IN LIBERTA’ UN KILLER SERIALE

Negli anni continua a confessare omicidi ma per altri l’ha fatta franca. Furbo, freddo e calcolatore è riuscito più volte a beffare gli inquirenti. Tra perizie psichiatriche ed altri cavilli Luca Delfino potrebbe spuntarla anche questa volta e tornare libero. Pronto a uccidere ancora.

GENOVA – Luca Delfino mostro criminale o pazzo da legare? Davvero sarebbe responsabile di numerosi omicidi come avrebbe confessato ad un compagno di cella? Il detenuto potrebbe tornare presto in libertà? Rispondere a queste domande, attesa anche la situazione di rinvio dei processi per le note restrizioni governative dettate dall’emergenza sanitaria, è praticamente impossibile.

Luciana Biggi.

Delfino, 43 anni, ex barista, era venuto alla ribalta della cronaca nera per via di due terribili fatti di sangue: la morte di Luciana Biggi, personal trainer di 26 anni, sgozzata nei vicoli di Genova il 29 aprile 2006 e l’assassinio della ex fidanzata, nel 2007, morta ammazzata con 42 coltellate a Sanremo. Dal primo omicidio Delfino ne usciva indenne, per non aver commesso il fatto, mentre era stato condannato a 16 anni e 8 mesi, con rito abbreviato, per aver assassinato, il 10 agosto 2007, l’ex fidanzata Maria Antonietta Multari, di 33 anni, che voleva lasciarlo a tutti i costi. Delfino l’aveva minacciata e perseguitata per mesi rendendole la vita un inferno. Poi l’epilogo, quasi una morte annunciata. La donna veniva massacrata senza pietà in via Volta a Sanremo, con 42 coltellate.

In quest’ultima occasione se non si fosse avvicinato minacciosamente un camionista il mostro avrebbe continuato a sventrare la povera vittima. Una volta arrestato l’uomo aveva avuto anche il coraggio di negare l’evidenza per poi dichiararsi più o meno insano di mente, a seconda delle circostanze. Delfino era poco più di un barbone dal carattere iroso e inaffidabile e con frequentazioni di pezzi da galera dei bassifondi genovesi.

La Biggi è stata sgozzata e abbandonata per terra in un vicolo del quartiere malfamato di Genova dove bazzicava Delfino.

Sul primo omicidio, quello della Biggi, gli stessi familiari della vittima, ancora oggi, esprimono seri dubbi sulla sua innocenza e anche qualche investigatore, non più in servizio, ritiene che per l’omicidio di Genova fosse proprio lui il balordo a mano armata responsabile della morte della povera Luciana. Barbone si, soggetto borderline, mezzo pazzo ma non del tutto, capacissimo di depistare e nascondere le prove agli inquirenti. Insomma Luca Delfino potrebbe essere un serial killer ma gli accertamenti atti a provarlo sarebbero cosi complicati che, forse, nessuno mai appurerà quante persone potrebbe aver ammazzato, forse per il solo gusto di farlo. I 16 anni e 8 mesi inflitti dai giudici stanno per scadere attesi gli sconti di pena per buona condotta, pentimento e bonus diversi. Insomma a breve Delfino potremmo rivederlo a spasso da uomo libero in uno dei tanti vicoli della città della Lanterna.

Maria Antonietta Multari.

Il tribunale nel riconoscergli la seminfermità mentale, a seguito della precedente condanna, aveva previsto per lui ulteriori 5 anni da scontare in un ospedale psichiatrico ma con l’avvento della legge 81 del 2014 questa tipologia di ricoveri con sbarre chiudeva i battenti. Maniaci e assassini come Delfino dovrebbero essere ospitati nelle cosiddette Rems, ovvero Residenze per l’esecuzione di Misure di sicurezza dove, però, non ci sarebbe personale di polizia per la vigilanza. Tra perizie psichiatriche ed altri cavilli Luca Delfino, difeso dall’avvocato Riccardo Lamonaca, potrebbe spuntarla anche questa volta ma l’udienza che si doveva tenere il 16 marzo scorso sarebbe slittata a data da destinarsi per i noti problemi legati all’emergenza sanitaria. Ma c’è qualcos’altro. E’ stato rinviato a giudizio un recluso equadoregno di 44 anni accusato di estorsione e lesioni in danno di Luca Delfino durante la detenzione. Il processo sarebbe stato fissato per il prossimo 14 maggio.

via Volta a Sanremo

Oltre al recluso di origini latinoamericane ci sarebbe anche un altro imputato, in stato di libertà da mesi, che risulta irreperibile. I fatti risalgono alla primavera del 2018 quando Delfino aveva marcato visita dichiarando al medico dell’infermeria del carcere di essere stato aggredito da due detenuti. I due balordi l’avrebbero costretto a fare la spesa nello spaccio del penitenziario per poi farsi consegnare cibo e bevande. I due presunti estorsori avrebbero poi costretto Delfino a pagare l’avvocato difensore di uno dei suoi degni compari. Ma non basta: il killer sarebbe poi stato costretto ad autoaccusarsi di stalking nei riguardi di uno dei due detenuti rinviati a giudizio.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa