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Un suicidio anomalo a cui non crede nessuno

Nonostante le prime indagini propendessero per il suicidio diversi particolari, oltre che indizi piuttosto consistenti, farebbero pensare ad una morte violenta del professionista. Perchè poi il professore avrebbe scelto un cantiere che non conosceva per togliersi la vita? Diversi particolari non tornano tanto da convincere il Gip a non lasciare nulla di intentato.

Crema – Due mesi di tempo per dipanare la matassa sulla morte di Mauro Pamiro, 44 anni, docente di informatica e musicista, ritrovato cadavere in un cantiere edile il 29 giugno di due anni fa. Dopo il no all’archiviazione del caso da parte del Gip Giulia Masci, che intende approfondire l’inchiesta, sono proseguite indagini e perizie.

Mauro Pamiro

L’uomo, sposato con Debora Stella, 42 anni, grafica pubblicitaria, unica indagata a piede libero per omicidio, era stato ritrovato senza vita in un cantiere di via Don Primo Mazzolari, nel quartiere Sabbioni, a 200 metri da casa. Durante le prime indagini effettuate dalla squadra Mobile di Cremona e dal commissariato di Crema, coordinate dal Pm Davide Rocco, l’ipotesi più accreditata era stata quella del suicidio ma adesso tale sospetto potrebbe essere ribaltato da tutta una serie di indizi che potrebbero portare ad una presunta morte violenta.

Dalla ricostruzione degli inquirenti l’insegnante, alle 2 di notte del 27 giugno 2020, dopo essersi incamminato a piedi scalzi verso il cantiere cosi come si vede nella registrazione di una telecamera, si sarebbe arrampicato sull’impalcatura dell’edificio in costruzione, raggiungendone il tetto. L’uomo avrebbe poi preso la ricorsa e si sarebbe gettato nel vuoto.

Il cantiere edile dove è stato scoperto il cadavere

Il corpo sarebbe stato ritrovato a pancia sotto con una ferita, piccola, profonda e dalla forma concentrica, sulla fronte e con accanto un frammento di tegola appuntito. Nonostante la prima analisi medico-legale parli di ferite compatibili con la caduta i genitori della vittima, ma forse anche lo stesso giudice per le indagini preliminari, non credono alla tesi del suicidio.

Il magistrato, infatti, non solo non ha chiuso il fascicolo che vede indagata per omicidio la moglie della vittima ma ha anche disposto nuovi accertamenti scientifici ai periti Pasquale Linarello, genetista e responsabile del laboratorio di genetica forense del laboratorio del genoma di Milano e a Oscar Ghizzoni, specializzato in chimica, tossicologia, infiammabili e dattiloscopia.

Il Gip intende vederci chiaro sul frammento di tegola rinvenuto di fianco al cadavere al fine di accertare ovvero escludere la presenza di impronte papillari o di Dna appartenenti a terze persone. Verranno poi analizzati con il Luminol la villetta e l’auto in uso a marito e moglie, previo accertamento della fattibilità scientifica e utilità dell’operazione, in relazione al tempo trascorso dall’evento e considerando che abitazione e vettura sono stati restituiti alla donna.

Il professore Pamiro con la moglie Debora Stella

Analisi approfondite sul frammento di tegola erano stati chiesti, a suo tempo, dagli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Antonino Andronico, legali della famiglia Pamiro, che tramite il loro consulente, il generale Luciano Garofano, avevano evidenziato l’impossibilità che la tegola fosse il punto di contatto con la fronte di Pamiro, trovandosi piatta a terra, a lato della salma.

Per essere un suicidio, ribadivano gli avvocati, la tegola doveva essere in posizione verticale e ben piantata nel terreno, come uno spuntone. La forma, invece, fa pensare che qualcuno l’abbia utilizzata come un martello per colpire in fronte il professore.

Anche sulla caduta i dubbi di ieri rimangono quelli di oggi: come avrebbe fatto la vittima a cadere a testa in giù per poi rimbalzare e coricarsi a pancia sotto? Era solo il professore la notte della tragedia in quel cantiere? Perché allontanarsi da casa a piedi scalzi verso una zona che non conosceva? Aveva un appuntamento con qualcuno? Perché casa sua era stata messa a soqquadro?

La polizia nel cantiere di via Don Primo Mazzolari

Il Gip Masci, di contro, non avrebbe accolto la richiesta dei legali della famiglia Pamiro finalizzata all’analisi di una bottiglietta di plastica ritrovata accanto alla salma su cui pare non siano state repertate eventuali impronte digitali, stessa cosa per maglietta e bermuda indossati dalla vittima la notte della tragedia. Dallo scorso 1 giugno sono iniziate le nuove analisi di laboratorio dopo di che gli esperti si trasferiranno nell’abitazione della vittima, in via Biondini, dove oggi vive la vedova dell’insegnante.

I funerali del docente di informatica

Il 7 ottobre prossimo si svolgerà l’udienza in incidente probatorio durante la quale i consulenti sveleranno al consesso giudiziario i risultati delle perizie. Debora Stella, dice il difensore Mario Palmieri, non c’entra nulla.

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