Quelle statue maschiliste di Prato della Valle

L’iniziativa dei due consiglieri comunali è nata da un’idea di Anna Piva, cittadina padovana particolarmente attenta alle tematiche di genere. La paladina della parità di genere ha suggerito di dedicare la settantanovesima statua a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna al mondo a conseguire una laurea, proprio a Padova nel 1678.

Roma Il nostro bistrattato Bel Paese è balzato agli onori della cronaca per una notizia tra il serio ed il faceto che è riuscita a strapparci un sorriso. Soprattutto in questo momento in cui la variante Omicron del Covid-19 la fa da padrona e già si parla di quarta dose del vaccino.

Cosa è successo di tanto eclatante che ha meritato una pagina importante del giornale? A Padova, la città di Sant’Antonio e della sua Basilica, visitata in media da circa tre milioni di pellegrini ogni anno, è scoppiata la “battaglia delle statue“. Il caso si è palesato al pubblico con l’inizio del 2022, anche se i prodromi erano apparsi già il 21 dicembre scorso.

I fatti: due consiglieri comunali Simone Pillitteri e Margherita Colonnello presentarono una mozione in Consiglio comunale. Motivo di tanto ardimento? Prato della Valle, una delle cinque piazze più grandi in Europa, è circondata da statue raffiguranti personaggi di sesso maschile. I nostri temerari eroi, in nome della parità di genere, hanno proposto una statua da dedicare ad una donna.

L’isola Memmia

Non se ne può più di tutte le statue che circondano l’Isola Memmia, zona verde circondata da un canale ornato di doppio basamento di 78 statue di celebri personaggi del passato. Si tratta di nomi altisonanti: da Galileo Galilei a Michele Savonarola, da Francesco Petrarca a Torquato Tasso. Tutte personalità di un certo prestigio culturale native di Padova o che hanno avuto un legame particolare e profondo con la città del Santo.

L’iniziativa dei due consiglieri è nata da un’idea di Anna Piva, una cittadina padovana che si è dimostrata particolarmente attenta alle tematiche di genere. La solerte paladina della parità di genere ha suggerito di dedicare la settantanovesima statua a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna al mondo a conseguire una laurea, proprio a Padova nel 1678. In realtà una statua a lei dedicata si trova ai piedi dello scalone Cornaro, nel Cortile Antico di Palazzo Bo, a testimoniare la deferenza alla prima donna laureatasi al mondo, emblema di emancipazione femminile.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684)

L’iniziativa non poteva passare inosservata, tant’è che si è scatenata una vera e propria singolar tenzone. La locuzione è la più adatta alla circostanza. Il termine ha origine nel Medioevo ed indicava una diatriba a livello accademico, o un battibecco molto erudito tra due o più persone. Anche nel capoluogo patavino, infatti, si è acceso il dibattito.

A sguainare la sciabola della dialettica ha iniziato il Soprintendente Fabrizio Magani che sul quotidiano locale Il Mattino ha dato il suo parere favorevole perché contribuirebbe a dotare la città di un nuovo modello di ispirazione, coerente con la ragione per cui anche le altre statue stanno lì.

Fabrizio Magani

La Magnifica Rettrice dell’Università locale Daniela Mapelli, prima donna a ricoprire il prestigioso incarico, ha dichiarato al Corriere della Sera: “…L’argomento è molto più ampio e va al di là della singola statua. Io la cancel culture la trovo pericolosa, ma penso che si possa ripartire da ora. Ci sono tante donne contemporanee che stanno facendo la storia. Il vero tema è che, non solo a Padova, ma in tutta Italia, anche i nomi delle vie e delle piazze rispecchiano una cultura che appartiene al passato. È importante che la storia cominci a cambiare, e non per riscriverla…”.

Bastian contrario si è rivelato, invece, Carlo Fumian, professore universitario di Storia contemporanea, come risulta dalle dichiarazioni rilasciate a La Repubblica: “…Fare la storia con la toponomastica e lo spostar monumenti come fossero Lego è un gioco pericoloso e poco intelligente. Piuttosto, aiutiamo tutti a trovare e visitare l’originale, trionfalmente seduta alla base delle scale che conducono all’Aula Magna dell’Università di Padova…”.                                                                                                      

Senza dubbio i simboli sono importanti, soprattutto nella società dell’immagine che con la rete ha raggiunto livelli parossistici. Però, altro che statua.         

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