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Oceani e salute: rapporto ambiguo

Si è da poco celebrata la Giornata mondiale dell’Oceano, che si tiene ogni anno l’8 giugno. È emerso che la salute dell’acqua è in stretta correlazione con quella dell’uomo, a causa dei cambiamenti climatici.

Roma – “Quando vado al mare, la prima cosa che mi viene da dire è: Madonna quant’acqua!”. Era uno dei tanti aforismi di Massimo Catalano, musicista e personaggio televisivo, noto per la sua partecipazione al programma di successo “Quelli della notte” di Renzo Arbore, andato in onda nel 1985. Ora, strano ma vero, la salute di tutta quest’acqua è in stretta correlazione con quella dell’uomo, a causa dei cambiamenti climatici. È quanto emerso nel corso della celebrazione della giornata mondiale dell’Oceano, che si tiene ogni anno l’8 giugno.

D’altronde, com’è noto, i mari e gli oceani coprono il 51% della superficie della Terra. Inoltre, l’ONU, l’anno scorso, ha sancito che il diritto all’ambiente debba essere uno dei diritti fondamentali dell’uomo. A questo principio si associa l’idea di “One Health” (una salute), che si basa sul riconoscimento che la salute umana, animale e dell’ecosistema siano correlate tra loro in maniera inscindibile. A questo proposito, la Commissione Intergovernativa dell’UNESCO, organismo dell’ONU responsabile della difesa degli oceani, ha diramato una nota in cui viene esplicitato che non si deve guardare all’ambiente come tanti compartimenti stagni, ma avere una visione sistemica in cui sono necessarie competenze interdisciplinari. Spesso la politica ha utilizzato un approccio settoriale che ha provocato una serie di criticità.

I benefici dei mari sulla salute sono stati documentati da diverse ricerche scientifiche. In esse si è dimostrato che le popolazioni che vivono vicino al mare hanno livelli di stress più bassi rispetto agli abitanti di altre zone. Inoltre, una pressione sanguigna più bassa, un rallentamento del battito cardiaco e benefici sulla salute mentale. A conferma di ciò, nel Regno Unito esiste un centro di eccellenza tra l’University of Exeter e il Sistema sanitario inglese, che studia le strette relazioni tra salute umana e oceano. Gli oceani malati hanno effetti deleteri sulla salute dell’uomo per la presenza di micro e nano plastiche, sul sistema ormonale, endocrino e sulla fertilità, soprattutto maschile. C’è da considerare poi che l’industria farmaceutica utilizza sostanze provenienti dal mare per i farmaci e per la cura di malattie.

A livello istituzionale qualcosa si sta facendo. L’Unione Europea ha diramato una direttiva per il contrasto all’uso della plastica monouso e l’Italia ha ratificato nel 2022 la “legge Salva mare”, in cui sono elencate le disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare. A marzo scorso è stato varato il “trattato sull’alto mare” per la protezione di quelle zone dell’oceano fuori dalla giurisdizione nazionale. Si tratta del 51% della superficie del nostro Pianeta in cui si potranno istituire aree marine protette, regolamentare l’utilizzo delle risorse biotiche, relative agli organismi viventi, e abiotiche, ovvero le caratteristiche dell’ambiente. Inoltre, sono previste valutazioni di impatto ambientale, come, ad esempio, le estrazioni genetiche o di minerali.

L’inquinamento dei mari è un problema enorme.

Quelle genetiche sono usate dall’industria farmaceutica. Sono iniziative lodevoli, ma si rischia di non incidere significativamente, perché mentre il medico studia il paziente muore, come recita un vecchio adagio. Nel senso che mentre si pensa a come porre rimedio ai danni provocati all’ambiente, è probabile che si tratti solo di palliativi che servono ad allungarne l’agonia, ma non a guarire dalla malattia. La speranza è l’ultima a morire, come si dice in questi casi, nel senso che fino all’ultimo respiro ci può essere una possibilità di invertire la rotta. Ma c’è un altro detto popolare: “Chi di speranza vive, disperato muore” che consiglia di non affidarsi ai miracoli per uscire dalle difficoltà, perché possono verificarsi, ma anche non accadere mai.

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