L’eredità del Piano Mattei per l’Africa, la politica prova a realizzarlo

La Camera, con 169 voti a favore e 119 contrari ha approvato definitivamente il decreto legge per lo sviluppo di Stati del continente Africano. Una ‘scatola vuota’, secondo le opposizioni, che non prevedrebbe risorse e progetti concreti per investimenti. Un Piano che si riempirà di contenuti, replicano governo e maggioranza, che verranno definiti in collaborazione tra Italia e Paesi africani, a partire da quanto emergerà dalla Conferenza Italia-Africa di fine gennaio.

Roma – “Vogliamo sviluppare le risorse dell’Africa perché il continente possa crescere. Abbiamo investito fin dall’inizio sul capitale domestico per promuovere lo sviluppo locale. La chiave di tutto è l’accesso all’energia per portare sviluppo e stabilità, permettendo all’Africa di sfruttare il suo potenziale per la crescita”. Sono le parole di Enrico Mattei, l’imprenditore italiano fondatore dell’ENI e tra i manager che cambiò l’Italia del dopoguerra, morto in un misterioso incidente aereo.

La formula Mattei dell’Africa per l’Africa, collaborazione invece di sfruttamento, una politica lontana da ogni tentazione neocolonialista, che operava fattivamente anche nell’interesse dei popoli del territorio africano, viene tramandata alla classe politica del 2024. Da allora sono passati sessant’anni, ma si sa che ogni rivoluzione porta dietro di sé pesanti eredità. Un’eredità fatta di coscienza morale e impegno, oltre che di visione e lungimiranza. Sapranno esserne all’altezza i politici del 2024?

La risposta non può essere immediata. Intanto con 169 voti a favore e 119 contrari l’Aula della Camera ha approvato definitivamente il decreto legge Piano Mattei per lo sviluppo di Stati del continente Africano. Non essendo state apportate modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, il decreto è convertito in legge. Un piano strategico per la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del continente africano, volto alla promozione di uno sviluppo sostenibile e duraturo.

Una immagine dell’Aula di Montecitorio

Una ‘scatola vuota’, secondo le opposizioni, che non prevederebbe risorse e progetti concreti per investimenti. Un Piano che si riempirà di contenuti, replicano governo e maggioranza, che verranno definiti in collaborazione tra Italia e Paesi africani, a partire da quanto emergerà dalla Conferenza Italia-Africa di fine gennaio. Il nuovo Piano Mattei, di durata quadriennale e aggiornabile anche antecedentemente scadenza, è adottato con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previo parere delle Commissioni parlamentari competenti che dovranno esprimersi entro trenta giorni, disposizione quest’ultima inserita nel corso dell’iter al Senato.

Gli ambiti di intervento e le priorità del Piano, è scritto nel decreto, riguardano la cooperazione allo sviluppo, la promozione di esportazioni e di investimenti, l’istruzione e la formazione, la ricerca e l’innovazione, la salute, la sicurezza alimentare, lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture, anche digitali, il partenariato nel settore aerospaziale e in quello energetico e delle fonti rinnovabili e dell’economia circolare.

Per coordinare le attività è istituita una Cabina di regia, presieduta dal Premier e composta dal Ministro degli Affari esteri, dagli altri ministri, dal presidente della Conferenza delle Regioni, dal direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, dal presidente dell’Ice, da rappresentanti di Cdp, Sace e Simest. Inoltre, a supporto delle attività connesse al Piano Mattei e i lavori della Cabina di regia, è istituita una apposita Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con oneri previsti di 235.077 euro per il 2023 e di 2,8 milioni di euro annui a decorrere dal 2024. Entro il 30 giugno di ciascun anno il governo trasmetterà alla Camera una relazione sullo stato di attuazione del Piano.

Il premier Giorgia Meloni

Ma tornando al sogno di Enrico Mattei, interrotto dalla sua tragica fine, il suo pensiero a distanza di anni riecheggia. “Vogliamo sviluppare le risorse dell’Africa perché il continente possa crescere. Abbiamo investito fin dall’inizio sul capitale domestico per promuovere lo sviluppo locale. La chiave di tutto è l’accesso all’energia per portare sviluppo e stabilità, permettendo all’Africa di sfruttare il suo potenziale per la crescita”. Un pensiero quanto mai attuale. Ma cosa è cambiato dopo oltre mezzo secolo?

Oggi il continente africano contribuisce per meno del 5% alle emissioni globali di gas serra e la sua popolazione in crescita soffre di alcuni dei tassi di accesso all’elettricità più bassi al mondo. Tuttavia, è anche sede di alcune delle economie in più rapida crescita e di un incredibile potenziale di energia rinnovabile. Ecco che allora collegare la crescita futura alle energie rinnovabili è fondamentale sia per il successo dello sviluppo del continente che per il raggiungimento degli obiettivi climatici globali.

Lo sviluppo energetico è profondamente connesso a un’ampia gamma di questioni socio-economiche. Da nessuna parte questo è più evidente che in Africa, dove la diffusione delle rinnovabili è sempre più vista come un punto di svolta, in cui l’energia sostenibile e pulita può diventare un catalizzatore per uno sviluppo sociale ed economico di vasta portata. Ironia della sorte però è che, sebbene l’Africa ospiti il 17% della popolazione mondiale, rappresenta solo il 4% della domanda globale di energia, con circa il 43% della popolazione del continente, circa 600 milioni di persone, che attualmente non hanno accesso a un’elettricità affidabile.

Il fondatore di Eni Enrico Mattei

La visione di Enrico Mattei non era soltanto anticolonialista, ma puntava a un convinto appoggio al diritto di ogni popolo di perseguire il proprio riscatto politico, economico e sociale, anche attraverso l’affermazione della sovranità sulle proprie risorse naturali. Un modello all’interno del quale la nuova cultura economica rappresentata dall’Eni poteva e doveva consistere in uno strumento di affrancamento anche tecnologico dalle vecchie e nuove egemonie.

La felice intuizione di Mattei – uno dei pochi progetti di reale sviluppo per l’Africa attraverso concreti programmi di collaborazione – è scolpita nelle sue parole:

“Abbiamo iniziato una nuova formula. Paghiamo i diritti che pagano gli altri e in più coinvolgiamo il Paese produttore al 50% nella produzione e nello sviluppo delle proprie risorse”. Sulla carta un progetto vincente, ma le variabili e le criticità sono tante in questo percorso verso la crescita dell’Africa.

Un altro passo avanti è stato fatto, ora attendiamo gli sviluppi e la concretezza operativa di questo tanto acclamato Piano”, ha commentato il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia, aggiungendo che le “aziende attendono prima di procedere con gli investimenti. Siamo già in ritardo rispetto ai competitor internazionali”. “Il 2023 – continua Marsiglia – si è concluso con delle criticità internazionali sul fronte energetico e l’inizio del 2024, con le situazioni di conflitto tra Medio Oriente ed Africa stanno compromettendo diversi comparti dell’energia a livello mondiale.”

Riusciranno i nostri eroi ad attuare la formula Mattei?

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