata e lo fanno in qualsiasi momento della vita quotidiana. Come presidi della memoria evidenziano, in maniera più esaustiva di un museo, il dolore e il trauma di una guerra che colpì interamente la città, ogni suo angolo, ogni suo anfratto, dal centro alla parte moderna fino alla periferia, che divenne un tragico poligono di tiro.

Ovunque si vada si cammina sopra l’asfalto dell’assedio. E quelle Rose stanno lì, a urlare di non dimenticarlo. Mai.                             

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