GENOVA – MASSACRATA A COLTELLATE PERCHE’ LA SUA EX NON VOLEVA SAPERNE DI TORNARE CON LUI E SCUCIRE ALTRI SOLDI

Forse uno dei femminicidi più efferati che si sono consumati in Italia in tempo di Covid. Stando ai numeri durante la pandemia i delitti di genere in ambito familiare sono aumentati in maniera preoccupante. Alle prime avvisaglie di violenza occorre denunciare subito.

Genova – “…Sono entrato in negozio e abbiamo incominciato a discutere. Non voleva tornare con me, così l’ho colpita. Poi sono fuggito. Volevo farla finita…”. A parlare è il presunto assassino (la legge impone questa definizione sino a condanna definitiva), reo confesso, di Clara Ceccarelli, la commerciante di 69 anni, uccisa con un numero impressionante di coltellate nel suo negozio di via Cristoforo Colombo 62 lo scorso 19 febbraio.

A sferrare i 115 fendenti sarebbe stato l’ex compagno della vittima, Renato Scapusi, 60 anni, posatore di parquet, che non conviveva più con la poveretta da oltre un anno dopo la decisione della donna di lasciarlo. Da quel momento in poi per Clara Ceccarelli iniziava un calvario senza fine che la donna ha sopportato con estremo disagio convinta che prima o poi quell’uomo l’avrebbe ammazzata.

Renato Scapusi

Scapusi infatti non aveva accettato la fine di quella tormentata relazione e non perdeva occasione per disturbare la commerciante nel cui negozio aveva fatto il commesso prima di preferire il gioco al lavoro. L’uomo seguiva Clara ovunque e le telefonava di continuo per poi arrivare alle minacce di morte se la donna non fosse tornata con lui.

Spesso l’artigiano si recava anche in negozio per intimidire la titolare arrivando a imbrattare le vetrine del negozio di pantofole con urine ed escrementi. Nella centralissima via Cristoforo Colombo tutti gli esercenti sapevano della terribili condizioni in cui viveva Clara Ceccarelli, madre di un figlio disabile di 40 anni avuto da un precedente un matrimonio, che nonostante la costante angoscia e il clima di paura non aveva mai denunciato quel balordo che le gridava dietro i peggiori insulti.

Clara non ne poteva più di quella assurda situazione e temeva per la sua vita. Sapeva bene di quanto Scapusi potesse essere pericoloso per la sua incolumità personale. Tanto da rivolgersi ad un’agenzia funebre dove la donna aveva dato disposizioni per il suo funerale pagando di tasca propria le spese di composizione della salma, cerimonia funebre e tumulazione.

Soccorritori e polizia davanti al negozio della vittima

Dopo alcune settimane quel terribile quanto funereo presentimento si trasformerà in sconvolgente realtà. L’uomo che la perseguitava senza darle tregua, anche per chiederle soldi che poi spendeva al “gratta e vinci”, l’avrebbe raggiunta in negozio dopo le 19, sapendo che la donna sarebbe rimasta sola poiché il collaboratore aveva già finito il suo turno di lavoro.

Una volta dentro l’uomo avrebbe iniziato a inveire contro l’ex compagna che alla vista del coltello impugnato da Scapusi incominciava a urlare. A questo punto l’uomo colpiva la poveretta con violenza inaudita procurandole oltre un centinaio di ferite sparse su tutto il corpo che facevano stramazzare la donna sul pavimento in un lago di sangue.

Dopo la mattanza Scapusi usciva di corsa dal negozio e alcuni passanti, intuendo la tragedia, tentavano di fermarlo senza riuscirci. Dopo una mezz’ora il presunto assassino sarebbe stato rintracciato dagli agenti della Squadra Mobile mentre minacciava di togliersi la vita. Cosa che aveva già fatto due giorni prima dell’omicidio mentre si trovava nel ballatoio di una scala antincendio di una scuola dove si era arrampicato.

L’interno del negozio di pantofole dove è stata massacrata la commerciante

In quell’occasione aveva detto ai poliziotti di volersi suicidare per il lavoro perduto e per i debiti di gioco. Clara Ceccarelli spirava poco dopo l’arrivo del 118 e pare fosse ancora in sensi poiché le ferite provocate dall’assassino non le avevano leso organi vitali. La donna spirava per dissanguamento nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione dei soccorritori.

Scapusi veniva fermato e accusato di omicidio volontario dal Pm Giovanni Arena che chiedeva, ottenendola, una perizia psichiatrica poiché il reo confesso, difeso dall’avvocato Stefano Bertone, sarebbe affetto da patologie psichiche diagnosticate con ricoveri ospedalieri, l’ultimo dei quali avvenuto pochi giorni prima del crimine. L’arma del delitto ad oggi non è stata ancora recuperata.

Il presunto assassino riferisce di essersene liberato durante la fuga ma non ricorda il luogo dove l’avrebbe gettata. Qualora il coltello se lo fosse portato da casa Scapusi andrebbe incontro all’ulteriore aggravante della premeditazione:

Sergio Ceccarelli, papà della vittima

“…Mia figlia non mi raccontava tutto di quello che le stava accadendo – ha detto Sergio Ceccarelli, 84 anni, papà della vittimacredo lo facesse per proteggermi, sapeva che da subito ero stato contrario a quella relazione. Ma quando una donna è innamorata non ascolta nessuno e lo stesso vale per un uomo. Gli aveva detto di andarsene, di non farsi più vedere, anzi glielo aveva stradetto. Ma era come parlare a un sordo…

Fiori e messaggi di cordoglio davanti al negozio della vittima                               Foto Luca Zennaro

…Subito dopo lui cominciò con i dispetti, l’orina sulla saracinesca, l’auto rigata, la serratura della portiera rotta. Suonava spesso al portone, io non gli aprivo perché sapevo che era lui. Le telefonava di continuo, mattina e sera: allo squillo Clara rispondeva e se era lui riappendeva. Se è stata picchiata? No, questo no. Quanto alla denuncia, ne aveva parlato, ma credo che non fu una denuncia vera e propria. Deve comunque avere fatto qualche cosa. Ma ripeto: su questo fronte mia figlia non mi raccontava tutto…”.

Pare che Scapusi avesse aggredito anche il figlio della donna ormai terrorizzata da colui che diventerà il suo carnefice.

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