Brusca è un cittadino con diritti e doveri

La legge è legge e bisogna accettarla anche quando lascia l’amaro in bocca. Oppure bisogna modificare le norme per evitare la nausea in casi come questo. Di contro se Giovanni Brusca non avesse ottenuto qualche beneficio non avrebbe parlato cosi come hanno fatto decine di mafiosi tuttora in carcere. Questione di scelte.

Roma – A volte è difficile commentare notizie che lasciano l‘amaro in bocca, perché il boccone da ingoiare è come il fiele, impossibile da mandare giù. Il fine pena di Giovanni Brusca è una di queste. E’ uscito dal carcere di Rebibbia qualche giorno fa, dopo 25 anni, uno dei più spietati killer di Cosa Nostra, fedelissimo del capo dei capi Totò Riina detto ‘u Curtu.

Colui che schiacciò il pulsante del telecomando che fece esplodere una bomba al tritolo provocando la tristemente nota strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, anche lei magistrato Francesca Morvillo ed i 3 agenti della scorta della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

L’esplosione provocò anche 23 feriti fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.

Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, vittime della strage di Capaci

Prima di diventare collaboratore di giustizia Brusca confessò anche la brutale uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, 15 anni, tenuto prigioniero, strangolato e poi sciolto nell’acido nel tentativo di far ritrattare il padre Santino, ex mafioso e collaboratore di giustizia, dalle gravissime rivelazioni sulla strage di Capaci e sull’uccisione dell’esattore Ignazio Salvo. Brusca, già boss di San Giuseppe Jato, sarebbe responsabile di 150 assassinii.

Brusca sarà sottoposto a controlli, protezione ed a 4 anni di libertà vigilata. Così ha deciso la Corte d’Appello di Milano. Le reazioni a questa notizia sono state di diverso tenore.

Immagini raccapriccianti della strage di Capaci

Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso e attivista antimafia ha dichiarato “le sentenze vanno sempre rispettate. D’altronde la legge sui pentiti, che prevede uno sconto di pena a chi collabora con la giustizia, l’ha voluta proprio mio fratello“.

Non si è fatto attendere il commento di Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia: “…Brusca ha un’età, 64 anni, in cui può tornare a concorrere ad attività mafiose

Giovanni Brusca ha scontato la sua pena ed è un uomo libero

Ho molti dubbi, sia sul fatto che abbia detto tutto, sia sulla sua effettiva conversione. Non si può negare che la legge sui collaboratori di giustizia abbia indotto molti mafiosi a sgretolare il muro di omertà e che abbia quindi portato benefici, ma si dovrebbe ripensare l’attuale legislazione anti mafia…”.

Di altro tono le parole della mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo: “…Rispetto le leggi e le sentenze dello Stato ma non potrò mai perdonare Giovanni Brusca, detto ‘u verru (il maiale) per la sua ferocia...”

Giuseppe Di Matteo, creatura innocente condannata a morte da Cosa Nostra

Profonda amarezza ha manifestato Tina Montinaro, vedova del caposcorta ucciso nell’attentato: Sono davvero indignata e amareggiata, quando questi signori prendono determinate decisioni, come la scarcerazione di Brusca, non pensano a noi familiari, non pensano alle vittime?..”

E’ chiaro che se valutiamo la vicenda dal punto di vista emozionale non si può non manifestare esecrazione ed indignazione per una notizia del genere. Com’è altrettanto chiaro che in una democrazia le sanzioni penali non debbano seguire la legge del taglione, altrimenti sarebbe una carneficina continua.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Qui non si discute la liceità del provvedimento di scarcerazione che è certamente legittimo in punta di diritto. Poi c’è da dire che qualsiasi detenuto che ha scontato la sua pena, per il nostro ordinamento, torna ad essere un uomo libero con tutti i suoi diritti.

Se crediamo alla redenzione del carcere, al pentimento del reo e al reinserimento nella società del detenuto cosi come previsto dalla legge non possiamo che accettare la liberazione di Brusca. Forse un uomo cosi avrebbe dovuto scontare l’ergastolo ma è il solito gatto che si morde la coda. E potremmo parlare in eterno. E’ pure vero però che certi accadimenti hanno il sapore della beffa. E lasciano basiti.

La strage di via D’Amelio

Basta leggere la requisitoria del processo d’appello Stato-Mafia per rendersene conto: “C’è chi agì al di fuori degli schemi ritardando e distruggendo le prove, falsificandole, favorendo e depistando…”.

E stiamo parlando di dirigenti dello Stato, che la criminalità dovrebbero combatterla senza se e senza ma. Non fare trattative con essa, come se avessero di fronte un capo di Stato. Mai. 

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