Rinviata a giudizio o prosciolta?

Questione di giorni e i magistrati inquirenti decideranno se prosciogliere o richiedere il rinvio a giudizio per Barbara Pasetti, la donna di Cura Carpignano detenuta in carcere per la tentata estorsione alla famiglia di Luigi Criscuolo e per la morte dell’ex commerciante di biciclette ritrovato cadavere davanti l’abitazione della donna.

Cura Carpignano – A breve è previsto l’avviso di conclusione delle indagini per Barbara Pasetti, 44 anni, indagata per tentata estorsione, omicidio e occultamento del cadavere di Luigi Criscuolo, detto Gigi Bici, ritrovato senza vita il 20 dicembre scorso sotto casa della donna.

L’indagata, reclusa nel carcere di Vigevano e difesa dall’avvocato Irene Anrò, ha sempre rigettato al mittente le accuse ma dovrà rispondere anche di tentata estorsione in danno della famiglia della vittima alla quale avrebbe chiesto la somma di 300mila euro.

Luigi Criscuolo

Anche per questo reato Pasetti si ritiene innocente ma la sua posizione giudiziaria è molto pesante nella considerazione che un cittadino italiano è da considerarsi non colpevole sino a condanna definitiva. Appare morta e sepolta l’ipotesi che a combinare la tragedia sia stata la sedicente banda di criminali dell’Est che avrebbero “manipolato” l’indagata per trarne indebito profitto ovvero per far ricadere su di lei ogni responsabilità:

”…La verità è che gli assassini mi hanno usata come tramite con i familiari di quell’uomoaveva dichiarato Pasetti – per questo motivo hanno lasciato quella lettera nella mia cassetta della posta con la fotografia del cadavere…”.

Tale dichiarazione sarebbe smentita da importanti indizi come il ritrovamento delle foto della salma nel telefonino della donna, le telefonate all’ex marito, Gian Andrea Toffano, al quale chiedeva di stampare le immagini di Gigi Bici da morto e quelle lettere estorsive scritte con il computer della Pasetti, con voluti errori di grammatica tipici di chi proviene dalla Russia o da altri Paesi dell’Est europeo.

Il cadavere dell’uomo ritrovato sotto le sterpaglie davanti un ingresso secondario dell’ex convento

Ma non basta. La donna, pedinata dalla Squadra mobile pavese, avrebbe spedito via mail ad una copisteria le lettere di minacce alla famiglia Criscuolo, per poi farle stampare e imbustare. Il testo di una di queste lascia letteralmente basiti:

”…Senno noi iniziare tra 8 giorni a prendere uno alla volta compagno Katia, sorella Stefania, figli piccolini e uccidere, e fare piccoli pezzi per cibo miei maiali…Noi essere veramente coloro che mai si pensa di incontrare in vita e meglio no fare arrabbiare…”.

Barbara Pasetti, tramite la trasmissione Vita in Diretta, aveva dato di sé un’immagine di donna sopraffatta dagli eventi e timorosa per la sua vita e quella del figlio di 8 anni stante la presenza di questa banda che tramite lei cercava di recuperare il bottino di una presunta rapina avvenuta anni prima e tenuto nascosto dalla famiglia Criscuolo. Poi ci sono le intercettazioni telefoniche tra marito e moglie già separati:

”…Vedranno, tanto devo andare all’inferno perché ho fatto ammazzare un uomo – diceva al cellulare Barbara Pasetti a Gian Andrea Toffano il 17 dicembre scorso – quindi sai che c… me ne frega…di te e degli altri. Non ho più scrupoli io…”.

Ramon Pisciotta

Il riferimento alla morte di Criscuolo era più che esplicito, come esplicita sarebbe stata da parte della donna l’intenzione di spendere fino a 30mila euro per dare una lezione all’ex consorte di cui si sarebbe dovuto occupare la vittima o, in alternativa, il meccanico Ramon Christian Pisciotta. Poi c’è il giallo della pistola di piccolo calibro ritrovata nel cenobio di Calignano, dove viveva Barbara Pasetti. Da questa sarebbe partito il colpo che avrebbe ucciso, colpendolo alla tempia, l’ex biciclettaio in pensione poi buttafuori di origini campane.

L’arma, piccola e maneggevole, di forgia artigianale e da collezione, il relativo munizionamento e un’ogiva di pari calibro rinvenuti in casa dell’indagata rappresenteranno, in giudizio, i punti di forza della pubblica accusa a cui Pasetti dovrà dimostrare, come ha reiterato più volte, la propria rettitudine. Ma quell’arma era di Criscuolo?

Uno dei primi sopralluoghi della Mobile pavese dopo il delitto

Oppure era stata acquistata da Gigi Bici per conto della Pasetti? La vittima aveva acquistato l’arma da un collezionista e poi chiesto alla Pasetti di custodirla? Per quale motivo? In attesa della chiusura delle indagini e del rinvio a giudizio, che appare inevitabile, la detenuta ha chiesto più volte di rendersi utile agli altri reclusi. Vorrebbe fare la sarta tanto da richiedere diversi libri di cucito la cui lettura aiuta a trascorrere meglio le lunghe ore dietro le sbarre.

Anche il figlio di 8 anni avrebbe smentito la madre: non è vero che giocando al pallone il ragazzino si sarebbe accorto del cadavere nascosto sotto le sterpaglie. Un’altra menzogna della sedicente fisioterapista?

Il 29 giugno scorso, presso la Chiesa della Sacra Famiglia di Pavia, si sono svolti i funerali dell’ex commerciante di biciclette:”...Ovunque sarai, ovunque saremo, noi ti cercheremo...”: così i figli, i parenti e gli amici di Luigi Criscuolo lo hanno voluto salutare per l’ultima volta.

Davanti al feretro c’erano Vittoria, attuale compagna del pensionato con la figlia Stefania, 20 anni, nata dalla loro relazione. Accanto i figli del primo matrimonio Umberto, Rosalia e Katia. Presente anche l’ex moglie di Criscuolo e Vincenzo, 75 anni, fratello maggiore, residente a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.

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