ROMA – TAMPONI: FALSI POSITIVI, FALSI NEGATIVI, FALSI E BASTA. DENUNCE ALLE PROCURE

Tamponi realizzati con reagenti e materiale di consumo usati o scaduti oltre agli operatori non preparati aumentano a dismisura l'inaffidabilità delle analisi considerate d'eccellenza. I dati falsati sono stati poi trasmessi alle Asl con il danno che possiamo facilmente immaginare. Nel frattempo sono state infettate migliaia di persone risultate negative. Perfettamente false negative.

Roma – In questi lunghi mesi di battaglia contro il virus del secolo i tamponi sono stati uno strumento diagnostico indispensabile. In pratica l’unico insieme ai test sierologici per la ricerca di anticorpi. I sierologici però hanno diversi limiti, i tamponi dunque rimangono il metodo più efficace per rilevare anche concentrazioni molto basse dell’Rna virale.

Bombardati da notizie martellanti ormai sappiamo tutto o quasi sull’esame orofaringeo che si fa con la famosa bacchetta di teflon alla cui estremità insiste del cotone che viene impregnato degli umori secreti dalle ghiandole ma che cosa sappiamo sulla sua affidabilità?

Di norma i tamponi vengono effettuati nei laboratori regionali e nei principali ospedali, tuttavia è ancora possibile sbagliare la diagnosi. La cronaca è piena di persone negative al tampone ma che negative non erano e non sono e che poi hanno finito con l’infettare altre persone, questi sono i cosiddetti falsi negativi.

Pare che a sfuggire al primo tampone sia stata e continua ad essere un’alta percentuale di individui, circa il 30%, per via della non corretta effettuazione del test che si avrebbe in questi casi: perché la carica virale è troppo bassa, perché l’esame viene eseguito da mani inesperte, perché eseguito troppo presto o perché il tampone non lo rileva.

Nei primi tre giorni di esposizione al Corona-virus c’è un’alta probabilità che il tampone sia negativo, ecco perché di norma ne vengono effettuati due ad almeno 48 ore di distanza. Nei mesi le regole sono variate e non solo in base alle linee guida e all’esperienza della Cina. Sono variate e basta.

Nas in azione nei laboratori illegali

D’altra parte esistono un cospicuo numero di falsi positivi ed è inutile specificare che un buon test dovrebbe identificare come positivi solo le persone malate e non includere le persone sane, anche per le possibili implicazioni successive al tampone.

Non sono dunque i tamponi in quanto strumento diagnostico d’eccellenza ad essere messi in dubbio ma come vengono processati ed elaborati. E da chi. Secondo quanto denunciato da Codacons Sicilia alla base dei proclami di emergenza Covid-19 potrebbero esserci dati del tutto inattendibili.

Falsi tamponi in Sicilia e Campania

In un esposto depositato presso le cancellerie di nove Procure della Repubblica di tutte le provincie siciliane il Codacons e l’associazione italiana Diritti del Malato-Articolo 32 chiedono di svolgere adeguate indagini per presunti reati di truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, procurato allarme, falso ideologico e omicidio colposo.

Tali teorie sull’inaffidabiltà dei tamponi sono state prontamene confutate dal professor Bruno Cacopardo del Comitato tecnico Scientifico che ha affermato di considerare l’attacco del Codacons privo di qualsiasi spunto razionale. Ben altra situazione quella scoperta in Campania poco più di un mese fa. Nella Regione è scoppiata la bufera dopo l’esplosione dello scandalo sui tamponi falsi.

Una mega-truffa è stata smascherata dai carabinieri del Nas di Napoli con 17 indagati che potrebbero diventare molti di più. Nelle intercettazioni telefoniche alcuni operatori sanitari avrebbero ammesso di falsificare i tamponi utilizzando materiale di consumo usato dimostrando cosi il massimo sprezzo per la salute delle persone infette e non.

L’organizzazione criminale effettuava tamponi per la ricerca del Coronavirus a basso costo, senza file mattutine e persino a domicilio, senza avere né i macchinari adatti né il personale specializzato. Men che meno i delicatissimi e preziosi reagenti che servono per rifornire i macchinari specifici che poi lavorano gli esiti delle analisi.

La negligenza e l’imperizia nello svolgere la delicata attività sanitaria (per ammissione degli stessi indagati che avrebbero processato un numero ingente di tamponi) ha contribuito al diffondersi della pandemia e ha messo a rischio la salute e la vita stessa di migliaia di cittadini.

Falsi tamponi in Calabria

Ecco spiegato il crescente numero di contagi che nei mesi scorsi ha portato la Campania da zero contagi a zona rossa. Checché ne dica il governatore De Luca. Solo qualche giorno fa i Carabinieri dei Nas hanno trovato irregolarità in 67 centri di prelievo e analisi diagnostica per la ricerca del Sars-Cov-2 sui 285 controllati.

In particolare a Reggio Calabria un laboratorio, oltre a non possedere l’autorizzazione ad eseguire i prelievi ematici e biologici, utilizzava reagenti chimici scaduti. Non c’è dunque da fidarsi né dei tamponi né tantomeno di chi li esegue. Come se non avessimo altri guai. 

 

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