ROMA – OKAY PER IL MES MA I CINQUE STELLE SONO SEMPRE PIU’ SOLI

Occorre avere le idee chiare per Mes e Recovery Fund che rappresentano le priorità dei prossimi giorni. La maggioranza, sempre più risicata, mette a rischio l'operato di Conte. Sempre più vicina la crisi di governo?

Roma – Il Movimento 5 Stelle costretto a confrontarsi con le regole della democrazia. Ma soprattutto con i soliti malpancisti, contestatori, ortodossi e, persino con l’uomo qualunque. La votazione sul Mes ha fatto emergere, ancora una volta, diversi strappi che fino ad ora non si sono ricuciti.

La mancanza di un vero leader è lampante e rende ancora più pesante questa lacuna. Comunque stiano le cose, alla fine, anche il Pd ha finito col votare a favore anche se la polvere è stata nascosta sotto il tappeto. In tutta fretta. Ed è arrivato cosi l’okay alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità ma i numeri per destinare i fondi UE alla sanità non ci sono e non ci saranno. Tanto per dirne una.

Sul “Salva Stati” è accordo. Adesso si gioca a Bruxelles

Per fortuna della maggioranza la ratifica della riforma del Mes non avverrà in Parlamento prima di marzo dunque ci sarà tutto il tempo per i Grillini di ricomporre la grave frattura che, al di là dei numeri più esigui rispetto alla lettera firmata dai 56 parlamentari, rischia di compromettere l’unità del Movimento di Grillo. E della stessa maggioranza.

Per far capire la difficoltà della trattativa interna, sebbene qualcuno si aspettasse un riferimento a Piero Calamandrei, Ettore Licheri, capogruppo M5S al Senato, è ricorso ad un paragone calcistico: “…Tutti sono bravi a giocare sotto il sole – ha detto Licherima quando piove e l’erba non è fresca lì si capisce chi ci mette la faccia e chi ha coraggio. Io premio questi ultimi, non chi si nasconde…”.

A dire no alla Camera sono stati ben 13 deputati, mentre altri 10 non hanno votato la risoluzione della maggioranza. Al Senato due sono stati i no, cinque gli astenuti e quattro gli assenti per malattia. Inutile nasconderlo i pareri contrastanti sono una risorsa solo quando vengono ben coordinati.

Ettore Licheri

Purtroppo non è questo il caso dei grillini che in quanto a coordinamento, coerenza e onestà intellettuale non brillano di certo. Anzi. E’ stata infatti una discussione e mediazione sofferta, durata più di quattro giorni di collegamento via Zoom, che ha comunque evitato che la maggioranza manifestasse, ancor di più, la propria debolezza, alla Camera e al Senato.

Il Presidente della Repubblica ha seguito con trepidazione ed interesse l’esito del voto, poiché in caso di mancata approvazione della risoluzione, avrebbe invitato il Presidente del Consiglio a fare una “capatina” al Quirinale per un confronto forse “ammaliatore” ma sicuramente foriero di una verifica politica prima di un eventuale scioglimento delle Camere.

In ogni caso per i Pentastellati si apre una nuova fase. Tra proteste, delusioni e dolorosi abbandoni le fibrillazioni nel Movimento di Grillo fanno tremare i polsi a Conte. Cosi facendo il rischio di compromettere, realmente, la stabilità del governo, già di per sé critica, è davvero assai probabile.

Mara Lapia, Antonio Lombardo, Carlo De Girolamo e Fabio Berardini

Intanto Carlo Ugo De Girolamo, Mara Lapia, Antonio Lombardo e Fabio Berardini, che peraltro hanno votato contro la risoluzione relativa alla riforma del Mes, se ne sono andati di corsa sbattendosi la porta alle spalle. E’ un brutto momento quello che si registra in casa del comico genovese.

Basta leggere le dichiarazioni dei “fuggitivi” per rendersi conto, realmente, di che aria tira nel partito di governo: “…Noi parlamentari subiamo giornalmente minacce di espulsioni e altri provvedimenti disciplinari se solo ci azzardiamo ad esporre il nostro pensiero – dicono i transfughiin ogni caso l’approvazione della riforma del Mes è l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso e non è più possibile rimanere nel Movimento 5 Stelle…”.

Una sorta di triste epilogo di quel movimento civico che aveva acceso le speranze di tantissimi italiani che, negli anni, si sono sentiti traditi e abbandonati in favore di quella casta che Grillo e i suoi avevano giurato di combattere e distruggere.

Sono finiti i bei tempi

Il Movimento 5 Stelle poteva rappresentare, oltre che una speranza per i tanti italiani onesti e senza santi in paradiso, un’autentica occasione di riscatto, una risposta forte contro un sistema bieco e miope che si poteva cambiare. Invece gli esponenti del movimento popolare, dopo qualche anno di apparente attivismo contro il potere, hanno calcato le orme dei loro predecessori anteponendo l’interesse privato a quello collettivo. Che disgrazia. 

Lasciando stare il Pd il rischio che si corre è quello di cadere nella trappola di alcuni millantatori dell’opposizione i quali sono parte integrante proprio di quel sistema balordo da abbattere di cui parlavamo prima. Nonostante tentino di discostarsene e di rinnega

re la poltrona dove, come tutti, sono saldamente ancorati.

Mentre i Cinque Stelle si sciolgono come neve al sole non si vedono alternative. E il rischio reale è quello di arrivare al voto della legge di Bilancio senza una maggioranza politica autentica. Al momento occorre definire, una volta per tutte, l’approvvigionamento delle risorse finanziarie europee anche per scongiurare il pericolo di una patrimoniale-ghigliottina che aumenterebbe a dismisura una pressione fiscale che sta mietendo più vittime del Covid

Per il resto non si potrà fare altro che tornare alla urne nonostante Giuseppe Conte abbia ancora qualcosa da fare. Purtroppo i suoi numeri sono sempre più risicati ma da mesi si sapeva che sarebbe finita cosi. Miseramente. 

 

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