ROMA – ASTRAZENECA: CONSEGNATI MENO DEL 10% DEI VACCINI. TROPPI EFFETTI COLLATERALI E MORTI SOSPETTE

Servono vaccini efficaci e che permettano ai vaccinati di stare male il meno possibile. Considerate le priorità per le professioni cosiddette di prima linea. Il piano vaccinale italiano procede ancora troppo a rilento e la burocrazia rallenta le già minime somministrazioni.

Roma – L’Italia è stato il primo paese della Ue che ha deciso di bloccare l’esportazione delle forniture di vaccini anti Covid-19 di AstraZeneca verso l’Australia, di concerto con la Commissione Europea:

“…Ho sostenuto l’Italia di Mario Draghi in questa scelta sin dall’inizio – ha affermato la presidente Ursula von der Leyen perché da quanto vediamo la casa Farmaceutica sta distribuendo meno del 10% delle dosi pattuite nel primo trimestre. Se un’azienda non onora i propri impegni, non possiamo permettere che esporti. AstraZeneca doveva iniziare a produrre prima di avere l’autorizzazione al mercato per distribuire le dosi una volta avuto il via libera. Ha funzionato con Biontech-Pfizer e Moderna, non ha funzionato con AstraZeneca. Vogliamo sapere cosa è successo...”.

Ovviamente nessuna risposta e nessun provvedimento da parte delle autorità europee. Ma Bruxelles aspetta comunque che la compagnia anglo svedese accresca i suoi sforzi per distribuire di più, se lo farà potrà esportare il suo siero nelle nazioni extra-Ue. La presidente della Commissione Europea ha infine difeso la strategia di vaccinazioni della comunità fin qui messa in atto:

“…Sebbene il numero di infezioni stia aumentando in molti Paesi, il tasso di mortalità sta diminuendo – ha aggiunto von der Leyenciò dimostra che la nostra strategia di vaccinazione, inclusa la definizione delle priorità delle persone anziane e vulnerabili, è quella giusta...”. Vero sino ad un certo punto, ovviamente.

L’Italia ha puntato fin dall’inizio sul vaccino di Oxford, sviluppato anche in collaborazione con Irbm Pomezia tant’è che già il 13 giugno scorso il ministro della Salute Roberto Speranza aveva annunciato un accordo con l’AstraZeneca che coinvolgeva, oltre che l’Italia anche Francia, Germania e Olanda. È vero che ai tempi nessun vaccino era ancora pronto ma Pfizer, e poi Moderna, sono arrivati prima.

Errori metodologici nella prima sperimentazione ne hanno rallentato il via libera da parte dell’Agenzia europea del Farmaco. Sappiamo che mentre Pfizer e Moderna hanno una efficacia pari al 95-96% il vaccino anglo-svedese si attesta intorno al 60%. Studi recenti inoltre hanno confermato che, mentre non ci sarebbero problemi per la variante inglese rispetto al ceppo originario, il siero è efficace sulla variante sudafricana soltanto per il 10%.

Stefano Paternò, il militare deceduto dopo somministrazione del vaccino AstraZeneca

Per non parlare degli effetti collaterali che lo collocano in pole position con febbre forte, diarrea, dolori ossei, nausea sino al più grave shock anafilattico a cui sono seguite diverse morti sospette con relativo ritiro di alcuni lotti di vaccino considerati a rischio. La Procura di Siracusa ha messo sotto inchiesta AstraZeneca Italia ed altre quattro persone per la morte di un militare. Insomma il vaccino è sicuro?

È lecito chiedersi dunque se non abbiamo puntato sul siero sbagliato. Se la scelta fatta sul vaccino anglo-svedese, sul quale c’era ancora molto da verificare dal momento che la Fase 3 è stata ridotta per via dell’emergenza pandemica, sia effettivamente dovuta al costo inferiore e al fatto che non richieda la catena del freddo e non per biechi interessi di varia natura.  

Ad oggi, comunque, abbiamo tre vaccini approvati, quasi quattro, ma nessuna possibilità di scegliere. La pandemia miete vittime ogni giorno e bisogna fare in fretta. In un video messaggio Mario Draghi ha affermato che servono scelte meditate ma rapide. E allora? Bisogna dare la precedenza alle persone estremamente fragili e vulnerabili e alle categorie veramente esposte perché ritenute essenziali.

Troppi e debilitanti gli effetti collaterali che pare colpiscano l’80% dei vaccinati

Occorre poi che l’Ema approvi in fretta i numerosi nuovi vaccini a disposizione in tutto il mondo (pare siano una sessantina), fra questi il tanto bistrattato siero russo. In attesa dell’italianissimo ReiThera, che dovrebbe arrivare entro l’estate, è stato firmato il primo accordo in Europa tra il fondo governativo russo e la società Adienne Pharma&Biothech per la produzione in Italia del vaccino Sputnik V, a partire dal mese di luglio.

Per quanto si tratti di un accordo privato tra i contraenti chissà che non si aprano nuovi scenari. Staremo a vedere.       

 

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