Benvenuto Mercosur: il primo carico di pollo arriva con la salmonella (in omaggio)

Ad appena 24 ore dall’entrata in vigore provvisoria del trattato, i laboratori veterinari greci bloccano tre tonnellate di carne avicola: otto campioni su dieci risultano infetti.

Il primo maggio 2026 Bruxelles ha acceso i riflettori sul Mercosur, l’ambizioso accordo di libero scambio siglato con Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia dopo oltre vent’anni di trattative. Il giorno successivo, il 2 maggio, i laboratori veterinari della periferia ateniese hanno trovato il modo più brutale per ricordare all’Europa che certi entusiasmi andrebbero temperati: su tre tonnellate di pollo congelato appena sbarcate dal Brasile, l’80% era contaminato da salmonella.

Otto campioni su dieci. Al primo carico. Al primo giorno utile.

La merce è stata immediatamente bloccata e rispedita al mittente. A rendere pubblica la vicenda è stata la Federazione panellenica degli ingegneri geotecnici pubblici, il cui presidente Nikos Kakavas non si è limitato a comunicare i dati, ma ha sollevato una questione più profonda: la Grecia non ha il personale sufficiente per controllare sistematicamente tutto ciò che arriva. I tecnici veterinari operativi coprono meno della metà del fabbisogno effettivo. Stavolta il batterio è stato intercettato. Ma la domanda implicita – quante volte non lo sarà? – è rimasta sospesa nell’aria, senza risposta.

Il Mercosur non è entrato in vigore attraverso la porta principale. Il Parlamento Europeo aveva chiesto alla Corte di Giustizia dell’UE di verificare la compatibilità del trattato con il diritto comunitario, in particolare sui temi della tutela ambientale e della sicurezza alimentare. In attesa di quel pronunciamento, che potrebbe richiedere uno o due anni, la Commissione ha scelto ugualmente di applicarlo in via provvisoria. Un forzatura che ha scatenato proteste in diversi Paesi membri e che il caso greco sembra trasformare, almeno simbolicamente, in un’ammissione di colpa anticipata.

Quello che è successo ad Atene non riguarda soltanto la Grecia. Riguarda ogni Paese europeo che si troverà ad assorbire volumi crescenti di importazioni da un continente dove gli standard sanitari, l’uso di antibiotici negli allevamenti e i controlli lungo la filiera seguono regole profondamente diverse da quelle europee. Gli agricoltori greci lo sanno bene: dagli allevatori del Peloponneso ai viticoltori di Creta, la mobilitazione contro il trattato non si è mai placata. Adesso hanno un episodio concreto a sostegno delle loro preoccupazioni.

E non si tratta nemmeno di un’anomalia storica. Già nel 2019, indagini giornalistiche internazionali avevano documentato spedizioni di pollame brasiliano contaminato da salmonella destinate ai mercati europei, con lotti respinti in alcuni Paesi ma poi reimmessi nel circuito commerciale sotto un’altra forma. Il Brasile è il maggiore esportatore mondiale di pollo congelato: i volumi sono enormi, e i margini di rischio proporzionali.

Sul piano formale, la merce è stata respinta e il sistema ha funzionato. Sul piano sostanziale, l’episodio solleva interrogativi a cui nessuno ha ancora risposto in modo convincente.

L’accordo Mercosur promette vantaggi economici rilevanti per alcuni settori industriali europei. Il conto, però, potrebbe presentarsi in una valuta inaspettata e non tutte le voci di spesa compaiono nei comunicati stampa della Commissione.

Per ora, l’unica certezza è che i laboratori di Agia Paraskevi hanno fatto il loro lavoro. Sperando che qualcuno si preoccupi di metterli nelle condizioni di continuare a farlo.