PANDEMIC ART: NULLA SARA’ PIU’ LO STESSO

Cosa avverrà dopo questa patologia non è dato sapere, il futuro è tutto da scrivere o, meglio, da dipingere. Possiamo solo ipotizzare che alla fine, di quella che è la stata definita la prima pandemia del mondo globalizzato, l’universo, anche artistico, non sarà lo stesso.

La peste, il colera, l’influenza spagnola, l’asiatica e più recentemente l’HIV/AIDS, la suina, la SARS. Il Covid-19 è solo l’ultima, e non è neppure la più grave, della lunga serie di pandemie di cui è lastricata la strada dell’umanità. Nel corso dei secoli, al pari degli storici, gli artisti hanno via via documentato le tragedie che l’uomo ha dovuto affrontare.

Tanti sono i riflessi delle epidemie sull’arte e la letteratura, la peste nera che ispirò il Decamerone di Giovanni Boccaccio, è inserita nella famosa opera trionfo della morte, la composizione più originale di Buonamico Buffalmacco: la morte-peste è rappresentata da una vecchia con una falce, attorno alla quale si svolge la battaglia tra angeli e demoni per accaparrarsi le anime dei defunti.

È un monito “memento mori”, quello di Buffalmacco, l’uguaglianza di tutti di fronte alla morte, a prescindere dalla posizione sociale e dal ceto di appartenenza. Durante le pestilenze tanti furono gli artisti che immortalarono San Rocco protettore degli appestati oppure abitanti confusi e spaventati di città devastate dal morbo; invece, il perdurare della spagnola, che in due anni provocò milioni di morti, destò negli artisti l’ossessione per le fragilità umane.

Oggi, al tempo del Corona virus, con la gente reclusa in casa a causa delle misure restrittive, la tecnologia avanzata permette agli artisti di condividere incontri virtuali per invitare a mantenere la calma e rispettare le regole.

In questo clima, è la street art ad imperversare ovunque nel mondo a testimonianza del difficile momento che stiamo vivendo e l’emergenza sanitaria globale in atto, e altresì per ricordarci che, attraverso tutte le forme di arte, è possibile la connessione tra il genere umano. L’arte sui muri sembra essere l’unica forma per evadere dalla noia della clausura urbana. Pur fra tante limitazioni, molti artisti stanno rimaneggiando opere iconiche dandogli un nuovo e contemporaneo look da pandemia. Dipinti ridisegnati con mascherine e gel per le mani, così i talenti stanno documentando l’emergenza pandemica.

Tvboy, artista Palermitano, spagnolo d’adozione, famoso in tutto il mondo, ha fatto parlare di se con il suo murale “l’amore ai tempi del Corona virus”, la sua versione modificata del bacio di Hayez; l’anonimo street artist Catanese, Misha, ha messo la mascherina al Liotru (l’elefante simbolo della città), a Sant’Agata e persino a Monna Lisa; il grande Milo Manara ha disegnato una operatrice sanitaria che non indietreggia minimamente di fronte ad un gigantesco CoVid-19.

Persino i Simpson sono stati scomodati da Nello Petrucci, con la tecnica del collage a muro, per lanciare il messaggio che in questi giorni riecheggia da più parti: “Restate a casa”.

Cosa avverrà dopo questa patologia non è dato sapere, il futuro è tutto da scrivere o, meglio, da dipingere. Possiamo solo ipotizzare che alla fine, di quella che è la stata definita la prima pandemia del mondo globalizzato, l’universo, anche artistico, non sarà lo stesso.

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