Grillo: non muoio nemmeno se mi ammazzano

Tra i due contendenti finirà con un volemose bene ma è il nuovo movimento a rimetterci. E mentre i consensi scendono a dismisura i grillini eletti quando i pentastellati erano la prima forza politica pensano solo a rimanere a galla. Il resto è un partito che fatica a rimettersi in piedi e il futuro si prospetta tutto in salita.

Roma – Cogito ergo sum. Il M5s è un movimento che ruota esclusivamente sul suo fondatore, Grillolo stratega”. Insomma un partito basato “solo” sulla forte leadership di un uomo, com’è stato ed è Berlusconi con Forza Italia. In definitiva Conte è solo “un pedone” da muovere sulla scacchiera come Luigi Di Maio che, dopo 17 mesi, era stato costretto ad abbandonare il suo ruolo di Capo politico. In sostanza nulla si muove dentro il M5s che il Garante non voglia. Senza se e senza ma.

Beppe Grillo

Da allora il M5s ha solo un reggente, Vito Crimi. Non ha più vinto un’elezione ed i suoi consensi secondo tutti i sondaggi sono dimezzati, cioè attorno al 16%. Per questo Grillo aveva puntato su Conte. Dopo tanta acqua passata sotto i ponti, ecco arrivare le parole del comico come un bomba ad orologeria come risposta all’ultimatum dell’ex premier, mentre Di Maio è al G20.

A Palazzo Madama, dove i “Contiani” sono in maggioranza, scatta subito un inizio di rivolta. Alla Camera regna il disorientamento. La bacheca di Grillo ma anche quella di diversi “big” viene presa d’assalto dalle proteste degli iscritti. Subito si pensa ad un’assemblea “urgente“.

Giuseppe Conte

C’è smarrimento, rabbia e perplessità, soprattutto dopo aver voluto con forza che Conte prendesse in mano un partito che potrebbe avere ancora grandi potenzialità. Nel frattempo gli espulsi del Movimento passano al contrattacco. Il “vaffa” di Grillo a Conte apre uno spiraglio improvviso ad ogni epurato grillino.

Intanto sul blog del Garante non è mancato il commento impietoso e caustico alle dichiarazioni di Conte: “…Non si può lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco. Conte, mi dispiace, non potrà risolverli – scrive Grillo – perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione…”.

Davide Casaleggio

Si nota lontano un miglio che il co-fondatore del M5s non ha digerito l’affermazione dell’ex Premier che diceva di non potere fare il leader dimezzato o il prestanome. Violando in tal modo la sacralità regale del monarca, che non accetta condizioni, abituato com’è a porle solo agli altri.

Infatti la risposta di Grillo a queste condizioni arriva nella forma di un post dal titolo ironicoUna bozza e via”, il riferimento è alla bozza di statuto del Movimento che Conte ha inviato a Grillo come condizione imprescindibile per guidare il M5S. Non solo, Grillo riesuma la piattaforma Rousseau.

Infatti si avvale della collaborazione di Casaleggio, che esce dalla porta per rientrare dalla finestra, onde consentire lo svolgimento della votazione riservata agli iscritti.

E adesso che cosa succederà? Questa è la domanda che tutti si pongono in rete nel tentativo di prevedere, assieme al destino del Movimento 5 Stelle, il futuro di ciascuno dei “cittadini” entrati festanti in Parlamento tre anni orsono.

Una vita politica fa, quando i consensi erano oltre il 32% ed il M5s era il primo partito. Allora a prevalere era l’intransigenza forcaiola, le parole d’ordine antisistema, le manifestazioni contro il Capo dello Stato, i Vaffa-Day. Roba vecchia.

Nessun dubbio nemmeno su chi fosse il Capo, l’Eletto, l’Assoluto. Dall’altro lato c’era un tale Giuseppe Conte, un avvocato sconosciuto ai più con la “pochette” nel taschino quale principale segno distintivo, nel senso più letterale del termine, che ha avuto bisogno di tempo per farsi apprezzare.

Tra Conte e Grillo finirà a tarallucci e vino?

Comunque una fase pare definitivamente chiusa. Quel Movimento non esiste più, anche se Conte e Grillo, com’è presumibile, faranno pace e l’ex premier diventerà il nuovo capo politico dei 5 Stelle. Ma non sarà più la stessa cosa. Il M5s è già ben altro. Ma non si comprende che cosa sia.

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