CATANIA – PROCESSO SALVINI: L’EX MINISTRO “MONOPATTINO” DALLA MEMORIA CORTA.

La prima udienza del processo per sequestro di persona a Matteo Salvini si è svolta senza particolari colpi di scena. Del resto Lega e M5S erano alleati un tempo, oggi sono nemici giurati.

Catania – Si, no, non ricordo e niente telecamere per volontà esplicita di due ex ministri. Con qualche incertezza è iniziata ieri l’udienza preliminare a carico di Matteo Salvini, già ministro dell’Interno, accusato di sequestro di persona nell’inchiesta sugli eventi accaduti in navigazione e a bordo della nave Gregoretti.

La motonave Gregoretti della Guardia Costiera

L’appuntamento giudiziario si è svolto nell’aula bunker di Bicocca, nel capoluogo etneo, dove alle ore 9.30 si è presentato puntualmente il leader della Lega seguito da testimoni e giornalisti. Quest’ultimi ammessi in aula a gruppi di dieci e senza telecamere per espressa richiesta di Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, all’epoca dei fatti, rispettivamente ministro dei Trasporti e ministra della Difesa, entrambi in carica nel luglio 2019 quando il Viminale bloccava per una settimana 131 migranti sulla nave Gregoretti ormeggiata al molo Nato di Augusta.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a Bruxelles per impegni istituzionali, non ha potuto partecipare come teste ma onde evitare ulteriori rinvii ha dato la propria disponibilità, concessa dall’ordinamento italiano, per farsi interrogare a Palazzo Chigi.

Danilo Toninelli al suo arrivo nell’aula bunker

Il 28 Gennaio infatti avverrà l’audizione del premier a Roma. Il presidente dei Gup Nunzio Sarpietro ha accolto la richiesta della stampa di fare entrare i giornalisti a gruppi di dieci persone ma con la raccomandazione di non riprendere i due testi sentiti in aula.

“…Salvini a parole faceva il duro e poi scaricava su altri le responsabilità, nonostante la legge dica che la responsabilità era la sua – ha detto Toninelliin quell’aula sta avvenendo il tentativo di una persona che nei fatti dice di essere uomo che difendeva i confini italiani mentre la legge diceva che era lui il responsabile degli sbarchi a terra. Purtroppo, però, negli atti giudiziari scarica le responsabilità su altri. Avete capito il soggetto?…”.

In aula il buon Toninelli, che in molti ricorderanno per la promozione del monopattino, si è trincerato dietro la sua memoria stranamente corta e alle domanda dell’avvocato Bongiorno: “…Ricorda di avere firmato questo divieto di ingresso, di transito e di sosta che poi viene annullato dal Tar, ricorda? C’è anche la sua firma su questo episodio, la può riconoscere la sua firma?…” l’ex ministro dei Trasporti ha risposto: “…Non ricordo, è passato troppo tempo…”. Ma non è tutto. Il difensore di Salvini ha poi chiesto che Toninelli ricordasse un suo post pubblicato sul suo profilo Facebook ma anche qui l’ex ministro rispondeva di non ricordare.

Elisabetta Trenta già ministra della Difesa

Elisabetta Trenta, invece, ha risposto con competenza e dovizia di particolari alle domande che le sono state poste, in relazione alle proprie attribuzioni. La verifica processuale continua, così come le singole analisi degli esponenti politici. La vicenda, lo ricordiamo, ha avuto inizio il 12 febbraio scorso quando il Senato ebbe a concedere il nulla osta per il processo contro Matteo Salvini accusato di sequestro di persona aggravato (in violazione dell’articolo 605, commi primo, secondo – punto 2 – e terzo del codice penale) dal Tribunale dei Ministri di Catania per aver impedito a 131 persone di sbarcare in Italia dopo essere state soccorse dalla nave Gregoretti, nel luglio del 2019. 

La Giunta per le Immunità e le Autorizzazioni a procedere del Senato aveva già autorizzato il procedimento, grazie ad un inaspettato voto favorevole della Lega, avvenuto il 20 gennaio. L’ex capo del Viminale Salvini, attraverso la propria difesa, aveva anche riferito che sia Di Maio che Toninelli avevano condiviso con lui la decisione di bloccare i naufraghi e l’equipaggio della nave militare italiana per cinque giorni.

Di Maio e Toninelli quando il governo era a mezzo con la Lega

Insomma la tesi, ripetuta peraltro tante volte, era quella di aver agito indifesa dell’interesse nazionale. Comunque è la seconda volta che il Senato è stato chiamato a esprimersi su una questione simile. Un fatto analogo era già successo con la nave Diciotti nel febbraio del 2019.

All’epoca il Movimento 5 Stelle, al governo insieme alla Lega, aveva deciso di non dare l’autorizzazione a procedere al Tribunale dei Ministri poiché sia il presidente del Consiglio che i ministri pentastellati avevano sostenuto di avere condiviso la decisione del ministro dell’Interno per bloccare equipaggio e passeggeri della nave Diciotti.

Situazione, come si può facilmente intuire, che sembra più volte contraddetta dagli attori principale della vicenda, oltre che dall’indagato. A Catania il giudice Nunzio Sarpietro, nonostante l’archiviazione richiesta dalla Procura, intende verificare se la politica sugli sbarchi di Matteo Salvini fosse condivisa da tutto il Governo.

La motonave Diciotti con migranti a bordo

Nella richiesta di autorizzazione il Tribunale di Catania chiarisce che le leggi internazionali che sarebbero state violate da Salvini sono di rango superiore alle leggi ordinarie dello Stato. Infatti l’obbligo di soccorso è sancito dalle convenzioni internazionali Sar, Solas e Unclos che regolano i diritti sul mare.

In ogni caso la tesi principale dell’indagato viene confutata dal Tribunale dei Ministri, il quale contesta a Salvini di non ha agito per difendere l’interesse pubblico, perché il ricollocamento dei migranti negli altri Paesi europei avrebbe potuto essere negoziato anche dopo lo sbarco.

La motonave della Ong Open Arms

Le leggi internazionali sul diritto del mare considerano un soccorso concluso solo quando le persone sono approdate in un “place of safety”, ovvero in un porto sicuro, la cui indicazione del luogo ove sbarcare è affidata al ministero dell’Interno che, in questo caso, ha deciso di bloccare la nave invece di favorire le procedure di rapida individuazione di un ormeggio.

Nella stessa giornata di ieri era prevista anche la prima udienza preliminare del processo Open Arms a Palermo, poi rinviata al 9 gennaio 2021. I processi continuano, le polemiche politiche pure. Sempre più aspre. Brutto segno.

 

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