Minacce di morte all’imprenditore abbandonato dalle istituzioni

Aveva denunciato la banda del pizzo che gli aveva rubato soldi e preziosi. Per ritorsione gli hanno bruciato casa. Da allora sono passati sette lunghi anni e la protezione per sé e per la sua famiglia non è mai arrivata. Si è rivolto a tutti ricevendo solo squallide promesse e complici silenzi.

Palermo – Sempre più solo e abbandonato dalle istituzioni mentre intimidazioni e minacce proseguono senza sosta. Che cosa dovrebbe fare un cittadino che ha denunciato pizzo ed estorsioni ritrovandosi poi senza casa e senza lavoro? E soprattutto senza protezione con il rischio di venire ammazzato?

Giuseppe Balsamo con la moglie

Una vicenda assurda quella che ha rovinato la vita a Giuseppe Balsamo, 50 anni, sposato con 2 figli, titolare di un Compro-oro nel popolare quartiere Noce di Palermo. Il commerciante non sa più a quale santo votarsi per ottenere una tutela concreta per sé e per i suoi familiari che da anni vivono nel terrore. Ne avevamo parlato mesi fa nella speranza che qualcosa potesse smuoversi dalla polvere di certi fascicoli messi da parte ma così non è stato:

”…Le ho tentate tutte pur di riuscire ad ottenere giustizia – racconta Balsamoda tanto tempo non dormo più la notte e non sono le zanzare. Penso ad uno Stato che non vuole ascoltare. Ho denunciato, sono andato ai processi, ho testimoniato, mi sono ribellato alla mafia rischiando sino ad oggi la mia vita e quella dei miei familiari. Ho ottenuto soltanto il silenzio. Poi ho tentato la carta della politica e mi sono rivolto a due parlamentari che mi avevano promesso di interessarsi del mio caso che ormai mi ha provocato indigenza economica e isolamento sociale. Non ricevendo risposta mi recavo con mia figlia di 9 anni ad un comizio dove vedevo uno dei due deputati a cui mi ero rivolto. Mi abbassai la mascherina credendo che cosi potesse riconoscermi più facilmente. Invece l’onorevole si era accorto della mia presenza ma fece finta di non avermi mai visto. Mi sentivo umiliato ed allontanato da tutti come se fossi un appestato. Mi rendo conto che i politici non ascoltano le nostre preoccupazioni, loro fanno qualcosa solo per tornaconto. Chiedo il diritto alla vita”.

La Squadra mobile subito dopo l’incendio della villetta

I guai per la famiglia Balsamo iniziavano quel maledetto 13 settembre del 2014 quando l’orafo e la sua compagna subivano una rapina nella loro casa di via Fondo Petix 83, nel popoloso quartiere di Cruillas a Palermo. Subito dopo la villetta veniva data alle fiamme a scopo intimidatorio. Da quel momento iniziava un lungo calvario che pare non finire più:

”… Erano in due nascosti in giardino – racconta Balsamo con immutata emozione – avevano il passamontagna e le pistole in pugno. Puntandomi una pistola alla testa mi facevano aprire la cassaforte da dove portavano via gioielli, un Rolex d’oro e cinquemila euro in contanti. Poi ci hanno trascinato di nuovo in giardino dove ci hanno imbavagliati e legati per poi cospargere di benzina tutta la casa a cui hanno dato fuoco. Se non fosse stato per un vicino di casa che ci ha slegato saremmo morti carbonizzati…”.

La casa data alle fiamme

Squadra Mobile e Procura antimafia avviavano le prime indagini ma risultava ovvio che quanto accaduto era in relazione alle denunce di Balsamo contro il racket del pizzo e delle estorsioni. Dopo i primi cenni di solidarietà da parte delle associazioni antimafia e di qualche istituzione Giuseppe Balsamo è stato abbandonato al suo triste destino.

L’uomo continua a denunciare l’impossibilità di lavorare nel quartiere in cui ha aperto l’attività di Compro-oro perché per certi cittadini della zona il commerciante rimarrà sempre un “infame”. Uno di quelli che ha avuto il coraggio di sfidare la mafia denunciando i criminali che lo volevano assoggettato o morto:

Balsamo con una delle figlie

”…Siamo commercianti coraggiosi non meritiamo di rimanere isolati dal mondo – aggiunge Balsamo sei anni e più della nostra vita sono trascorsi a chiedere protezione. Enti, associazioni e sodalizi anti-pizzo e antimafia si sono dileguati. Anche Procura e forze dell’ordine ci ignorano. Diventa anche inutile fare il giro degli uffici tanto nessuno mi ascolta. Lo scorso 24 settembre mi è stata recapitata una lettera zeppa di croci nere…”.

Le ultime, chiarissime minacce di morte per l’imprenditore

Basterebbe togliere la scorta ad uno dei tanti personaggi che non hanno più nulla da temere per aiutare una famiglia nel mirino della mafia da anni:”… Un caso giudiziario gravissimo – ha concluso Antonino Ingroia, difensore di Balsamo – che seguiremo senza guardare in faccia nessuno…”.

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