Il monopattino, mezzo urbano del futuro

In fatto di mobilità sostenibile il monopattino è imbattibile anche se la sua regolamentazione da inserire nel codice della Strada (targa, assicurazione, eccetera) tarda ad arrivare. Stessa cosa per parcheggi e percorsi dedicati. Per chi lascia le due mini-due ruote dove capita occorrono multe salate dunque maggiori controlli.

Roma – Mobilità e Covid, un legame molto stretto. Sono quasi due anni che il virus è diventato, nostro malgrado, compagno di vita quotidiana. Questa convivenza forzata ha avuto effetti sconvolgenti nei rapporti sociali e nelle relazioni con le cose che ci circondano.

Gli effetti di questo processo si sono manifestati nell’attuale crisi sanitaria, sociale ed economica, come mai dal secondo dopoguerra. Non poteva sfuggire ai suoi effetti nefasti la mobilità dei cittadini nelle aree metropolitane. Abbiamo imparato a conoscere sulla nostra pelle situazioni a cui non eravamo abituati, come lockdown, coprifuoco, spostamenti limitati, smart working e cosi via dicendo.

Tutto ciò ha provocato un forte calo della domanda di mobilità nel 2020 su tutte le modalità di trasporto, anche se alcune hanno mostrato maggiore resistenza. Fra queste, la sharing mobility, ovvero quel fenomeno che rientra nella sharing economy o economia della condivisione, in base al quale i trasferimenti da un luogo all’altro avvengono con mezzi e veicoli condivisi.

Questo tipo di spostamento contribuisce alla smart mobility di una città. E, dato sorprendente, ha resistito rispetto ad altre modalità. Anzi, come nel caso dei monopattini, ha fatto registrare picchi di crescita notevoli. Il mese scorso è stato presentato il rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla sharing mobility, a cura del Ministero della Transizione Ecologica, del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibile e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Abbandonati ovunque

L’Osservatorio, inoltre, è composto dagli operatori di sharing, dalle amministrazioni cittadine e dai centri di ricerca. Ebbene, è emerso che la sharing mobility ha sperimentato un calo annuale complessivo delle percorrenze del 30,6%, inferiore rispetto ad altri servizi come, ad esempio, il trasporto ferroviario regionale o ad alta velocità o a quello aereo, diminuiti rispettivamente del 38%, 66% e 69%. Infine l’Osservatorio, nell’occasione, ha anticipato alcuni dati del 2021 in sei città.

E’ risultato che l’uso dei servizi di sharing è cresciuto in maniera congrua, segnalando per il mese di giugno i valori pre-pandemia. I dati hanno riguardato l’uso dello scooter sharing, del bike sharing, e del car sharing. Ma è il monopattino che ha cambiato il volto della mobilità in Italia.

Già proprio quel veicolo che vediamo sfrecciare a tutte le ore nelle nostre città e che, a volte, malediciamo perché lo fanno, come saette, ai nostri lati quando siamo in giro per la spesa o per le compere in genere. Per poi vederli abbandonati su marciapiedi, piste ciclabili, sui passaggi per disabili oppure ovunque capiti.

Ormai un veicolo condiviso su 3 è un monopattino. Sono arrivati in Italia nel 2019 e nell’anno della pandemia, è diventato il servizio più diffuso in Italia.

E’ quello più presente nelle città del Sud, e con più servizi operativi sulle strade e col più alto numero di noleggi nel 2020. Questo incremento numerico ha, tuttavia, evidenziato la scarsità delle infrastrutture disponibili e di parcheggi adatti ai mezzi più leggeri. Soprattutto, la necessità di governare il sistema della mobilità urbana, garantendo spazio e sicurezza a tutte le modalità e i mezzi di trasporto.

Secondo Raimondo Orsini, coordinatore dell’Osservatorio, nonché direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ci troviamo di fronte ad un nuovo paradigma nelle nostre città, che abbiamo definito “Muoversi con leggerezza”, ovvero la tendenza dei servizi di sharing all’uso di veicoli leggeri, meno ingombranti ed in controtendenza ad i grandi veicoli di proprietà.

Parcheggi e percorsi dedicati sono ancora da progettare

Quindi più condivisione, meno peso, meno spazio occupato. Ora va bene una mobilità più leggera, comoda e, soprattutto, meno inquinante rispetto a quella subita finora. Però era tanto complicato pensare a costruire percorsi adatti ed esclusivi prima di immettere sul mercato i monopattini?

Come avere un’auto e non la strada da percorrere. Si è maliziosi nel pensare che si è voluto favorire qualche amico degli amici? Ma no, che andiamo pensando…                                   

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