Cinque pagine di addio per tre morti ammazzati

Quando la disperazione prende il sopravvento può accadere qualsiasi cosa. Come in questo caso. Forse l’uomo covava dentro un forte rancore ma poi il disagio economico e l’incertezza del futuro hanno innescato una miccia a corta combustione. Ed è stata la fine per una famiglia intera.

Carpiano (Milano) – Ha ucciso a colpi di pistola la moglie perché era dispettosa e la figlia perché non doveva rimanere sola. Poi ha rivolto il revolver verso di sé e ha tirato il grilletto. Tre morti nel giro di qualche istante e una lettera di cinque pagine a giustificazione di un gesto incomprensibile e imperdonabile.

Stefania Chiarisse Staltari

Nella loro abitazione di Strada provinciale 40, nella frazione Francolino del Comune di Carpiano, in provincia di Milano, i carabinieri hanno rinvenuto i cadaveri di Catherine Panis, 41 anni, impiegata, della figlia Stefania Chiarisse di 15 e di suo padre Salvatore Staltari, 70 anni, elettricista disoccupato.

I tre erano morti da poche ore quando il 22 agosto scorso i paramedici del 118 ed i carabinieri del nucleo Investigativo di Milano e della Compagnia di San Donato Milanese, diretta dal tenente Valerio Azzone, entravano nella casa dove si era appena consumata la strage familiare.

I militari erano stati avvisati dall’esecutore della mattanza, Salvatore, che con una pistola a tamburo calibro 38, illegalmente detenuta, aveva ucciso nel sonno prima la moglie Catherine, di origini filippine, che dormiva sul letto matrimoniale e subito dopo la figlia Stefania, che riposava accanto alla madre ma sul letto a castello.

Catherine Panis

Le due congiunte erano tornate un giorno prima dalle vacanze trascorse in Toscana mentre l’uomo era rimasto in casa forse a meditare sul massacro che di lì a poco avrebbe compiuto. Salvatore Staltari pare abbia fatto fuoco una sola volta centrando la moglie in testa e stessa cosa avrebbe riservato alla figlia, entrambe sarebbero decedute sul colpo.

Dopo averle uccise Staltari avrebbe chiamato i carabinieri informandoli dell’avvenuto omicidio di moglie e figlia e annunciando il proprio suicidio. I militari, a tutta velocità, si recavano nella frazione di Francolino assieme ai soccorritori del 118 ma militari e medici arrivavano troppo tardi. Staltari aveva già compiuto la sua insensata missione di morte.

L’uomo era originario di Messina ma aveva vissuto a Porto Empedocle, nell’Agrigentino, per diversi anni facendo l’elettricista ed il manutentore sino alla pensione anche dopo il trasferimento in Lombardia. L’uomo aveva poi conosciuto la donna filippina e dal loro matrimonio era nata la figlia Stefania.

Salvatore Staltari

Pare che la coppia, con gravi problemi economici, fosse andata d’accordo sino a qualche anno fa quando erano incominciati i litigi. Anche i vicini di casa avrebbero confermato le tensioni fra i due coniugi che avrebbero rovinato la vita alla figlia la quale, secondo le compagne di scuola, aveva un rapporto assai conflittuale con il padre per via dei suoi modi violenti e maneschi.

Nella lettera di addio Staltari, che aveva un precedente penale per un vecchio porto abusivo d’armi e una denuncia per danneggiamento più recente, spiega le motivazioni del suo insano gesto definendo la moglie “dispettosa” e come una donna che in casa distruggeva i “fiori” e “le prese elettriche“.

Il luogo della strage familiare

L’ex elettricista siciliano parla anche della figlia: l’ammazzo perché non possiamo lasciarla sola. I tre vivevano alla meno peggio in un bilocale, con il letto matrimoniale accanto a quello a castello dove è stata ammazzata Stefania, poi c’era il bagno e la microscopica cucina dove è stato rinvenuto, in una pozza di sangue, il cadavere dell’uomo che aveva ricevuto dei buoni lavoro da parte dei servizi sociali del Comune per tirare avanti.

Poi la decisione di farla finita, tutti e tre insieme, forse perché il disagio ha avuto il sopravvento. Chissà:”…La tragedia che si è verificata oggi è il miglior modo per essere ricordati come colossali vigliacchi – ha detto il procuratore lodigiano Domenico Chiaronon esistono problemi così insormontabili da giustificare il suicidio e l’omicidio…”.

La casa in frazione Francolino, a Carpiano

Forse è cosi, o forse no. Ma la disperazione, quando raggiunge il limite massimo, diventa uno straordinario lasciapassare per la follia:”… Ho incontrato questa famiglia nel 2019, quando sono arrivato a benedire la loro abitazione – ha aggiunto il parroco di Carpiano, don Antonio Loi la loro figlia ha frequentato la parrocchia fino alla cresima. Questo è un grande dolore per tutti…”.

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