A casa come in classe? Si, no, forse…

L’educazione parentale è sempre più diffusa ma non è detto che sia la soluzione migliore. Comunque stiano le cose non sempre è importante dove si studia, importante è studiare sul serio ed essere preparati. Non tutti, ovviamente, sono d’accordo.

Negli ultimi tempi, anche nel Bel Paese, si sente parlare di homeschooling, ovvero educazione parentale. Si tratta dell’insegnamento tra le mura domestiche, molto diffuso negli USA. E’ un argomento che provoca molte divisioni nell’opinione pubblica, fra coloro che pensano che non mandare i figli a scuola porterà conseguenze deleterie e chi sostiene, invece, che possa essere la soluzione migliore.

Si parla di vera e propria istruzione parentale nella fascia di età 6-16 anni

C’è da sottolineare che in l’Italia questo nuovo modo di fare scuola si è diffuso anche in seguito alla pandemia. Secondo l’Istat siamo passati nel periodo 2018-2019 da 5.126 homeschooler (studente a casa) a 6.212 nel 2019-2020 fino ad arrivare alla cifra di 15.361 nel 2020-2021.

Studiano a casa soprattutto i più piccoli e poi i ragazzi della scuola media inferiore. Sono meno diffusi nella scuola secondaria. Le regioni dove l’homeschooling è più diffuso sono in ordine di presenze Lombardia per il Nord, la regione Lazio per il Centro e la Sicilia per il Sud.

Inoltre, ci sono molte famiglie che decidono di fare homeschooling per i loro figli solo per un pezzo della loro carriera scolastica o per l’intero percorso scolastico. Non si tratta di una panacea di tutte le difficoltà che la scuola incontra quotidianamente. Ma va considerata come una possibilità in più, una chance ulteriore, che ha pari dignità nei confronti sia della scuola pubblica che privata.

Letteralmente la locuzione vuol dire “fare scuola a casa“, seguire listruzione dei propri figli senza mandarli a scuola. Nella legislazione italiana viene identificata come istruzione parentale. Mentre sui mass media e sul web è possibile che venga considerata anche come educazione parentale, scuola familiare o, ancora, come scuola paterna.

L’istruzione domiciliare è sempre più diffusa

Nel nostro Paese l’istruzione parentale è assolutamente legale, tant’è vero che è una delle possibilità sancite dalla nostra Costituzione. Infatti non risulta essere la scuola obbligatoria, bensì l’istruzione. Come avviene la scolarizzazione tra le mura domestiche?

Innanzitutto nella scuola parentale sono i genitori ad assumersi la responsabilità diretta dell’istruzione ai propri figli. Non delegando, in questo modo, il compito allo Stato oppure ad altri enti privati. I genitori se ne possono occupare personalmente, oppure scegliere di delegare la funzione ad altre persone selezionate appositamente. O, ancora, di fare un mix di entrambe le cose.

Annualmente va fatta, da parte dei genitori, la scelta di dichiarare la loro opzione, per evitare la segnalazione per evasione scolastica. Per coloro che decidono di fare questa scelta esiste una normativa, in cui sono indicati tutti i riferimenti delle leggi e delle circolari importanti. Alla base, comunque, è necessario che ci sia la consapevolezza se l’homeschooling è una scelta adatta per i bambini e la famiglia in questione.

Nel nostro Paese, questo fenomeno è ancora circoscritto, seppure negli ultimi anni è molto cresciuta la curiosità da parte dei genitori nei confronti di questo modo di fare scuola. Questa maggiore attenzione può essere dovuta, forse, al generale peggioramento del sistema scolastico o forse ad una maggiore presenza genitoriale nell’istruzione dei propri figli.

I numeri ci raccontano che i bambini che fanno homeschooling su tutto il territorio italiano sono 1.500. Chi critica questa scelta mette in risalto la scarsa socializzazione con altri coetanei, la competenza dell’insegnamento dei genitori o del tutor, la mancanza di un’autorità di controllo.

Ci sono molti studi che, invece, dimostrano che i bambini che hanno frequentato la scuola in casa ottengono ottimi risultati nei test standardizzati, con punteggi superiori a quelli delle scuole pubbliche. Un’antica frase di Confucio recita “non è importante il colore del gatto, è importante che catturi il topo“. Ora, si potrebbe dire “non è importante studiare a casa o a scuola, l’importante è essere preparati“.             

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