NAPOLI – IL BOSS E’ SFUGGITO ALL’AGGUATO MA CIRO NON HA AVUTO SCAMPO

Francesco Emilio Borrelli ed altri consiglieri regionali si sono battuti contro murales ed altarini che celebrano la camorra e le sue vittime ma pare che nessuno abbia ancora rimosso dipinti murali e lumini.

Napoli – Il movente dell’omicidio di Ciro Caiafa, ammazzato in casa propria a colpi di pistola la notte fra il 30 ed il 31 dicembre scorso, avrebbe a che fare con la mancata uccisione di un boss dei Quartieri Spagnoli. Uno sgarro dunque avrebbe armato la mano del killer che ha sparato a Caiafa mentre si faceva un tatuaggio sul divano del suo basso di vicolo Sedil Capuano.

Vicolo Sedil Capuano a Napoli

Caiafa, 40 anni, pregiudicato e padre di Luigi Caiafa, il ragazzo di 17 anni ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia il 4 ottobre scorso, si trovava in compagnia del suo tatuatore, Gennaro Di Martino, 28 anni, incensurato, anche lui ferito di striscio al fianco sinistro.

Subito dopo l’azione fulminea del killer, i due uomini venivano immediatamente soccorsi e trasportati all’ospedale Vecchio Pellegrini. Il tatuatore, denunciato per violazione delle norme anti-Covid, veniva dichiarato subito fuori pericolo con una prognosi di 10 giorni mentre Ciro Caiafa, colpito mortalmente da alcuni proiettili all’addome e al torace, poco dopo il ricovero spirava mentre i medici tentavano un’impossibile rianimazione.

Il fatto di sangue è accaduto intorno all’una di notte in vicolo Sedil Capuano, un basso fronte strada del quartiere popolare di San Lorenzo. Mentre Di Martino stava lavorando ad un tatuaggio sul corpo di Caifa un killer avrebbe spalancato la porta all’improvviso facendo irruzione e sparando diversi colpi d’arma da fuoco in direzione di Caiafa, l’unico obiettivo del criminale che, dopo la sua missione di fuoco, si sarebbe dileguato fra i vicoli del quartiere popolare.

La vittima, per anni sul libro paga del clan camorristico dei Terrazzano-Mazzanti, operanti nel centro di Napoli e sino alla sua estinzione molto attivo anche nei Quartieri Spagnoli, specie in via Toledo e in tutta la zona della Pignasecca, era stato arrestato da latitante nel 2016 mentre si nascondeva in casa di una donna di 58 anni incensurata.

Ciro Caiafa con figlio Luigi

L’uomo, condannato per rapina e reati connessi alla droga, si era trasferito nel basso tra Forcella e il quartiere San Lorenzo continuando la sua attività deviante. Attualmente era sottoposto all’obbligo di presentazione e firma in polizia giudiziaria.

Secondo la ricostruzione degli eventi delittuosi, ancora al vaglio dei carabinieri che conducono le indagini, Caiafa aveva preso appuntamento con il tatuatore di notte per aggirare le norme anti contagio previste dall’ultimo Dpcm, compreso il coprifuoco.

All’improvviso la gragnuola di proiettili che ha colpito a morte il pregiudicato e ferito di striscio il tatuatore che pare abbia tentato di reagire inutilmente all’aggressione messa a segno probabilmente per il tentato omicidio di un personaggio di spicco con le mani in pasta nel commercio di droga.

Luigi Caiafa

Caiafa era venuto alla ribalta delle cronache dopo la morte del figlio Luigi colpito da un proiettile esploso da un poliziotto nel corso di una rapina. Il giovane di 17 anni, ucciso all’alba del 4 ottobre scorso in via Duomo, si trovava insieme a Ciro De Tommaso, oggi di 19 anni, figlio di Gennaro detto “Genny la carogna“, noto ultrà del Napoli, con il quale stava rapinando alcuni ragazzi fermi in automobile.

Il loro scooter, rubato, era stato segnalato alle forze dell’ordine per diversi altri episodi di furti e rapine occorsi nei giorni antecedenti alla tragica vicenda. Mentre De Tommaso puntava la pistola in direzione dell’abitacolo del Mercedes dove si trovavano le vittime da rapinare, in zona giungeva a gran velocità una pattuglia di Falchi in borghese.

Murales e altarini sulla pubblica via

Uno degli agenti aveva sparato mentre il ragazzo, nella fuga, teneva puntata l’arma verso il collega. Luigi Caiafa, colpito da un proiettile, era morto sul colpo e tutte le fasi della rapina erano state riprese da una telecamera stradale di videosorveglianza.

Da quel conflitto a fuoco si generava tutta una serie di proteste da parte della famiglia del giovane deceduto contro la pattuglia di poliziotti che, invece, avrebbe agito legittimamente facendo il proprio dovere:

Francesco Emilio Borrelli

”…Quanto accaduto rappresenta un episodio tragico e violento – ha detto Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdiche dimostra ciò che abbiamo sempre detto: gli ambienti familiari criminali formano giovani che non hanno altra scelta che quella di percorrere la carriera delinquenziale. In questi mesi ci siamo battuti estenuamene contro murales e altarini abusivi che celebrano la criminalità e la delinquenza spingendo i giovani che compiono reati verso la galera o la morte violenta”.

 

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