Dopo cena l’ammazza con una coltellata

Doveva essere una serata speciale. La ricorrenza dei tre anni insieme, invece, si è trasformata in tragedia probabilmente perché lei aveva deciso di lasciarlo. I due si fermano a bordo strada e l’uomo la colpisce alla gola con un serramanico affilato. E l’ennesimo femminicidio si consuma secondo copione.

Monterotondo Marittimo (Grosseto) – Non c’è un perché, o forse si, nella morte di Silvia Manetti, 45 anni, vedova con due figli, ammazzata in auto con una coltellata alla gola dal fidanzato Nicola Stefanini, 48 anni, muratore, lo scorso 12 agosto.

Silvia Manetti, solare ed estroversa

I due avrebbero festeggiato i 3 anni della loro unione sentimentale quando, probabilmente nel corso di un litigio, l’operaio fermava il suo Fiat Doblò sul margine della carreggiata in località Campetroso, ad una ventina di chilometri da Monterotondo, forse per continuare il violento alterco.

L’uomo avrebbe poi afferrato un coltello con il quale avrebbe sferrato un fendente alla gola della donna che si accasciava esanime sul sedile in un lago di sangue. Una volta resosi conto della tragedia che aveva provocato l’uomo chiamava i soccorsi ed il 112 che poco dopo arrivavano sul posto grazie al Gps del cellulare del presunto assassino che, in stato confusionale, confessava l’omicidio ai militari.

I carabinieri della Compagnia di Follonica e del reparto Operativo del Comando provinciale di Grosseto, intervenuti sul posto di concerto con gli inutili soccorsi, facevano una gran fatica ad immobilizzare Stefanini che dava in escandescenze rompendo il vetro posteriore di una delle auto di servizio con la quale il presunto assassino veniva trasferito in caserma.

Nicola Stefanini e Silvia Manetti

La donna, vedova di un paracadutista morto di tumore diversi anni fa, era residente ad Altopascio, in una villetta in località Sterpeto, dove aveva vissuto con il suo nuovo compagno per qualche tempo prima di trasferirsi in contrada Santa Lucia, alla periferia di Monterotondo.

Silvia, dipendente di un bar nel Comune grossetano, lascia i due figli minori a cui era molto affezionata, la mamma Sandra Minati e la sorella Alessandra di 32 anni, che piangono la congiunta accusandosi di non aver fatto il possibile per salvare la poveretta che da tempo aveva manifestato l’intenzione di lasciare il suo futuro assassino.

Rimasta vedova in giovane età, da Ascoli Piceno dove viveva con il marito militare, Silvia aveva deciso tornare in Toscana, con i suoi figli avuti dal coniuge poi deceduto. Ad Altopascio parenti e conoscenti non sapevano della crisi sentimentale che stavano attraversando Nicola e Silvia ma alcuni vicini di casa avrebbero riferito di violenti litigi fra i due specie negli ultimi tempi.

Il luogo del delitto in località Campetroso

Litigi che sarebbero continuati anche nella loro casa di Monterotondo probabilmente perché la donna avrebbe informato il compagno della sua intenzione di troncare la relazione che, secondo la vittima, non avrebbe avuto un futuro.

Silvia Manetti aveva molti interessi. Di carattere estroverso, solare e disponibile la donna era appassionata di cani, fotografia, musica e disegno. La vedova aveva conosciuto Stefanini, separato senza figli, durante una festa in casa di amici anche perché, all’epoca, l’uomo lavorava in un locale della zona prima di trasferirsi in un cantiere edile di Volterra.

Dopo un anno i due si trasferivano a Monterotondo Marittimo dove avrebbero continuato la loro unione fra alti e bassi. Prima del drammatico epilogo: “…Tu che sei l’essenza dei giorni miei, auguri amore mio. Oggi son 3 anni che mi sopporti“.

Scriveva Stefanini sul suo profilo Facebook allegando alla frase una serie di cuoricini alternati da figure di teschi. Poi la cena in un ristorante fuori porta dove festeggiare i 3 anni di relazione oppure per dirsi addio al lume di candela. A notte fonda il ritorno al casa forse iniziando a litigare in auto come altre volte.

Il bar dove lavorava la vittima

Dunque la sosta e il coltello a serramanico che balza nella mani di Nicola che colpisce Silvia alla gola. Subito dopo l’uomo chiama il 112 e ripete diverse volte all’operatore “l’ho ammazzata” singhiozzando e urlando frasi sconnesse.

I carabinieri trovano l’auto e il reo confesso con i vestiti sporchi di sangue. Recuperano il coltello sotto il sedile lato guida e sedano l’uomo che li prende a calci. Poi i tanti non ricordo del presunto assassino davanti al Pm Anna Pensabene e al Gip di Grosseto Marco Mezzaluna. Aveva ragione Silvia quando scriveva sui social: ”…Solo alla morte non c’è rimedio, io lo so bene…”. Cosi è stato.

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