Il pallino di Meloni sull’intelligenza artificiale e l’incontro con i ‘visionari’ americani

Il premier insiste su uno dei temi cruciali del G7 e dopo aver accolto Elon Musk a Atreju ha ricevuto Bill Gates. Ma in America non guardano con ottimismo alla nuova sfida. Padre Paolo Benanti, presidente della commissione AI per il Dipartimento informazione ed editoria, mette in guardia sulle minacce al giornalismo.

Roma – La sfida del governo sull’Intelligenza artificiale è fatta di ‘strane coppie’, in cui il volto femminile è sempre interpretato dal premier Giorgia Meloni. Se nella cornice di Atreju la leader di Fratelli d’Italia aveva accolto a braccia aperte Elon Musk, con tanto di foto e abbracci, ora è la volta di un altro nome made in America che muove il mondo e che è stato ricevuto da Meloni a Palazzo Chigi. Bill Gates, fondatore di Microsoft e tra gli uomini più influenti del Pianeta. Due rendez-vous vicini nel tempo, due personaggi considerati ‘visionari’ nel campo della tecnologia, che mostrano quanto il Presidente del Consiglio abbia a cuore questo tema.

Le due ‘strane coppie’ formatesi in chiave transatlantica con uno speciale filo diretto Italia-Usa, sembrano avere un obiettivo preciso per il presidente del Consiglio, oltre alla necessità di stare al passo con i tempi velocissimi dell’IA. Prepararsi al meglio alle grandi sfide racchiuse nell’agenda del G7 italiano. La presidenza del G7 è infatti tornata a Roma. Per l’intero 2024, sarà Giorgia Meloni a guidare il format dei Paesi altamente industrializzati. E l’intelligenza artificiale – nonostante le priorità dettate dal conflitto Russia-Ucraina – è il pallino su cui il premier insiste convintamente.

Bill Gates

A una parte dell’incontro con Gates ha partecipato anche padre Paolo Benanti, presidente della commissione AI per il Dipartimento informazione ed editoria, nonché membro italiano del Comitato sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite. Con il fondatore di Microsoft hanno parlato dei grandi vantaggi legati all’ottimizzazione di alcuni processi che possono arrivare dall’algoritmo. Ma anche dei rischi, questione che Bill Gates avrebbe liquidato con la frase “è più importante che sia nelle mani giuste”.

L’obiettivo più urgente di Benanti però è quello di difendere i giornalisti dalle minacce dell’algoritmo. “La nuova forma di automazione rappresentata dall’intelligenza artificiale impatterà sul sistema dell’informazione e dell’editoria e la prima grande sfida da affrontare è quella di tutelare questa figura”, ha sottolineato. Ecco perché è la prima cosa che la commissione vuole valutare: è già iniziata una fase di ascolto degli attori coinvolti tra giornalisti, editori e coloro che rappresentano la frontiera tecnologica.

A emergere , la riflessione sulla figura del giornalista che è “fondamentale per nutrire tutto quello che è il funzionamento democratico ma che in qualche maniera, secondo le visioni più radicali, potrebbe essere secondario nella produzione della notizia quindi ci potrebbero essere redazioni senza giornalisti”, ha detto Benanti, aggiungendo che “questa è la prima grande sfida. Cioè il riconoscimento di una figura professionale in una stagione in cui intelligenze artificiali possono produrre una certa quantità di cose assimilabili a quelle che sono le notizie”.

Ecco che allora diventa fondamentale continuare a  investire sulle competenze degli esseri umani. “Di fronte a uno strumento così potente come quello dell’intelligenza artificiale il tema della formazione è fondamentale. C’è bisogno di investire sull’uomo perché lo conosca e sappia utilizzarlo”, ha detto ancora Benanti. “Su questo entra in gioco anche il ruolo del servizio pubblico. Chi oggi sta davanti a questi sistemi può essere accompagnato a capire quali domande si deve fare e questo richiede un servizio pubblico di grande qualità“, ha aggiunto Benanti sottolineando che “questa è una commissione di indirizzo e lascio a voi capire come questo possa essere messo in pratica, magari anche con programmi per le scuole“.

Ma come accade spesso e come dice il detto ‘nemo profeta in Patria’, i visionari Musk e Gates che tanto incantano l’Italia non hanno così tanto successo negli Usa. Anzi, gli americani vivono con inquietudine le conseguenze sociali che l’intelligenza artificiale porta dietro di sé e la maggior parte ignora il tema.

Pew Research Center – uno dei più importanti istituti di ricerca sociale degli Stati Uniti – nel corso del 2023 ha svolto diversi sondaggi per rilevare le opinioni dei cittadini nei confronti dell’intelligenza artificiale. Il tema della IA è stato sicuramente centrale nel 2023: non solo ChatGPT ha visto una crescita esponenziale sia nei suoi iscritti free che premium, ma il brand di Open AI è diventato sinonimo di intelligenza artificiale anche nella narrazione pubblica, se si pensa che il suo CEO Sam Altman è stato indicato dal magazine Time amministratore delegato dell’anno (Bakejal, Perrigo 2023).

Elon Musk

Il quadro emerso è piuttosto interessante: superando l’idea – stereotipica – dell’entusiasmo dei cittadini statunitensi verso le innovazioni tecnologiche, la IA sembra invece aver toccato delle corde più profonde che si sono tradotte in un atteggiamento di inquietudine verso le conseguenze sociali. La prima cosa che colpisce è che mediamente gli americani non sanno molto sulla IA. Non solo la maggior parte sostiene di averne sentito parlare poco (secondo una ricerca di agosto 2023 circa il 90%), ma meno di un cittadino su tre (30%) è in grado di riconoscere correttamente le applicazioni che sta usando e che già possono essere considerate servizi di intelligenza artificiale (fitness tracker, chatbot, suggestion algorithm e così via dicendo).

Insomma, nella Grande Mela la IA viene percepita come un enorme vaso di pandora che se venisse aperto in modo improvvido potrebbe trasformarsi in una minaccia per la società pur essendo nata come grande opportunità. Bill Gates in una lettera pubblicata nel suo spazio web GatesNotes, non ha dubbi. Il 2024 sarà l’anno dell’AI e il suo impatto sarà sempre maggiore man mano che si diffonderà tra le persone. Il ‘visionario’ di Microsoft paragona l’avvento dell’AI a quella dell’era internet, perché entrambe le tecnologie hanno registrato una crescita esponenziale in un breve periodo di tempo. E ha detto che spera di poterla sfruttare per rendere il mondo un posto migliore. Sarà davvero così?

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa