Ergastolo per l’ex imprenditore del pesce

Massimo Galioto, molto conosciuto da chi frequenta l’ambiente malsano delle sponde del Tevere, sarebbe l’assassino di un clochard rumeno. Il punkabbestia era stato accusato dalla sua ex compagna di aver gettato nel fiume Beau Salomon, lo studente americano ripescato cadavere il 30 giugno 2016

ROMA Fine pena mai per Massimo Galioto, 46 anni, clochard romano, accusato della morte di Emanuel Petru Stoica, 38 anni, senza fissa dimora di origini rumene, morto ammazzato sulle rive del Tevere il 7 maggio del 2020.

Lo ha stabilito la terza sezione della Corte d’Assise del tribunale capitolino che ha condannato all’ergastolo, in primo grado, l’ex imprenditore ittico poi finito in strada dopo la morte del padre. La vittima era stata uccisa a calci e pugni sulla banchina del Lungotevere proprio sotto ponte Sisto.

Il clochard rumeno ucciso dal punkabbestia condannato all’eragostolo in primo grado

Il movente sarebbe stato di origine economica: Stoica avrebbe rubato 50 euro ad una donna disabile che pare fosse sotto la protezione di Galioto ed altri suoi amici. Il processo era iniziato lo scorso 20 novembre e vedeva già l’ex imprenditore ristretto in carcere a seguito del suo arresto praticamente in flagranza di reato.

La polizia lo aveva arrestato poco dopo il ritrovamento del cadavere del giovane rumeno che, proprio vicino ponte Sisto, era stato pestato a morte da un uomo e preso a morsi da un cane. Sulla scorta di un video realizzato con un telefonino da diversi testimoni, Galioto avrebbe aggredito l’uomo a pugni per poi farlo rovinare a terra dove lo avrebbe finito a calci.

Nel video si vede il presunto assassino allontanarsi dal cadavere del rumeno per poi tornare indietro a recuperare il cane, un grosso molosso, che continuava a mordere Stoica. Una volta raggiunto il suo animale anche Galioto sferrava altri calci alla vittima che poi avrebbe abbandonato sulla riva del fiume.

Galioto subito dopo l’aggressione alla vittima

I due si erano conosciuti mesi prima e vivevano all’addiaccio in zona Trastevere dentro tende di fortuna affiancate alle mura di contenimento degli argini che, negli anni, sono diventate ricettacolo di balordi e cittadini “fantasma” di tutte le razze. 

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dal pubblico ministero Marcello Cascini, hanno permesso di portare alla luce un’altra faccia di Roma che vive di espedienti dove non si esita ad uccidere per pochi spiccioli.

La polizia avrebbe poi ricostruito l’evolversi degli eventi delittuosi in tre rapide sequenze: l’aggressione a calci e pugni, il cane aizzato contro il rumeno ed infine il colpo di grazia, una pedata sulla testa della vittima. La polizia scientifica, infatti, scopriva diverse macchie di sangue appartenenti alla vittima sulla scarpa di Galioto e sui suoi pantaloni.

Galioto a destra con il suo difensore l’avvocato Michele Vincelli

Le immagini del video registrate da alcuni passanti non sono proprio nitidissime ma il pestaggio ad opera di un uomo con un cane si vede bene nonostante la distanza. I testimoni avrebbero comunque riconosciuto in Galioto l’autore del delitto che, dopo il video, sarebbe stato seguito con lo sguardo da almeno tre persone.

Il clochard condannato reitera la sua innocenza e annuncia il ricorso in Appello tramite il suo difensore di fiducia: ”…Le lesioni mortali, provocate da terze persone, sono poste sul lato sinistro della vittima in rapporto di 1 a 10 – dice l’avvocato Michele Vincelli mentre Galioto ha colpito l’uomo sulla destra, ovvero di fianco procurando a Stoica ferite non mortali. Ci sono accuse che non stanno né in cielo, né in terra”.

Galioto era stato accusato dell’omicidio di Beau Solomon, studente americano di 19 anni, spinto nel Tevere dalla banchina sotto ponte Garibaldi nella notte fra il 30 giugno e il primo luglio del 2016. Da questo processo, nel giugno del 2020, il punkabbestia romano, sospettato addirittura di omicidi seriali, ne usciva assolto per non aver commesso il fatto.

Beau Salomon

Ad accusare Galioto dell’omicidio di Salomon era stata la sua ex compagna, Alessia Pennacchioli. La donna aveva riferito alla polizia, e poi confermato durante il processo, di aver visto il fidanzato litigare con il ragazzo statunitense.

Quest’ultimo sarebbe stato raggiunto da un pugno sferrato dal punkabbestia che lo avrebbe fatto cadere nel fiume dove poi è stato ripescato. Il presunto omicida era rimasto in galera cinque mesi prima di essere liberato poiché le dichiarazioni di Pennacchioli erano state definite “lacunose” dai magistrati giudicanti che poi dichiaravano il clochard non colpevole.

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