ROMA – STOP AL FINE PENA MAI PER BOSS ED ASSASSINI: TRATTIAMOLI CON I GUANTI GIALLI

Gli italiani che lavorano onestamente e che osservano le leggi sperano di cuore che la proposta cada nel vuoto e che la Corte Costituzionale valuti nella giusta misura quanti si sono sacrificati per un futuro migliore.

RomaUn colpo terribile, non solo per tutte le vittime di mafia, ma per tutti noi quello che ci arriva in piena faccia dall’abolizione dell’ergastolo ostativo per i mafiosi. La Corte Costituzionale – che si pronuncerà dopo Pasqua – dovrà decidere se dichiarare incostituzionale o meno la norma che vieta ai condannati del cosiddetto “fine pena mai” di beneficiare di sconti di pena.

Si riferisce a coloro che si sono macchiati di reati per mafia e terrorismo di accedere alla liberazione con al condizionale, anche nel caso in cui non vi sia da parte dei soggetti nessuna collaborazione con la magistratura.

Per dirla in parole povere è una gran vigliaccata. Un immenso, gigantesco, rivoltante pastrocchio all’italiana.

Follia pura per ogni persona dotata di buon senso e per chiunque abbia un briciolo di coscienza.

L’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro

Ennesima carognata di un sistema, quello targato Bel Paese, sempre più orientato alla tutela dei peggiori.

Non ci sta Salvatore Borsellino, fondatore del Movimento Agende Rosse e fratello del mai dimenticato (dai cittadini per bene) Paolo, il giudice ucciso da Cosa Nostra il 19 luglio 1992.

In poche righe Salvatore riassume lo stato d’animo di ogni persona onesta:

“…Trent’anni dopo averli uccisi, con l’abolizione dell’ergastolo ostativo, stanno per dare il colpo di grazia a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, stanno per pagare l’ultima e più pesante cambiale sottoscritta nel corso della trattativa, quella che sancisce la resa totale dello Stato di Diritto. È la resa totale, lo Stato ha ceduto completamente il passo allo Stato-Mafia, adesso la nostra lotta dovrà diventare una vera lotta di resistenza. Noi non ci arrenderemo mai…”.

Salvatore Borsellino

Queste ultime parole devono essere un faro, la luce da seguire in uno scenario ormai degno di uno Stato super corrotto stile Sud America.

Maria Falcone, sorella di Giovanni, l’altro eroe (nessun altro termine può essere più azzeccato per definire questi due uomini) ucciso a Capaci lo stesso anno di Borsellino, fa da eco alle parole di Salvatore:

“…Consentire ad un mafioso ergastolano che non abbia mai intrapreso la strada della collaborazione con la giustizia di godere di permessi premio sarebbe un clamoroso arretramento nella lotta a Cosa Nostra. Nella nostra legislazione ci sono punti fermi come l’ergastolo ostativo e il carcere duro, che sono il frutto del lavoro e dell’esperienza di tanti servitori dello Stato che al contrasto ai clan hanno dedicato la vita. Indebolire una normativa costata sangue e sacrifici, che ha portato lo Stato a mettere a segno risultati importanti, sarebbe imperdonabile. Sono certa che la Corte Costituzionale, con la sensibilità che da sempre contraddistingue il suo operato, nel decidere non dimenticherà le peculiarità delle mafie italiane che ai tempi indussero il legislatore ad adottare leggi come quella ora in discussione…”.

Maria Falcone

Maria Falcone prosegue poi evidenziando alcuni punti importanti: “…Legare, come vorrebbero alcuni, la concessione dei benefici carcerari a un generico ravvedimento, indipendente dalla collaborazione con la giustizia del detenuto, è un concetto molto rischioso. Come è pericoloso concedere premi che possono vanificare gli effetti del carcere duro. Solo un mese fa da un’inchiesta della Dda di Palermo ha dimostrato come un capomafia condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Livatino, al quale erano stati concessi permessi premio, abbia immediatamente colto l’occasione per riprendere le redini della cosca”.

Parole queste che sarebbero da stampare sui libri di Storia e da fare imparare a memoria ai giovani di oggi.

Giuseppe Di Matteo imprigionato, strozzato e sciolto nell’acido da chi potrebbe tornare in libertà

Salvatore Borsellino imputa l’intera vicenda come una “diretta conseguenza del cambio di Governo. Con il ministro Bonafede e Conte non sarebbe mai avvenuto”.

“…L’Avvocatura dello Stato che prima aveva dichiarato incostituzionale l’abrogazione adesso affida la decisione su permessi e condizionale al giudice di sorveglianza – aggiunge Borsellino – che, nel caso li negasse, sarebbe esposto in prima persona al verdetto mafioso. E di queste cose ne abbiamo viste tante…”.

Quando si arriva a simili proposte a chiunque verrebbe da pensare che la piovra è ancora forte e in grado di “sensibilizzare” chiunque pur di raggiungere i propri obiettivi. Ieri come oggi. Del resto chi ha sciolto i bambini nell’acido, chi ha ucciso con le proprie mani decine di persone, chi ha sparato in faccia e alle spalle a chi non si poteva difendere, hanno i loro diritti mentre il cittadino per bene se li vede negati ogni giorno.

Le leggi antimafia, di cui l’Italia potrebbe andare fiera rispetto al resto d’Europa, sono state fatte apposta sull’esperienza professionale di chi è morto ammazzato per lo Stato affinché servissero da vero e proprio deterrente. Snaturarle cosi, qualora si arrivasse a farlo, avrebbe l’amaro sapore della connivenza. Se non peggio.

 

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