Rai – A bocca asciutta meglio alzare la voce

Se i pentastellati si fossero beccati le loro fettine di torta non avrebbero avuto nulla da ridire. Ma una volta esclusi alzano la voce e sparano a zero sulle nomine dei direttori e sui criteri di scelta. Grillo e Conte ne approfittano per la solita commedia, che non fa più ridere nessuno.

Roma – Grillo buontempone anzichenò. Il “pasionario” dei 5 Stelle della prima ora si diverte a prendere in giro Conte sul flop della spartizione della torta Rai. Del resto l’ex premier ha prestato il fianco alle critiche del comico genovese che non ha mai amato apparire in tv se non durante i suoi show.

Conte, come il buon Beppe del resto, ha un’idea tutta sua della strategia di comunicazione: quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba. Se in Rai le cose fossero andate diversamente i pentastellati avrebbero manifestato lo stesso il proprio dissenso per la solita lottizzazione della tv di Stato e per la scelta dei direttori? Ovviamente no dunque tutte queste scaramucce a che cosa servono?

Leader e Garante del Movimento, tra un’odossea e l’altra

Almeno da questo punto di vista non c’è stata alcuna divergenza su quanto è avvenuto fra Grillo e Conte. Passato e presente, sulla comunicazione almeno, sono in perfetta continuità. Non per questo, però, il Garante rinuncia alle battute pesanti con la sua solita aria da giullare:

“…Mi fa piacere che c’è di nuovo la stampa – ha detto Grillo – che ci sono i giornalisti. Quindi anche Conte, che è un gentleman, non riesce a dare degli ultimatum, è uno dei più grandi specialisti di “penultimatum” che abbiamo visto…”.

Beppe Grillo

Non si fa attendere la replica del leader del M5s, con il suo aplomb da lord inglese “…Sul piano della comunicazione Grillo ha una visione non proprio ortodossa – osserva Conte sorridendo – e prima di poter rispondere devo sapere se c’è la Rai. Noi abbiamo solo detto che non saremmo andati alle trasmissioni del servizio pubblico, anche se la decisione non è irreversibile…”.

D’improvviso, dopo cinque mesi di silenzio Grillo riappare in video a Montecitorio e davanti agli “odiati giornalisti” scoperchia la pentola del suo malumore, liquidando il nuovo capo del Movimento con una bordata al curaro, che non fa presagire bene.

Giuseppe Conte

Forse si è solo l’inizio di nuovi scontri, o forse no. Le scadenze non mancano e così aspettando la corsa del Quirinale tutti gli attori politici e influencer lottano per le prime file. Battute al vetriolo, tira e molla, frecciatine e allusioni, insomma un bel siparietto, non c’è che dire, che fa ben sperare sui prossimi spettacoli parlamentari.

Ma Conte è un fiume in piena e coglie l’occasione per approfondire la vicenda delle nomine alla Tv di Stato:“…Occorreva chiarire sia il merito che il metodo, per nulla condivisibili. Insomma non ci è apparso chiaro il criterio adottato…”. Se invece avesse ottenuto quanto si aspettava che importanza avrebbe avuto il criterio?

Giuseppe Conte, intercettato dai cronisti al Senato, manco a dirlo, dichiara già decaduta la decisione, valida per tutti gli esponenti del Movimento 5 Stelle, di disertare i programmi della Rai dopo le contestate nomine dei direttori che hanno visto i pentastellati tagliati fuori dai posti chiave. Quando si dice la coerenza. E che cavolo.

Dino Giarrusso (al centro) a Radio Rai

Tre giorni fa l’europarlamentare Dino Giarrusso, intervenendo telefonicamente a “Un Giorno da Pecora”, aveva trasgredito al diktat di Conte che ha dovuto innestare velocemente la retromarcia a causa di una vera e propria animata protesta da parte dei gruppi parlamentari.

In ogni caso Conte vedrà a breve il premier Mario Draghi per ricevere alcune spiegazioni riguardo la vicenda, ma nello stesso tempo saranno ampiamente discussi tutti i dossier che rientreranno nella prossima legge di Bilancio.

Giuseppe Conte è in ballo e forse intende rimanerci. Altri sarebbero fuggiti via.

Comunque l’avvocato del popolo appare sempre più in difficoltà, non tanto per la decisione politica di rimanere fuori dal servizio pubblico, che non paga in termini di consenso, ma soprattutto perché tale iniziativa ha impedito a diversi onorevoli grillini di non apparire in Tv ed annullare le presentazioni dei loro libri. Questa l’amara verità.

L’ex Premier è diventato un obiettivo sul quale è possibile riversare tutto il malessere e le incapacità dei pentastellati. Immaginiamo, per un attimo, se Conte non avesse alzato le barricate e avesse invece detto, come risposta alle mancate nomine Rai, di essere felice di tale scelta perché il M5s non essendo d’accordo con le lottizzazioni, non poteva e doveva partecipare alla spartizione. Apriti cielo, Grillo avrebbe fatto il diavolo a quattro. Se non peggio. Cosi facendo il partito del Vaffa-Day ha davvero poche speranze per il futuro. Conte o non Conte.

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