ROMA – PATRIMONIALE EUROPEA: IL RITORNO DEL VECCHIO ROBIN HOOD?

Quando usciremo dal tritacarne della pandemia non basterà una leccatina per rimarginare le nostre ferite. Un fisco più equo con tassazioni progressive in base al reddito potrebbe essere un'inizio ma ci vuole ben altro.

Roma – Nel mare magnum dell’informazione a volte spiccano notizie inverosimili che fanno trasalire per lo stupore il pur attempato cronista. Che cosa è successo di così eclatante?

Un dispaccio d’agenzia di qualche settimana fa informato sull’ultima novità politica partorita dalla mente contorta di quattro buontemponi senza arte né parte: “istituire una patrimoniale sui redditi più alti per pagare i costi del Covid-19”. Ovvero: “Togliere ai ricchi per dare ai poveri “. Ricordate?

Era il famoso grido di battaglia del leggendario Robin Hood. Per un attimo, infatti, si è avvertita la stuzzicante sensazione di essere stati catapultati dalla macchina del tempo nella foresta di Sherwood  in Inghilterra. Quando, a cavallo tra il XII e XIII secolo, l’impenetrabile bosco era stato teatro delle leggendarie gesta del più famoso arciere della storia: Robin Hood.

Il citato virgolettato non è lo slogan gridato ai quattro venti dall’ultimo guerrigliero comunista ancora in vita sulla faccia della terra ma proviene da una autorevole fonte come il Fondo Monetario Internazionale (FMI). 

Quest’ultimo è un’organizzazione internazionale che con la Banca Mondiale fa parte delle istituzioni di Bretton Woods. In questa amena stazione climatica statunitense, nel 1944, furono definiti gli accordi di scambio in un momento di grande depressione economica che provocò una delle più importanti guerre valutarie del pianeta.

Certamente il FMI non può essere considerato di simpatie veteromarxiste. Tutt’altro. Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso è stato fautore del modello monetarista (detto neoliberismo) che ha provocato dissesti finanziari e sociali in alcuni paesi dell’America Latina.

Gli accordi di Bretton Woods

Basti pensare ad Argentina, Cile e Brasile protagonisti di selvagge privatizzazioni e dello smantellamento del welfare state. Come non pensare al ruolo recitato dal Fmi, con la Banca Centrale Europea (BCE), nella crisi dell’euro di qualche decennio fa con le condizioni capestro imposte alla Grecia, travolta da una grave crisi finanziaria?

Questo giusto per ricordare da quale pulpito viene la lectio magistralis . Un tempo ha provocato il depauperamento della classe operaia e del ceto medio, ora propone una politica solidaristica. C’è da crederci? Vedremo.

Gli Stati dovrebbero considerare – continua FMI  “…Un contributo temporaneo alla ripresa dal Covid da far pagare ai redditi più alti. Questo aiuterebbe a ridurre le disuguaglianze e aumenterebbe la probabilità di una mobilità intergenerazionale considerato che i giovani sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto del Covid. Il controllo del virus può portare 1.000 miliardi di entrate fiscali …”.

Finanche il FMI si è accorto che la disoccupazione e l’estrema povertà sono aumentate significativamente. Bastava chiederlo a quei poveri cristi che fanno la fila alle mense della Caritas o a quegli operai che hanno subito l’onta del licenziamento:

Kristalina Georgieva

“…La pandemia rischia quindi di lasciare cicatrici economiche e sociali profondeafferma Kristallna Georgieva, direttrice operativa del FMI invitando gli Stati ad agire per concedere a tutti una possibilità – i governi dovrebbero attuare una politica di investimenti pubblici, per assicurare che tutti possano beneficiare della storica trasformazione delle economie…”.

Per sbloccare questo potenziale i Paesi “avranno bisogno di una tassazione progressiva, un accordo internazionale su temi come la minimum tax per le aziende ed una green economy“.

La povertà dilaga da Nord a Sud

Ora mettere in pratica un programma di questo tipo, dunque di fiscalità graduale non tanto di patrimoniale classica, sarebbe la dimostrazione di una svolta storica epocale, quasi un miracolo. Ma come dice un antico adagio contadino “le chiacchiere non riempiono la pancia.” Ovvero fatti, non parole.                                                                   

 

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I RICCHI SEMPRE PIU’ RICCHI. I POVERI SEMPRE PIU’ POVERI. 

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