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Elezioni – Alleanze? Puro qualunquismo

Per un voto in più sarebbero disposti a fare chissà che cosa. Fatto sta che il refrain sull’antifascismo di Letta è vecchio e puzza di naftalina. E presta il fianco al centrodestra convinto com’è di vincere su tutta la linea. Il carrozzone potrebbe partorire il peggior governo dalla Costituente ad oggi. Speriamo di essere smentiti.

Roma – Presidente della Regione cercasi nel centrodestra siciliano. Se Musumeci, come sembra probabile, non verrà ricandidato per mancanza di “sostenitori veri” non si potranno certo rispolverare le mummie del passato. I soliti manichini impagliati che hanno rivestito quasi tutti i ruoli istituzionali. Un po’ di entusiasmo, come qualcuno suggerisce, sarebbe necessario per cercare di disinnescare la candidatura dell’esponente del Pd, ai tempi alleato di Raffaele Lombardo ovvero quando Caterina Chinnici era suo assessore regionale.

Ma l’oblio regna sovrano. E se dal centrosinistra siciliano ancora non si vuole superare la divisione tra Pd e M5s a livello nazionale, questo non vuol dire che il centrodestra debba presentare chiunque, almeno come dice Miccichè dove anche un gatto, risulterebbe vincitore. Scateno De Luca permettendo. In ogni caso Musumeci si è già autocandidato, nonostante il vuoto che ha intorno. Il resto si vedrà.

Nel frattempo, in sede nazionale, si è chiuso l’accordo tra il Pd, Sinistra Italiana ed Europa Verde che si aggiunge a quello di “Kalenda” e Di Maio. Un vero capolavoro. Il grido di guerra del centrosinistra è lapidario ma sa di muffa: “tutti contro le destre”. Unico collante che lega tutti i partiti nell’accordo elettorale per la spartizione dei seggi. L’esito è una alleanza elettorale, con il 20% dei collegi uninominali a disposizione del Pd assegnati a Ev-Si ed Impegno civico:

“…Siamo diversi – ha detto Letta – ma sappiamo che le nostre divisioni alle elezioni potrebbero, con questa legge elettorale maggioritaria, dare alle destre il potere di stravolgere la Carta costituzionale…”. Appare chiaro a tutti che non potendovi essere un accordo di governo, tra gli alleati momentanei in questa tornata elettorale, il tentativo è solo quello di evitare che il centrodestra possa vincere.

In sostanza il Pd pur di depotenziare l’avversario politico crea di fatto tutte le condizioni per una ingovernabilità futura. Non si è tentato neanche per un attimo di formare una coalizione coesa con punti in comune chiari, che marcassero la diversità ideologica e galvanizzassero un elettorato dormiente. Nulla di ciò, infatti il Pd e tutti i partiti che con esso si sono alleati sono così diversi da non potere presentare un programma comune che marcasse le differenze. Ormai neanche “l’agenda Draghi” può essere un comune denominatore. Se questa è politica, le strategie sono divenute le uniche armi per carpire momentaneamente il consenso. Forse.

Cioè si è invertito tutto, anche il concetto ed il modo di fare politica. Furbesco, ma a brevissimo termine. Come quella corrente: una campagna elettorale mordi e fuggi. Alla fine, il Pd dovrebbe presentarsi nel 58% circa dei collegi uninominali, il 24% dovrebbe essere destinato a esponenti di Azione e +Europa, il 14 a Verdi e Sinistra italiana, il 4% a Impegno civico. Renzi di Italia Viva però replica senza peli sulla lingua:

“…L’accordo tra Pd e la sinistra radicale svela la verità – aggiunge l’ex Premier – e cioè che anche i dem si alleano con chi ha fatto cadere Draghi. Gli unici coerenti con l’Agenda Draghi siamo noi Terzo Polo. Faremo una campagna elettorale in nome del coraggio e della verità…”.

Infatti se non è un accordo per governare è con certezza una alleanza finalizzata a salvare le poltrone. Così senza alcuna vergogna si tenta solamente, fin da adesso, di creare i presupposti dell’ingovernabilità in attesa che venga, dopo, chissà quale “marziano” per presiedere il governo. Peraltro le dichiarazioni di Letta e dei suoi gregari stanno prestando il fianco al centrodestra che, attraverso Meloni e l’azzurro Mulè, fanno sentire la loro:

“…La dialettica politica, anche aspra, è un conto ma definire alcuni partiti fuori dall’alveo della Costituzione – dicono dagli scranni opposti – descrive la disperazione che alberga in Letta e tutto il coacervo di sigle e simboli che li unisce senza alcuna visione per governare 5 anni il Paese…”. Un carrozzone che non predice nulla di buono per il nostro povero Bel Paese.

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