TARANTO – VITTIME DI MAFIA: GIOVANNA SANDRA COLPITA ALLA GOLA PER ERRORE DA UN KILLER DISTRATTO

Anche loro sono vittime di mafia. Sono uomini, donne e ragazzi che, per un destino infausto, si sono trovati in mezzo a conflitti a fuoco nel quali hanno perduto la vita. Non se ne parla spesso e il loro ricordo si affievolisce nel tempo.

Taranto – Erano le 13.15 del 29 dicembre del 1991 quando Giovanna Sandra Stranieri, 24 anni, ragioniera, veniva colpita alla gola da un proiettile vagante e cadeva per terra in un lago di sangue, qualche metro prima di un bar. Proprio il bar dove aveva trovato rifugio la sua migliore amica, Carmela Bruno. La ventiquattrenne moriva in ospedale, dopo un’ora e mezza di terribile agonia. Quel giorno le due ragazze erano da poco uscite dalla messa e stavano passeggiando in via Mazzini, quando si ritrovavano nel bel mezzo di un conflitto a fuoco tra due uomini.

Via Mazzini, teatro della tragedia. 

La vittima predestinata era il pregiudicato Umberto Galiano e il presunto killer Carmelo Fuggetti. Quella maledetta domenica mattina entrambi erano riusciti a fuggire e, solo un anno dopo, Fuggetti verrà fermato per omicidio. Giovanna era una ragazza semplice che viveva a Taranto dove aveva appena trovato lavoro insieme alla sua amica Carmela. Un evento che andava festeggiato e quale migliore occasione se non l’imminente capodanno? Dopo la chiesa Giovanna sarebbe andata a fare la spesa: i genitori venivano a pranzo da lei e il suo frigo era vuoto. Dopo il supermercato sarebbe passata da un’amica che aveva chiamato per farsi sistemare i capelli perché, proprio quel giorno, erano più ribelli del solito.

Il giudice Nicolangelo Ghizzardi

Nel pomeriggio l’aspettava la piscina insieme all’inseparabile amica dove, sin da piccola, riusciva a rilassarsi dimenticandosi del mondo intero. Purtroppo Giovanna non riuscirà a fare nulla di tutto questo perché la sua vita si sarebbe spezzata di lì a poco a causa di una pallottola destinata, in realtà, ad un affiliato di un clan tarantino. La sua colpa, se così la possiamo definire, sarà solo quella di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Il magistrato che si occupò delle indagini, Nicolangelo Ghizzardi, disse senza mezzi termini: ”…Se vi fosse stata meno omertà da parte dei testimoni, avremmo risolto in tempi più brevi questo caso...”.

Episodi di questo tenore, sfortunatamente, conoscono una certa ricorrenza nella città salentina. Quelli erano gli anni della guerra di mala, i più cruenti del crimine tarantino, caratterizzato da una cinica violenza interpersonale e da un’attenzione quasi maniacale a tutto ciò che accadeva nella propria area d’influenza, secondo i dettami delle rigide logiche mafiose. Una criminalità assolutamente indigena nata dalla gemmazione della camorra napoletana, da non confondere con la Sacra Corona Unita i cui personaggi avevano un carisma nazionale.

Il clan Modeo e affiliati

Nel periodo in cui viene uccisa la giovane ragioniera ci troviamo in un contesto di grande disagio sociale che si trascina da decenni, dove regna sovrano lo strapotere dei fratelli Modeo, del clan De Vitis-D’Oronzo, del clan Scarci e delle altre famiglie che si spartivano ”chirurgicamente” il territorio. Il fenomeno estorsivo rappresenta causa ed effetto di gran parte dei fiumi di sangue che hanno inondato Taranto.

Già dalla fine degli anni Ottanta, nella cittadina jonica, i fratelli Modeo rappresentavano i vertici di un complesso sistema estorsivo in danno dei miticoltori di Praia a Mare. Ogni settimana le povere vittime erano costrette a versare tra le 100 e le 500 mila lire a una cooperativa che, pur occupandosi di manutenzione degli impianti di coltura dei mitili, era in realtà un fortino del racket. Fu proprio un’estorsione milionaria attuata da uno dei fratelli Modeo, senza il consenso degli altri boss a cui vennero nascosti i proventi illeciti, a creare una profonda crepa nel panorama del crimine locale: da un lato il clan De Vitis-D’Oronzo con uno dei fratelli Modeo, dall’altro i rimanenti personaggi di spicco alleati di altre famiglie mafiose tarantine.

I rappresentanti del clan De Vitis-D’Oronzo

In quel frangente scoppiava una sanguinosa guerra di mafia per due anni trasformò le strade di Taranto e d’intorni in piazze di mattanza dove scorreva a fiumi il sangue dei protagonisti di quelle intricate vicende criminali. La famiglia Modeo e i suoi alleati furono tutti eliminati lasciando sul territorio la manovalanza senza punti di riferimento. Gli spazi vacanti vennero ripartiti fra i componenti della famiglia De Vitis-D’Oronzo i cui affiliati, dopo il maxi-processo Ellesponto della seconda metà degli anni Novanta, stanno tornando, purtroppo, in libertà.

 

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