Dark tourism: il morboso gusto del macabro

Vedere i luoghi dove si sono svolte tragedie con centinaia di vittime sembra diventata la nuova frontiera del turismo di massa. Lasciando stare le mete storiche come Pompei ed Ercolano che, in quanto a macabro, fanno grande concorrenza ma rimangono principalmente zone archeologiche, che gusto c’è girare dentro la centrale nucleare di Chernobyl o sul Mottarone? Ma davvero ci ha dato di volta il cervello?

E’ capitato spesso che luoghi geografici protagonisti di immani tragedie e di spaventosi incidenti siano stati nel tempo scelti come mete turistiche, facendo la fortuna di molti tour operator. Non è sfuggito a questa tendenza il Mottarone nel Piemonte, il luogo della tragedia della funivia nel maggio scorso, in cui sono morte 14 persone. Unico superstite è stato il piccolo Eitan, ora conteso dalle famiglie paterne e materne. Un fatto che ha sconvolto l’intera comunità locale e l’opinione pubblica, i cui segni sono ancora lì, visibili, sul martoriato terreno sopra la bellissima Stresa.

La zona è stata circoscritta dai sigilli che le Autorità appongono in questi casi a seguito di sequestro penale. Ebbene diversi visitatori hanno scelto proprio questo luogo come meta di vacanza. Due ragazzi, poco più che ventenni, per fare i fighi con le rispettive fidanzate, sono stati ripresi dalle telecamere mentre violavano i sigilli. Essere attratti dai luoghi in cui si sono verificate tragedie non è un fenomeno nuovo.

Basti ricordare Pompei ed Ercolano, città sommerse dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., ancora oggi visitate, sì per la loro importanza storico-archeologica, ma anche per quel brivido che scaturisce dal camminare là dove molti secoli fa si è verificato qualcosa di terrificante.

Questo atteggiamento è definito dark tourism o turismo del macabro. E’ molto probabile che affondi le sue radici nella psicologia umana, nel bisogno di esorcizzare la morte e le proprie paure. Uno degli esempi più eclatanti è Chernobyl, dove nella metà degli anni ’80 del secolo scorso si verificò, forse, il più grande disastro nucleare al mondo.

Una delle mete è la città fantasma di Pripyat, ancora oggi fortemente contaminata, che era stata evacuata dopo l’esplosione del reattore nucleare. Da allora non è stata mai più abitata per i livelli di pericolosità radioattiva molto elevati. Il tour costa circa 150 euro: si parte da Kiev fino alla visita del reattore n. 4, alla distanza di 300 metri e alla foresta rossa. L’unica precauzione richiesta è quella di indossare indumenti che coprono tutto il corpo. Basteranno ad evitare eventuali residui di radiazioni?

Un’altra meta molto in voga è Fukushima in Giappone, dove nel 2011 i reattori della centrale nucleare interruppero la loro funzionalità a seguito di un terremoto. I generatori furono danneggiati dal successivo tsunami, provocando esplosioni e rilascio di materiale radioattivo nella vicina città di Okuma. La zona fu contaminata dalla radioattività dei reattori nucleari ed è considerata come il secondo disastro atomico per pericolosità.

Anche qui sono stati organizzati dei tour turistici, le cui guide sono gli stessi residenti della zona. I giapponesi, che come dice la vulgata comune sono famosi per la loro disponibilità e cortesia, mostrano agli interessati ospiti gli effetti dell’esplosione del reattore nucleare raccontando in dettaglio gli eventi che hanno scatenato il disastro e come le città del circondario si stanno pian piano ripopolando.

Le Autorità hanno vietato l’accesso in alcuni luoghi considerati zona rossa, dove le radiazioni risultano ancora molte pericolose. Mentre all’esterno hanno ritenuto che non ci sia pericolo. Sarà vero? Chissà!

Sono solo due esempi, forse i più conosciuti, di un fenomeno diventato, ormai, di massa. A questi viaggi, definiti anche dell’orrore, si associano gli amanti del brivido, dell’horror e della suspense. Le mete preferite sono luoghi abbandonati, spettrali, protagonisti di storie tragiche e sanguinolente.

Si va in giro non per ammirare la bellezza di tali luoghi, piuttosto per cercare di ripercorrere le tappe dell’immane tragedia che si è verificata. Ma, a volte, viene fuori solo uno squallido voyerismo di massa senza rispetto alcuno né per le vittime, né per il luogo stesso.

Sono sintomatici al riguardo i selfie scattati da diversi turisti dell’orrore nell’isola del Giglio, quando si verificò la tragedia della Costa Concordia. Ricordate? Il naufragio del 2012 avvenne perché la nave finì contro gli scogli per essersi avvicinata troppo all’isola. Numerose imbarcazioni da diporto, zeppe di turisti, modificarono anche le proprie rotte pur di avvicinarci al transatlantico ancora girato su un fianco e con la chiglia squarciata. Due foto sono più importanti del ricordo di tante vittime innocenti.                

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