Elezioni – Legge vecchia, nuovo inganno

La diminuzione dei parlamentari comporta un abnorme ampliamento delle circoscrizioni. Oltre agli aventi diritto residenti in aree urbane e metropolitane voteranno migliaia di elettori con residenza in province lontane. Un pastrocchio che ingenera astensione e disinteresse.

Roma – Le elezioni si avvicinano così come le scelte che si dovranno fare, che però grazie al farraginoso sistema elettorale impedirà, ancora una volta, di potere scegliere il candidato se non dopo un attento studio del sistema di votazione. E nonostante tutto il rischio permane. In ogni caso i nuovi collegi elettorali, così come sono stati disegnati dopo il taglio dei parlamentari, si sono ampliati e per la prima volta le circoscrizioni sono diventate piuttosto miste. Dunque non più metropolitane o urbane ma verranno coinvolti elettori di aree periferiche vastissime, soprattutto al Senato.

Da alcune simulazioni effettuate, considerando circa il 35% di astenuti, emerge che l’attuale sistema elettorale mantiene blindati molti collegi, ma in base ad alcuni sondaggi del 25 agosto, la vera gara si svolgerà in 18 collegi della Camera e 6 del Senato. Inoltre, il dato complessivo che “YouTrend” sottolinea è che per il nuovo Parlamento vi è una forbice a favore del centrodestra di 248/268 seggi alla Camera e di 126/136 al Senato.

Mentre il centrosinistra raggiungerebbe 78/98 deputati e 39/49 senatori. Peraltro, secondo alcune recenti rilevazioni Fratelli d’Italia doppia la Lega e Azione supera Forza Italia. Il partito di Giorgia Meloni è al 24,6% ed il Carroccio si fermerebbe, invece, al 12,5%. Il secondo podio lo occupa il Pd che avrebbe il 23,1%. Azione-Italia Viva arriverebbe al 7,4%, mentre Forza Italia si attesterebbe al 7%. Il Movimento Cinque Stelle avrebbe una crescita del 3,1%, salendo in tal modo al 12,3%. Il sondaggio accredita inoltre Italexit di Gianluigi Paragone del 2,8%.

Secondo tutte le rivelazioni il partito più di altri in crescita è FdI, ma solo questo non può fare gioire Giorgia Meloni, in quanto se la Lega ed i berlusconiani non salgono l’asticella dei consensi, la governabilità diventa un rebus e si dovrà fare ricorso ad altre marmellate dai gusti diversi che sarebbero sgraditi ai palati più esigenti. Un’altra storia, pertanto, potrebbe scriversi nonostante la marcia trionfale del primo partito che da quanto appare nei sondaggi, si appresterebbe a tagliare il nastro di arrivo.

Per le elezioni politiche emerge comunque un dato che dovrebbe far riflettere, poiché circa un terzo dei cittadini chiamati alle urne il prossimo 25 settembre non sta seguendo la campagna elettorale e addirittura non conosce neanche la composizione delle coalizioni. L’interesse per la campagna almeno secondo gli ultimi sondaggi vede gli italiani divisi, ossia il 51% che è così suddiviso: il 18% che afferma di essersi interessato poco alle elezioni ed il 33%, ossia un elettore su tre, per nulla. Mentre il 49% ha dichiarato di avere seguito molto o almeno in parte le varie evoluzioni dei partiti. Questi dati sono significativi e preoccupanti, nello stesso tempo, in quanto almeno in prospettiva la situazione non sembra destinata a migliorare significativamente.

Peraltro, si registra un dato che non ha precedenti, poiché rispetto a fine luglio l’indice di gradimento per il governo e per il presidente del Consiglio Draghi è aumentato di cinque punti, attestandosi rispettivamente a valori che non si sono mai avuti e che appaiono abbondantemente al di sopra della media. Scoperto l’arcano del motivo per cui alcuni partiti stanno conducendo una sfida elettorale basata sulla cosiddetta agenda Draghi.

Ma la citata mirabolante agenda è talmente personale che non si può trasferire ad altri, quindi sarebbe una conferma indiretta del desiderio di fare fermare il Premier a Palazzo Chigi per molto tempo. Insomma, un implicito piano di pre-dissesto parlamentare di cui la politica non dovrebbe andare fiera.

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