Uccisa perché non voleva sborsare i soldi

Pare ormai certo che la donna sia stata uccisa per interesse economico. Rimane da ricostruire le diverse fasi dell’evento delittuoso e se Laura Ziliani sia stata ammazzata dall’ansiolitico o dall’immersione nelle gelide acque del torrente Fiumeclo. Oppure da entrambe le presunte cause del decesso.

Temù – Forse un piano studiato a tavolino quello per uccidere Laura Ziliani e nasconderne il cadavere poi ritrovato in Alta Valcamonica l’8 agosto scorso. Il movente? Con molta probabilità l’ingente patrimonio della ex poliziotta della Locale sui cui avevano messo gli occhi Silvia e Paola Zani, di 26 e 19 anni, ed il fidanzato della primogenita Mirto Milani, arrestati dai carabinieri di Brescia all’alba di stamane.

L’arresto di Silvia e Paola Zani

“…Il proposito omicidiario è il frutto di una lunga premeditazione – scrive il Gip Alessandra Sabatucci sui tre ordini di custodia cautelare – di un piano criminoso che ha consentito loro di celare per lungo tempo la morte della Ziliani e di depistare le indagini…I tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici...”.  

Il movente, per altro anticipato più volte su queste colonne, era quello più ovvio. La vittima aveva intenzione di mettere su un B&B utilizzando alcuni immobili di sua proprietà. I lavori erano in fase avanzata ma i primi problemi sarebbero sorti proprio con le due figlie che, probabilmente, intendevano gestire non solo l’attività turistica ma anche l’intero patrimonio della madre. Evidentemente quest’ultima non era d’accordo e i suoi ripetuti dinieghi alle presunte ripetute richieste di soldi da parte delle due sorelle avrebbero indotto le due congiunte alla terribile decisione di eliminare la madre.

La vittima esperta rocciatrice

Nel corpo di Laura Ziliani, senza alcuna lesione, sono state trovate cospicue quantità di benzodiazepine, ansiolitici particolarmente forti in grado di addormentare una persona per lungo tempo a seconda delle quantità somministrate. La donna dunque sarebbe stata narcotizzata e trasportata in alta montagna e poi forse gettata nel fiume dove però non sarebbe rimasta a lungo, stante la perizia necroscopica sul cadavere.

L’ipotesi investigativa, piuttosto, protende per un corpo occultato in un ambiente le cui caratteristiche hanno rallentato il processo di trasformazione e decomposizione. Ma maggiori dettagli si avranno durante gli interrogatori di garanzia e qualora il terzetto, trasferito nel carcere di Brescia, decida di riferire i particolari del delitto per il quale le due sorelle e l’uomo erano già indagati con le accuse di omicidio volontario e occultamento del cadavere.

Le gelide acque del torrente, il ritrovamento della scarpa ed i presunti depistaggi delle figlie

Le indagini condotte dai militari della Compagnia di Breno, coordinate dal Pm Caty Bressanelli, avevano evidenziato diverse contraddizioni e anomalie nel racconto fornito dai tre arrestati, tant’è che gli inquirenti finivano con il ritenere poco credibile la versione dell’infortunio o del malore in montagna da parte della vittima, esperta alpinista e rocciatrice.

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