NON C’E’ PACE PER LA SALUTE DEI LOMELLINI

Il termovalorizzatore di Parona lavorerà anche i temibili fanghi, quelli non sversati come concime nei terreni coltivati. Ne ricaveranno un maggior recupero di materiale e l’acqua utile per il funzionamento dei forni senza inquinare più degli Rsu…

PARONA (Pavia) – E mettiamoci anche i fanghi. Tra due anni il termovalorizzatore di Parona, gestito da Lomellina Energia insieme A2A, il primo operatore in Italia nell’ambito delle attività di recupero di materia ed energia attraverso il trattamento termico dei rifiuti, trasformerà in prodotto energetico anche i fanghi. Fino ad oggi, infatti, i fanghi vengono per lo più trattati per diventare fertilizzanti utilizzati in agricoltura come concimi, ricavati dai reflui dei depuratori fognari che, una volta sversati nei campi di riso e granturco finiscono sulle nostre tavole.

L’ingresso nel paese di Parona Lomellina dalla zona industriale.

Dopo presìdi, manifestazioni, ricorsi e contenziosi per limitarne l’uso – vuoi per l’odore a dir poco stomachevole, vuoi perché sono sempre di più gli elementi inquinanti o i residui di medicinali presenti nei fanghi – il loro utilizzo è di molto diminuito in agricoltura dunque che cosa ne facciamo?:

”…Quale migliore destinazione se non quella di essiccarli negli impianti di smaltimento rifiuti? – ha spiegato Paolo Angeloni, amministratore delegato di Lomellina Energia – si tratta di un procedimento che consente un recupero maggiore di materia: 80% con essicazione contro i 25% attuali. E poi si tratta di un processo che non inquina più di una normale combustione di rifiuti…”.

Ma come funziona?

“…I fanghi verranno versati in un cilindro – prosegue Angeloni – che a sua volta è contenuto in un altro cilindro. Quello interno verrà riscaldato ed i liquidi evaporeranno. Il nostro impianto si potrebbe definire già pronto: bruciando i rifiuti si produce il calore che serve a scaldare il cilindro che, a sua volta, disidraterà i fanghi recuperando così l’acqua necessaria al funzionamento del termovalorizzatore…”.

Uno degli oltre 130 insediamenti industriali del piccolo paese circondato dalle risaie.

Occorre precisare che oltre all’impianto termico di Parona insiste sul territorio pavese quello di Corteolona, sempre di proprietà di A2A. Ad un tiro di schioppo dalla Galbani, sempre a Corteolona, è ubicato un insediamento chimico per il trattamento dei fanghi. Lo scorso 1 febbraio si è svolto un incontro tecnico di presentazione del progetto alla Consulta comunale per l’ambiente di Parona. L’ultima parola spetta alla Regione, le cui commissioni tecniche valuteranno relazioni e piani di fattabilità. Se dal Pirellone arriverà una “fumata bianca” quello di Parona sarà il quattordicesimo impianto per il trattamento dei fanghi nella provincia di Pavia. Un vero e proprio Guinness dei primati.

Antonio Marchesoni scomparso nel 2016 a 74 anni. L’ambientalista, assieme ad un medico, aveva denunciato le uova alla diossina.

Per chi non conoscesse il territorio pavese, Parona è un piccolo centro – 9,30 chilometri quadrati – con meno di 2mila abitanti. In questo fazzoletto di terra circondato dalle risaie, fanno bella mostra di sé un termovalorizzatore pronto a macinare anche i fanghi, un impianto per il trattamento di rifiuti speciali (salito agli onori della cronaca nel 2017 per l’incendio divampato nel piazzale che ospita i medesimi rifiuti, ndr), un altro opificio che produce resine e poliesteri, un altro ancora che ricicla alluminio e di seguito aziende che si occupano di realizzare macchine e impianti per il riciclo e la rigenerazione di materiali plastici, fabbriche di ammortizzatori, di cuscinetti, di vernici, di prodotti chimici e cosi via dicendo per un totale di oltre 130 aziende in opera. Sempre in zona, nel 2011, era scoppiato il caso delle “uova alla diossina”: in un allevamento rurale l’Asl aveva rilevato valori di diossine e Pcb (composti organici usati anche come additivi in vernici, pesticidi e sigillanti) superiori al limite di legge. Sempre nel 2011 arrivarono, e tuttora permangono, 120 tonnellate di rifiuti radioattivi a base di Radio 226. 

L’occupazione, soprattutto quella per i non residenti, sembra tenere il passo nonostante la crisi ma della salute pubblica vogliamo parlarne, al meno una volta, in termini realistici?

Il termovalorizzatore di Corteolona.

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