ROMA – SIAMO MESSI MALE: GLI ITALIANI PRETENDONO CHIAREZZA E CHI SBAGLIA DEVE PAGARE

La sanità pubblica è in conto sofferenza grave grazie a chi ha sottratto risorse a vantaggio dei privati. Oggi questi personaggi, ancora seduti sugli scranni dovrebbero dimettersi. Prima o poi sarà il virus a farne piazza pulita, in senso metaforico, naturalmente.

RomaTante le perplessità dei cittadini, increduli, nonostante i notevoli aumenti delle persone infette dal virus. Tutti disorientati e preoccupati da un nuovo lockdown, anche perché la semi-paralisi di alcuni esercizi commerciali sta creando sgomento e timore, per il fondato motivo che la iattura della saracinesca abbassata possa dilagare a macchia d’olio e colpire altri comparti.

Il Presidente del Consiglio, peraltro, lo ha più volte ribadito senza remore: il neonato Dpcm contiene misure più restrittive ma necessarie. Però sono in tanti quelli che devono lamentarsi, per puro dileggio, per poi gridare al complotto. Il provvedimento è nato da un lungo confronto tra tutte le forze di maggioranza e le regioni, rappresentate dai rispettivi capi-delegazione. Però la popolazione in grave sofferenza chiede di capire i motivi delle scelte di Governo. Scelte che, invero, erano state annunciate già nelle scorse settimane.

Infatti non sono state decise alcune chiusure indiscriminatamente, ha affermato più volte Giuseppe Conte, le misure che sono state messe in campo hanno sempre risposto alla necessità di tenere sotto controllo la curva dei contagi. Certamente ricambierà tutto se le infezioni aumenteranno. Ed è probabile, anzi lo diamo per certo, che si dovrà ricorrere a misure più drastiche qualora la curva epidemiologica non accennerà a stabilizzarsi, quanto meno.

Con lo smart working e il ricorso alla didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado si è puntato a ridurre le aggregazioni di giovani, in tal modo riducendo anche l’afflusso sui mezzi di trasporto, ancora non contingentati a sufficienza, durante il giorno. Sappiamo tutti che è proprio sui mezzi di trasporto, nelle stazioni delle metropolitane e dei treni che si creano affollamenti e dunque occasioni di contagio.

Il mezzo pubblico continua ad essere l’anello debole degli ultimi provvedimenti emanati. Inutile girarci intorno. E ad ascoltare la ministra delle infrastrutture, Paola De Micheli, c’è poco da stare allegri. Perché sentirsi dire che “esistono due modi diversi di vivere la mobilità, quando vai a lavorare, informale e formale”, fa venire davvero i brividi.

Ma il pensiero di De Micheli è ancora più insidioso quando afferma: “Dobbiamo trasportare 22 milioni di persone che vanno a lavorare o a scuola. Prima erano 30 milioni, se ci si infettasse sui trasporti pubblici avremo qualche milione di contagiati. E poi tutti tranquilli perché i sistemi di aerazione sono efficienti. I trasporti finalizzati al lavoro sono diversi dalle occasioni di socialità che si generano fuori da un bar o al ristorante.

Paola De Micheli

Pertanto tutti a piedi o con mezzi propri così la ministra potrà dire che tutto va bene. Roba da matti. Da legare con camicia di forza, però. Certo, ha ribadito Conte, acquistare subito centinaia di nuovi mezzi pubblici è impossibile per questo andava decongestionato prima il sistema del trasporto, agendo su scuola, lavoro e altre occasioni di contatto. In definitiva si è cercato di ridurre solo la movida. Cosi siamo meno incentivati ad uscire di casa. Non solo, diminuendo le occasioni di socialità, si dovrebbe abbassare anche il numero di contatti personali. Ma non è detto.

A volte si rimane perplessi di fronte ad alcune dichiarazioni ma senza queste misure, è opportuno ricordare, quella maledetta curva è destinata a sfuggire di mano. Se poi ogni giorno si dovessero ascoltare i virologi, intervistati in ogni trasmissione, dalla mattina alla sera, allora sì che potrebbe scoppiare una vera rivoluzione. Ci fossero mai due specialisti che la pensino allo stesso modo, sembra che litigare in diretta sia diventato l’unico sport nazionale, dopo il calcio. La confusione regna sovrana. L’esposizione mediatica di alcuni studiosi di fama nazionale sembra giunta a livelli insopportabili mentre sempre più dubbia appare la preparazione degli intervistati.

Purtroppo maggiore è la notorietà, più aumentano le possibilità di ingaggio negli ospedali e nelle cliniche private. Eppure una certa omogeneità tra le dichiarazioni dei medici davanti alle telecamere sarebbe d’obbligo, visto che le ricerche sono ormai condivise tra tutti gli “scienziati” del mondo. Meno che tra le industrie farmaceutiche, ovviamente.

Burioni e Tarro i primi a litigare in diretta

In ogni caso siamo arrivati a novembre ed anche i vaccini anti-influenzali scarseggiano. Infatti quest’anno niente pubblicità com’era invece per gli anni scorsi. Mancano anche i reagenti per i tamponi dunque le file si allungano a dismisura e i tempi di attesa variano dalle 5 alle 7 ore. In questi tempi di ristrettezze e disagi una cosa è certa: da Nord a Sud la sanità pubblica è implosa. Grazie alle politiche privatistiche dissennate di questi ultimi anni. Numerosi personaggi politici che oggi straparlano invocando maggiori risorse per il comparto sanitario pubblico sono quelli che, in tempi non sospetti, hanno messo in ginocchio gli ospedali a vantaggio delle cliniche private.

Oggi quegli stessi individui che tentano di riciclarsi a breve verranno smascherati dalla stessa pandemia che impone decisioni drastiche e scelte durissime. Prima o poi dovranno rendere conto alla loro coscienza sporca e alla magistratura inquirente che continua a lavorare sugli scandali delle Rsa e di altre strutture che hanno speculato anche sui morti. Il Covid-19 è una malattia democratica e considera carta straccia le tessere di partito. 

 

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