Siamo sicuri che ripudiamo la guerra?

Contingenti militari italiani sono sparsi per il mondo ed hanno partecipato a 40 operazioni/missioni in 3 continenti. Quando la Costituzione diventa carta straccia.

Il territorio italiano è disseminato di armi nucleari. E Meno male che la nostra Costituzione ripudia la guerra, come recita l’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Inoltre nel 1975 l’Italia ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare, l’accordo internazionale fondamentale per prevenire la diffusione delle armi atomiche. Si basa su tre pilastri: non proliferazione, disarmo nucleare e uso pacifico dell’energia nucleare. Quasi tutti gli Stati del mondo vi aderiscono, con l’obbligo per le potenze non nucleari di non produrre armi e per le cinque potenze nucleari ufficiali (USA, Russia, Cina, UK, Francia) di mirare al disarmo. 

Infine, secondo un recente sondaggio dell’IPSOS, una delle principali società di sondaggi d’opinione, l’80% dei cittadini italiani sono contrari alle armi atomiche nel nostro Paese. Malgrado ciò il territorio italiano è disseminato di armi atomiche provenienti dagli Usa che utilizza il nostro territorio come si fa con una colonia o come il cortile di casa. Per quanto riguardo il ripudio della guerra l’articolo 11 fu palesemente violato con la partecipazione attiva ai bombardamenti NATO sulla Jugoslavia nel 1999 durante l’operazione Allied Force.

Il governo italiano, di centrosinistra, guidato da Massimo D’Alema, col supporto di parte dell’opposizione, concesse l’uso delle basi aeree nazionali e impiegò propri aerei nei raid. Per il resto, pur non partecipando direttamente ai vari conflitti, contingenti militari italiani sono sparsi per il mondo, partecipando a circa 40 operazioni/missioni dislocate in oltre 3 continenti. Tra cui: Medio Oriente, presenze significative in Libano (missione UNIFIL e bilaterale MIL), Iraq e Kuwait (operazione Prima Parthica/Inherent Resolve), oltre a basi aeree e navali nell’area.

Le nostre uniformi hanno partecipato a vere e proprie azioni di guerra in tutto il mondo

Nell’ambito dell’attacco perpetrato da Israele e Usa ai danni dell’Iran, l’11 marzo è stata colpita la base italiana di Erbil in Iraq al confine tra Siria, Turchia ed Iran. La missione italiana era lì per l’operazione internazionale contro l’Isis e negli anni ha addestrato, e sta ancora facendolo, migliaia di militari curdi su richiesta dello stesso governo della regione autonoma. In seguito è stata colpita anche la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospitava mezzi e militari americani e italiani.

Militari del nostro Paese sono presenti anche in Africa (Somalia, Nigeria, Libia e Gibuti) e in Europa Orientale (Lettonia, Lituania, Romania e Ungheria) nell’ambito delle iniziative di difesa NATO. L’ aspetto più deplorevole è la presenza di armi nucleari, ben 1/3 delle testate presenti in Europa. Questo sempre perché l’Italia ripudia la guerra!

Inoltre la volontà degli USA in Italia è legge indiscutibile. Le armi atomiche sono dislocate tra Aviano, Pordenone e Ghedi, nel bresciano. Non possono nemmeno far parte dell’orgoglio nazionale, perché non sono italiane ma statunitensi, quindi dipendenti dall’esercito a stelle e strisce.

Non sorprende, visto il contesto, che la decisione sia stata presa senza un dibattito pubblico o parlamentare, a conferma del nostro ruolo di vassalli nei confronti del Signore d’oltreoceano!