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BOLOGNA – ALTRO CHE PECHINO. LA VIA DELLA SETA NELL’APPENNINO TOSCO-EMILIANO.

L’Appennino Tosco-Emiliano presenta una serie di itinerari che potrebbero incrementare il turismo di prossimità: la Via della Seta, della Lana e quella degli Dei. Tre itinerari che con i dovuti accorgimenti e preparazione diffondono benessere psico-fisico a chi li attraversa, per la bellezza dei paesaggi e l’aria buona che si respira.

Bologna – La Via della Seta è qui, nell’Appennino tosco-emiliano, altro che Cina! Con la Via della Seta cinese si intendono tre diverse rotte per connettere la Cina con l’Europa, il Medio Oriente ed il Sud-est asiatico. L’obiettivo: la creazione di una tratta commerciale per stringere rapporti economici, rinsaldare la cooperazione tra i paesi beneficiari allo scopo di agevolare lo sviluppo della zona euroasiatica. Quella dell’appennino tosco-emiliano riguarda, invece, la Via della Seta e della Lana, un percorso che unisce Bologna e Prato. Due centri storici, cresciuti nei secoli, grazie alla sapiente gestione delle acque.

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Bologna, la città della Chiusa di Casalecchio e dei canali, per secoli capitale della seta. La chiusa è un restringimento di una valle fluviale, con riavvicinamento dei fianchi vallivi, il punto in cui il fiume Reno abbandona il suo percorso naturale montano per entrare, grazie all’intervento umano, in pianura, attraverso il canale. Si tratta di un’opera idraulica di grande rilievo per l’apporto fondamentale che ha fornito all’industria serica bolognese, tra il XII e XVII secolo. In quel periodo la Chiusa fu la maggior fornitrice di acqua necessaria ai filatoi di seta. Il percorso collega Bologna con Prato, la città del Cavalciotto, delle gore e delle gualchiere, capitale della lana e del tessile.

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Il Cavalciotto, una pescaia risalente all’XI secolo, è una componente fondamentale nel complesso idrico pratese. E’ costituito, infatti, da ben 53 chilometri di gore, canali murati che trasportano l’acqua per diversi usi. La sua funzione principale era quella di deviare il naturale corso del Bisenzio per dar vita al cosiddetto Gorone, la prima e più grande gora di Prato. Sorto, probabilmente per bonificare la pianura paludosa a sud della città, nel corso dei secoli è stato utilizzato per il drenaggio, l’irrigazione, la difesa e come energia idraulica, capace di far funzionare 58 mulini e, in seguito, molte attività produttive, tra cui la metallurgica, la cartaria e, soprattutto, la tessile. Ancora oggi fa la sua porca figura, come una delle più importanti testimonianze di archeologia industriale. La gualchiera, invece, è un macchinario di epoca preindustriale, usato nella manifattura laniera e nell’industria cartiera. Oggi, spesso, si intende non tanto il macchinario in sé, quando l’intero edificio che lo ospita.

Via degli Dei
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Se si decide di percorrere gli antichi sentieri che collegano Bologna e Prato, ci si imbatte nei paesaggi mozzafiato dell’appennino tosco-emiliano. Nel periodo post-emergenziale che stiamo vivendo, per inoltrarsi in questi magici scenari sono necessarie più accortezze e più regole da seguire. In questa tratta ci si imbatte nella…mistica Via degli Dei. Tranquilli, non è la via frutto di allucinazioni per aver ingeriti funghi particolari, ma è l’antico sentiero etrusco che univa Bologna a Firenze. E’un itinerario, tra gli altri, proposto da Movimento Lento, un’associazione che promuove la cultura dello “slow travel”, come stile di vita. Sostiene, inoltre, la crescita di un’economia dell’accoglienza, che sviluppi benessere economico e sociale nel territorio, nel pieno rispetto dell’ambiente. E’ un percorso non solo fisico e geografico, ma soprattutto intimo.

Il sodalizio dello Slow Travel. 

In seguito alle regole sullo spostamento tra le varie regioni, il 3 giugno scorso ha segnato per gli itinerari interregionali summenzionati, l’inizio della riapertura e ripartenza. Gli uffici informazioni turistiche dei comuni interessati sono stati subissati da una serie di richieste quali: l’elenco delle strutture ricettive presenti sul cammino; le modalità d’acquisto della cartoguida, aggiornata e ristampata ad inizio anno; la credenziale, ovvero il cosiddetto “passaporto del viandante”.  A queste richieste si sono aggiunte quelle sulle precauzioni da seguire e sulle modalità sicure e corrette per la percorrenza dell’itinerario. Inoltre, sulla sicurezza, soprattutto, per ciò che riguarda la sosta nelle strutture ricettive.

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Viene consigliato ai camminatori di chiamare in anticipo le strutture, in modo da verificare che siano aperte, per prenotare il proprio soggiorno. Ma viene, anche, reiterato l’elenco delle regole base di questo periodo: attendere all’esterno dell’accoglienza le indicazioni del settore; utilizzare guanti, mascherine e gel igienizzante quando si entra all’interno delle strutture; evitare gli assembramenti; non scambiarsi nulla; lavarsi spesso le mani. A queste regole base, si sono aggiunti: video promozionali per essere informati su chi accoglierà sul territorio i viandanti; le novità che si stanno affacciando sul mercato; nuove collaborazioni e reti per affrontare l’emergenza. Molto è stato possibile grazie all’opera dei volontari del CAI, il Centro Alpino Italiano, che dal 4 maggio hanno ripreso la loro attività di pulizia dei sentieri e permettere la ripartenza in sicurezza, che non è solo dovuta all’emergenza Coronavirus, ma è quella quotidiana, fatta di attenzione e rispetto che si devono avere per la montagna.

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Altro che Cina, dunque, la Via della Seta è qui, nell’appennino tosco-emiliano. Aggiungendoci anche la Via della Lana, non si può non avere che uno… sballo mistico incamminandosi sulla Via degli Dei. I sentieri sono lì, in trepida attesa di sentirsi… calpestati da migliaia di scarponi, con l’auspicio per chi s’incammina di avere una visione slow del rapporto con l’ambiente! Solo così si potrà accelerare un processo già messo in moto, per uno sviluppo sostenibile del turismo di prossimità o dei borghi e dell’economia circolare. Da cui potrà scaturire benessere psico-fisico individuale e collettivo, nonché economico-sociale.     

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