Il piano criminale: prima il figlio poi la madre

Con il figlioletto non c’è voluto molto e le modalità fanno rabbrividire. Con la moglie è andata male grazie ai riflessi della donna e all’intervento dei genitori. La fuga dell’indagato è finita con le minacce di togliersi la vita. Cosa che si è guardato bene dal fare. Poi le lacrime e la scena muta davanti al Gip.

MorazzonePer punire la moglie ammazza il figlioletto di 7 anni cacciandogli in gola uno straccio per poi sgozzarlo e nasconderlo nell’armadio. Subito dopo accoltella la moglie che riesce a salvarsi mentre mesi prima aveva tirato diversi fendenti ad un suo collega di lavoro ferendolo seriamente. Per di più l’assassino, reo confesso, si trovava agli arresti domiciliari.

Davide Paitoni

Quella di Morazzone, paese del Varesotto, è la prima terribile tragedia dell’anno nuovo che ha per protagonista Davide Paitoni, 40 anni, magazziniere presso una ditta di ferramenta. Un uomo dal coltello facile attese le volte che l’avrebbe usato prima durante una lite con un collega di 52 anni, il 26 novembre scorso, poi ammazzando nel sonno il figlio nel pomeriggio di Capodanno e, subito dopo, per ferire l’ex moglie prima di darsi alla fuga.

Poi la cattura nelle campagne di Viggiù dove l’uomo ha opposto resistenza ai carabinieri minacciandoli di uccidersi con lo stesso coltello insanguinato servito per ammazzare il figlio e ferire la madre. Insomma un soggetto pericoloso, quanto meno, lasciato praticamente libero di nuocere ancora. Paitoni, infatti, si trovava agli arresti domiciliari a seguito delle denuncia sporta dal collega di lavoro ferito da diverse coltellate.

La casa paterna dove Paitoni avrebbe ucciso il figlio

In attesa del procedimento penale al magazziniere era stato concesso di vedere il figlio Daniele, avuto dalla moglie Silvia Gaggini di 36 anni, impiegata, che aveva troncato il matrimonio proprio per le violenze subite dal marito da cui viveva separata.

L’uomo aveva un ottimo rapporto con il bambino sino a quel maledetto primo Gennaio quando Paitoni aggrediva nel sonno il povero Daniele ficcandogli in bocca uno straccio e serrandogli poi le labbra con il nastro adesivo per evitare che gridasse.

Subito dopo il padre degenere avrebbe colpito il figlio con un paio di fendenti, uno dei quali recideva i grossi vasi della gola del ragazzino che di lì a poco spirava nel suo letto. L’uomo ha scritto alcuni bigliettini, indirizzati al padre Renato, che avrebbe appoggiato sul corpo senza vita del figlio.

L’arresto di Paitoni nella campagne di Viggiù

Sui foglietti le ragioni del suo gesto omicida e dell’odio verso la moglie a cui voleva riservare la stessa fine: ”…So che non sarò perdonato, ma l’ho fatto per vendicarmi di quella donna che mi ha tradito…”. Poi la volontà di uccidersi e di “raggiungere la mamma in cielo”, chiaro messaggio per l’ex coniuge che di lì a poco avrebbe accoltellato.

Paitoni, subito dopo, avrebbe inviato un messaggio vocale al padre ottantenne, avvisandolo di “Aver fatto del male al bambino e di non guardare dentro l’armadio”. Con lucida follia Paitoni lasciava la casa dell’anziano genitore in corte di via Cuffia per recarsi a bordo della sua auto nel vicino paese di Gazzada Schianno dove incontrava la sua ex moglie.

L’uomo tirava fuori il coltello da cucina e colpiva la donna al volto, all’addome e alla schiena senza riuscire nel suo intento omicida. Mentre la donna sanguinante gridava aiuto il magazziniere si dava alla fuga. Sul luogo giungevano i carabinieri e i soccorritori del 118 che trasportavano Silvia Gaggini presso l’ospedale di Circolo dove veniva ricoverata per lesioni gravi.

Davide Paitoni con moglie e figlio – Da Fb

L’indagato, braccato dai carabinieri, veniva arrestato in località Colle Sant’Elia, nelle boscaglie di Viggiù, ma non aveva alcuna intenzione di farsi catturare. Brandendo in mano il coltello sporco di sangue minacciava di uccidersi ma poco dopo i militari avevano la meglio e bloccavano l’uomo subito trasferito in caserma. Le indagini, sostanzialmente, finiscono qui ma non le polemiche.

Saranno le istituzioni a stabilire il perché Paitoni potesse ospitare il figlio nonostante gli arresti domiciliari, altri giudici, e non ultimo il ministro della Giustizia Marta Cartabia, verificheranno se sono state rispettate tutte le norme a tutela delle donne maltrattate e se la morte del piccolo Daniele si sarebbe potuta evitare.

Il Guardasigilli Marta Cartabia

Paitoni ha fatto scena muta davanti al Gip di Varese, Giuseppe Battarino, mentre la locale Procura procede per omicidio pluriaggravato e premeditato e tentato omicidio. L’indagato, difeso dall’avvocato Stefano Bruno, durante il trasferimento in carcere ha pianto.

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