Autosufficienza alimentare per l’Africa, la sfida del ‘Piano Mattei’

Carlo Besostri, ‘Non solo investimenti finanziari, serve esportare il nostro know-how per raggiungere gli obiettivi’

Roma – L’Agricoltura è uno dei pilastri su cui si fonda il Piano Mattei per l’Africa, presentato ieri a Palazzo Madama. Lo scenario è allarmante, tra le minacce del cibo sintetico che avanza, e la rivolta dei trattori che attraversa l’Europa. E poi c’è la grande anomalia evidenziata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida del continente africano che “ha il 60% delle terre arabili, la forza lavoro più giovane del mondo, ma non è in grado di essere autosufficiente a livello alimentare”.

L’opera di convincimento di Lollobrigida e del governo Meloni vuole essere quella di spingere l’Europa e i Paesi del G7 a guardare all’Africa come una grande potenzialità, non solo in termini quantitativi ma qualitativi del cibo. Così facendo la lotta all’immigrazione e alla malnutrizione ha un senso. La strategia messa a punto, che va a abbracciare investimenti virtuosi già avviati da Eni e Bf, guarda “allo sviluppo” di quei territori, fa notare Lollobrigida.

In quest’ottica occorre puntare sulla formazione: come si coltiva e come si commercia. Occorre intervenire sui sistemi di irrigazione, che mancano. E cruciale è anche il supporto della tecnologia, che l’Italia e i Paesi sviluppati possono fornire per dare finalmente una svolta all’Africa.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida

“Sono i punti cruciali per cui il Piano Mattei è nato – spiega Carlo Besostri, risicoltore della Lomellina e candidato alle prossime europee per la Lega di Salvini – su cui sono pienamente d’accordo. Ma per il successo del progetto non bastano solo gli investimenti finanziari messi a punto. Occorre esportare in Africa il nostro know-how, fatto di personale esperto, macchinari e un bagaglio formativo e tecnologico capace di creare aziende, lavoro e prodotti agricoli di qualità in quei territori. Dobbiamo accompagnare l’Africa nell’intero iter per arrivare all’autosufficienza alimentare, senza abbandonarla, finché non sarà in grado di andare avanti con le proprie gambe”.

Il Piano Mattei punta a diminuire i tassi di malnutrizione, favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari, sostenere lo sviluppo dei bio-carburanti non fossili. Per l’Algeria è previsto “un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura“, in Mozambico “un centro agroalimentare che valorizzi le eccellenze e l’esportazione dei prodotti locali”, mentre in Egitto il Piano intende “sostenere in un’area a 200 chilometri da Alessandria la produzione di grano soia, mais e girasole, con investimenti in macchinari, sementi, tecnologie, e nuovi metodi di coltivazione“.

Per questo Coldiretti ha promosso un ambizioso progetto con BF, Filiera Italia e Cai (Consorzi Agrari d’Italia) rispetto al Piano Mattei per l’Africa . Oltre 40mila ettari coltivati per la rinascita dell’Africa con la creazione di posti di lavoro, la fornitura di beni e servizi, lo sviluppo delle agroenergie da fonte rinnovabile e la trasmissione di conoscenza e tecnologia per la produzione locale e lo sviluppo di nuove reti di vendita con i farmers market.

Un progetto che si inserisce in uno scenario di contatti e scambi a livello internazionale con la collaborazione del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare per accordi per la fornitura di macchinari, tecnologia, sementi e conoscenze ma anche prodotti alimentari di base.

La collaborazione è finalizzata a rafforzare la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, dall’Algeria all’Egitto, dall’Angola al Ghana, per promuovere un’agricoltura sostenibile e responsabile in Africa, aumentare la sicurezza alimentare, principale causa di instabilità, e fornire una alternativa concreta al fenomeno delle migrazioni, evitando il depauperamento sociale, economico e ambientale di quei territori. Nello specifico si prevede la coltivazione su 10mila ettari in Algeria, 15mila in Egitto, 8mila in Angola e 7mila in Ghana.

Il premier Giorgia Meloni

Il premier Giorgia Meloni, parlando dei progetti sull’agricoltura, ha ribadito l’obiettivo degli obiettivi: “Non siamo impegnati solamente sulla ‘food security’, ma anche sulla ‘food safety’. Cioè la sfida che vogliamo centrare non è solo garantire cibo per tutti, ma garantire cibo di qualità per tutti”, ha spiegato. “Ed è fondamentale in questo il ruolo della ricerca, ma come ho già detto, non credo che quella ricerca debba servire per produrre cibo in laboratorio e andare, magari, verso un mondo nel quale chi è ricco potrà mangiare cibo naturale e chi è povero si potrà permettere solo quello sintetico, con effetti sulla salute che non possiamo prevedere. Non è questo il mondo che vogliamo costruire”.

E ancora Meloni: “Il mondo che vogliamo è un mondo nel quale viene mantenuto il legame millenario tra uomo e terra e la ricerca aiuta ad ottimizzare quel legame, garantendo colture sempre più resistenti, tecniche di coltivazione sempre più moderne, e capaci di migliorare la qualità e la quantità delle produzioni”. Infine, il presidente del Consiglio punta a migliorare la gestione e l’accesso all’acqua, risorsa sempre più scarsa la cui mancanza è uno dei principali fattori di insicurezza alimentare, conflitti e migrazione.

“Su questo fronte cito brevemente altri due progetti pilota: il primo nella Repubblica del Congo, dove intendiamo impegnarci nella costruzione di pozzi e reti di distribuzione dell’acqua soprattutto a fini agricoli, alimentati esclusivamente da energia rinnovabile; il secondo in Etiopia – conclude – dove vogliamo avviare il recupero ambientale di alcune aree e portare avanti interventi di risanamento delle acque, anche attraverso la formazione e il sostegno tecnico alle Università locali”.

Carlo Besostri, imprenditore agricolo, candidato alle Europee per la Lega

Il 3 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge ad hoc dedicato al “Piano Mattei”, ed è stata creata una “cabina di regia”, presieduta dalla presidente del Consiglio e composta dal ministro degli Esteri, che ha funzioni di vice presidente, da tutti i ministri coinvolti nei progetti e da dirigenti e rappresentanti delle aziende pubbliche e delle istituzioni che collaboreranno per la loro realizzazione. La cabina di regia dovrà scrivere una relazione sullo stato di attuazione del piano da sottoporre al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno.

È stata istituita anche una “struttura di missione”, insediata sempre presso la presidenza del Consiglio: sarà composta da almeno 19 funzionari, dovrà seguire l’avanzamento dei lavori e fornire indicazioni e suggerimenti a Meloni. Come coordinatore della struttura è stato nominato dal governo Fabrizio Saggio, ex ambasciatore italiano in Tunisia e consigliere diplomatico del premier.

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