Da Roma ladrona a Milano mariuola: chiesta la condanna per Manzoni e Di Rubba

Le accuse vanno dal peculato alla turbata libertà di scelta del contraente per i due ex revisori dei conti del Carroccio. Soldi pubblici utilizzati per affari privati? Rimane sempre aperta l’inchiesta sui 49 milioni di euro per rimborsi elettorali indebitamente percepiti dalla Lega. Che fine hanno fatto?

Milano – Da “Roma ladrona” al carcere il passo è stato breve. Non si è ancora spento il clamore per l’affare dei famosi 49 milioni di rimborsi elettorali percepiti indebitamente dal partito, che la Lega si ritrova al centro di una nuova inchiesta, che si intreccia con la precedente.

Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ex revisori contabili del Carroccio in Parlamento, sono accusati di peculato e turbata libertà di scelta del contraente, in seguito alla compravendita di un capannone di Cormano acquistato ad un prezzo decisamente gonfiato. Non solo: per tale acquisto sarebbero stati utilizzati indebitamente 800mila euro di fondi pubblici.

Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ex commercialisti della Lega

I fatti risalgono al 2017: all’epoca Di Rubba era presidente della Lombardia Film Commission (che si è costituita parte civile, così come il Comune di Milano), la quale decise di cambiare sede acquistando così lo stabile di Cormano che, tra l’altro, stando a quanto emerso dalle indagini, risultò non essere nemmeno agibile.

Per Di Rubba è stata chiesta una condanna di 4 anni e 8 mesi, mentre per Manzoni 4 anni. Dallo scorso settembre si trovano entrambi agli arresti domiciliari.

Il processo, davanti al giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini, si svolge con rito abbreviato.

Il procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco

Sul banco degli imputati c’è anche l’imprenditore Francesco Barachetti, mentre il commercialista Michele Scillieri, suo cognato Fabio Barbarossa e il “prestanome” Luca Sostegni hanno invece patteggiato.

L’inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi, si intreccia anche con quella dei presunti fondi neri che Di Rubba e Manzoni avrebbero raccolto per la Lega. Le indagini milanesi dunque si affiancano a quelle della Procura di Genova le cui attività investigative riguardano i rimborsi elettorali indebitamente percepiti dal partito (i famosi 49 milioni scomparsi nel nulla).

Che fine hanno fatto i famosi 49 milioni?

Lombardia Film Commission, assistita dall’avvocato Andrea Puccio, ha chiesto un risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali per un importo di circa 1 milione e 700mila euro.

“…L’importo è stato così determinato in ragione delle somme indebitamente sottratte alla Fondazione dagli imputati e dai loro concorrenti – ha detto l’avvocato Pucciononché dal clamore mediatico suscitato dalla vicenda…”.

Lombardia Film Commission ha chiesto un risarcimento per danni di 1 milione e 700mila euro

Il Comune di Milano invece, rappresentato dall’avvocato Marco Dal Toso, ha chiesto un risarcimento danni di 117mila euro.

“…Non c’è stata alcuna appropriazione indebita di denaro pubblico – ha affermato l’avvocato difensore Piermaria Corso, chiedendo l’assoluzione per i due imputati assenti in aula – c’è stata la vendita di un immobile, nessuno si è arricchito e nessuno è diventato più povero. La difesa ha illustrato la sua posizione, escludendo l’esistenza e la configurabilità di entrambi i reati…”.

Insomma, anche questa volta sembra valere il detto “follow the money”. Intanto la Regione Lombardia, a trazione leghista, tace. E non sarebbe la prima volta.

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