Due giovani, unico tragico destino?

Non c’è alcuna prova che Venturelli e Barilli si conoscessero. L’immagine scattata da una donna alla stazione Centrale di Milano potrebbe raffigurare soltanto due giovani che assomigliano ai protagonisti della tragica vicenda

Lodi – E’ di Stefano Barilli, 23 anni, scomparso da casa l’8 febbraio di quest’anno, il cadavere ritrovato nelle acque del Po’, in territorio di Caselle Landi, il 17 aprile scorso.

Del presunto amico Alessandro Venturelli, 21 anni di Sassuolo, scomparso il 5 dicembre del 2020, non si hanno notizie certe ma solo segnalazioni da diverse località d’Italia.

Nell’obitorio di Medicina legale di Pavia, una madre disperata e sino all’ultimo speranzosa di una realtà diversa, ha riconosciuto il proprio figlio nella salma stesa sul lettino metallico della morgue. Natascia Sbriscia ha riconosciuto il giovane dalla corporatura e da una cicatrice su un ginocchio, oltre che da alcuni capi di abbigliamento.

La zona lungo il Po’ dove è stato ritrovato il cadavere di Stefano Barilli

Per avere la certezza genetica il Dna estratto dal cadavere verrà comparato con quello della madre. L’autopsia, disposta dal Pm di Lodi Sara Zinone, è stata eseguita da Marco Ballardini, il medico legale che si era occupato degli accertamenti autoptici di Chiara Poggi per l’omicidio di Garlasco.

L’ipotesi del suicidio, prevalente sin dal ritrovamento del corpo, al momento sembra l’unica accreditata dagli inquirenti nonostante l’apertura di un fascicolo d’inchiesta nei riguardi di ignoti (il cosiddetto modello 44) sia stato aperto probabilmente per istigazione all’insano gesto:

”…Come indicato – ha detto il procuratore Domenico Chiarodai primi accertamenti degli inquirenti la testa mancherebbe per cause compatibili con esiti da trascinamento, da parte della corrente, della salma nel fiume. È stata riscontrata, soprattutto, l’assenza di segni di lesività, di segni di violenza…”.

Il procuratore Domenico Chiaro

Anche in caso di omicidio, però, il corpo potrebbe non presentare alcun segno evidente di violenze ovvero potrebbe essere privo di lesioni anche nell’ipotesi che qualcuno abbia gettato nel fiume il povero giovane, nella certezza che mulinelli e gorghi avrebbero tirato in fondo la vittima.

E comunque stiano le cose il sospetto che il giovane possa essere stato colpito in testa rimane, considerando l’assenza del cranio. La famiglia Barilli, assistita dall’avvocato Ilaria Sottotetti, ha nominato come consulente di parte Nunzio Di Nunno, professore aggregato di medicina legale all’università del Salento.

Anche perché la mamma di Stefano rimane della convinzione che era suo figlio il giovane ripreso dalla telecamere della stazione di servizio Piacenza Petroli in Strada Val di Nure, alla periferia della città. Erano le 17.15 del 9 febbraio 2021, il giorno dopo la sparizione di Stefano.

Barilli che esce dal distributore di benzina Piacenza Petroli

Ma che cosa ci faceva il giovane all’interno dell’area di servizio? Aveva un appuntamento con qualcuno? Dove aveva trascorso la notte?  Un altro fatto strano è rappresentato dal ritrovamento del biglietto di addio e del portafogli ritrovati all’interno del giubbotto.

Nel biglietto si farebbe riferimento al gesto estremo compiuto dallo stesso giovane e non da altri. Un fatto assai curioso per un giovane che si toglie la vita evidenziare, nell’emozione del momento, che non ci sarebbe la partecipazione di terze persone nel compiere il suicidio.

I due giovani alla stazione di Milano Centrale: sono proprio loro?

Per non parlare dell’immagine scattata da una telespettatrice di Chi l’ha Visto alla stazione centrale di Milano che ritrarrebbe i due giovani insieme. Ma davvero Barilli e Venturelli si conoscevano?

”… La foto – dice Natascia Sbrisciaè stata scattata alle ore 19 del 18 febbraio scorso da una donna che aveva assistito alla puntata di Chi l’ha Visto. Era in Centrale a Milano. Quando mi è stata mostrata, ho subito notato la somiglianza: i capelli, il viso, per quanto coperto dalla mascherina, bianca come quella che portava Stefano. Il mio unico dubbio era il loden scuro che indossava, troppo largo. Il 2 marzo ho girato la foto alla famiglia del ragazzo di Sassuolo. Lo hanno riconosciuto genitori, zia, cugini…”.

Natascia Sbriscia, mamma di Stefano Barilli e Roberta Carassai, mamma di Alessandro Venturelli

Altre risposte le daranno il Pc di Stefano il cui hard-disk sarebbe stato cancellato e la scheda Sim del suo cellulare, qualora venisse ritrovata. Stessa cosa per Alessandro Venturelli il cui fascicolo è passato alla Squadra Mobile di Modena, diretta da Mario Paternoster:

”…Le modalità con cui i nostri figli sono scomparsi sono praticamente identiche – aggiunge Roberta Carassai, mamma di Alessandro anche molti aspetti dei loro caratteri erano uguali. Sì, per noi sono finiti vittime di una psico-setta…”.

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