Pronto il Recovery Plan ma quando arriveranno i soldi?

Il piano economico sembra pronto. E’ stato messo a punto dando la precedenza al digitale e ad altri comparti economici. La salute, che ci aspettavamo in pole position, è stata inserita all’ultimo posto. Entro fine mese il piano verrà “spedito” alla Commissione Europea. Incrociamo le dita.

Roma – Il Recovery Fund non è una corsa per velocisti o, per lo meno, non lo è più. Così l’Italia si appresta a raggiungere l’obiettivo, privilegiando progetti e programmi che cambieranno il nostro Paese. Nel frattempo il Portogallo è il primo Paese europeo ad approvare la propria proposta di Recovery Plan.

Ad annunciarlo è stata Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che ora dovrà valutare il piano e approvarlo entro due mesi, ovvero prima dell’ulteriore valutazione del Consiglio europeo. Il piano italiano per il Next Generation Eu è stato “rivisitato” dal Consiglio dei ministri con cifre e progetti aggiornati. In pratica il governo presenterà un pacchetto complessivo di interventi da 221,5 miliardi.

Ursula von der Leyen

Da un lato ci sono 191,5 miliardi coperti con il Recovery Fund vero e proprio (138,5 per nuovi progetti e 53 per sostituire coperture di progetti già in essere), dall’altro i 30,04 del Fondo Complementare alimentato con lo scostamento di bilancio in cui dovranno confluire, invece, i progetti “esclusi” dal Piano.

I due fondi, come peraltro richiesto da tutti i partiti della maggioranza, avranno le medesime procedure semplificate, con obiettivi intermedi ma le risorse nazionali non avranno obbligo di rendicontazione a Bruxelles e in alcuni casi potranno essere spese oltre il 2026. Confermata la struttura in sei “missioni di competenza” e 16 componenti.

Così andranno per “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” 42,55 miliardi (38,25 per nuovi progetti), per “Rivoluzione verde e transizione ecologica” 57 miliardi (34,6 per i nuovi progetti), per “Infrastrutture per mobilità sostenibile” 25,33 miliardi (14,13), per “Istruzione e ricerca” 31,88 miliardi (24,1), per “Inclusione e coesione” 19,12 miliardi (di cui 14,81), per “Salute” 15,63 (12,65). Cifre che portano appunto al totale di 191,5 miliardi.

Ci aspettavamo, invero, altre cifre con ben altre priorità. Come si può vedere il comparto Sanità riceverà le briciole, sempre ammesso che arrivino.

Molto importante la funzione del Fondo Complementare che con 30 miliardi assegna alla missione per il digitale ulteriori 6,13 miliardi, di cui 1 per la diffusione del 5G e 400 milioni per le connessioni veloci nelle strade extraurbane.

Alla missione Rivoluzione Verde il medesimo fondo assegna 11,65 miliardi tra i quali spiccano gli 8,25 per “l’Eco bonus” ed il “Sisma bonus” al 110% a compensare il calo della quota europea rispetto alla versione originaria del governo Conte bis. Inoltre alle infrastrutture per una mobilità sostenibile vanno 6,12 miliardi, mentre all’inclusione e coesione 3,25 e alla Salute 2,89.

Tornando ai fondi finanziati con le risorse Ue, salta l’intervento da circa 5 miliardi a sostegno dell’operazione “Cashback” per favorire i pagamenti digitali. Trovano invece conferme le principali linee di intervento rispetto al vecchio piano.

Come gli incentivi fiscali del piano Transizione 4.0 con 18,5 miliardi e la banda ultra larga che viene ulteriormente ampliata tanto da sfiorare i 5,3 miliardi di cui 4 per progetti innovativi. Le risorse vengono ripartite in modalità diverse. Infatti poco meno di 2 miliardi andranno alle politiche industriali di filiera e internazionalizzazione, 970 milioni alle tecnologie satellitari e l’economia spaziale.

Per turismo e cultura verranno assegnati 6,1 miliardi. La componente relativa alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione vale 6,14 miliardi, ulteriori 1,27 sono riservati ad altri interventi per l’innovazione della Pa, ad esempio per le competenze.

In quanto ai grandi obiettivi posti dalla Commissione europea, la stima finale del governo si attesta ad una quota pari al 24% relativa ad investimenti per la digitalizzazione: del 38% per il contrasto al cambiamento climatico e di poco superiore al 10% per la coesione sociale.

Infine il Piano sarà accompagnato dall’indicazione di alcune riforme, come quelle relative alla pubblica amministrazione e alla giustizia. Non ci si crede appieno ma si spera.

Tra le altre si citano riforme “abilitanti”, cioè legate alle singole missioni come la semplificazione per la concessione di permessi e autorizzazioni, interventi sul codice degli appalti, nuove regole per la produzione di rinnovabili ed interventi sul contratto di programma per le Ferrovie.

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