ROMA – QUANDO IL GIOCO SI FA DURO NON CI SONO DURI CHE TENGANO

Fino a quando lo Stato si comporterà come una sorta di Giano bifronte ovvero con una mano favorisce il settore del gioco d’azzardo fino ad essere colluso con la criminalità organizzata e con l’altra tenta di porvi rimedio, i risultati saranno pessimi.

Roma – Il gioco d’azzardo si è esteso a macchia d’olio, anche in periodo di pandemia. L’Agenzia delle Dogane nello scorso settembre ha presentato il Libro Blu per il 2019, pubblicazione annuale che riporta i dati principali – Raccolta, Spesa, Vincite ed Incassi Erariali – del mercato del gioco d’azzardo legale in Italia. Il volume del denaro giocato si è attestato sui 110,54 miliardi di euro. In aumento gli incassi erariali. Inarrestabile la crescita del gioco ondine. Purtroppo, ahimè, i malati patologici da gioco d’azzardo (ludopatia) sono circa 1,3 milioni, dei quali solo il 10% è in terapia.

Negli anni ’90 del secolo scorso i governi nazionali per finanziare la spesa pubblica vararono una serie di provvedimenti per aprire un nuovo mercato dell’azzardo da utilizzare come leva fiscale. Negli anni 2000 si è creata una vera e propria nuova economia del gioco d’azzardo con la nascita e diffusione di società concessionarie. Da allora, i sistemi di gioco si sono diffusi in in tutto il paese ed è iniziato il boom delle slot machine, delle video lotterie e del gratta e vinci.

A questi dati allarmanti si è aggiunta la relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA): “…Col gioco d’azzardo la criminalità organizzata oltre a produrre profitti, esercita un controllo capillare del territorio utilizzando questo canale per riciclare denaro sporco a livello internazionale. Per le mafie gioco legale e illegale sono la stessa cosa. La diffusione di quello legale su tutto il territorio nazionale ha attratto le cosche di varia natura e origine in quanto questo settore garantisce rilevanti introiti a fronte del rischio di sanzioni ritenute economicamente sopportabili… Come le tecnologie siano veicoli di infiltrazioni, soprattutto in abito transnazionale con l’utilizzo di piattaforme di gioco predisposte per frodi informatiche, spesso con sedi all’estero, che permettono una consistente evasione fiscale...”.

Il gioco, quando diventa patologico, è una dipendenza che provoca effetti devastanti a livello individuale e sociale. I risvolti economici nocivi per le famiglie diventano evidenti. Sono sempre più numerosi i casi di individui e famiglie finiti nella rete dell’usura. La ludopatia è considerata una vera e propria malattia mentale, classificata dall’Associazione Psichiatrica Americana come “disturbo del controllo degli impulsi”.

Ha una notevole affinità col gruppo dei disturbi ossessivo-compulsivi e, soprattutto, con i comportamenti di abuso e dipendenza da sostanze stupefacenti. Chi ne soffre non appartiene a categorie riconoscibili, né sociali, né di età, né di sesso. In genere si pone attenzione ai comportamenti estremi compiuti da persone che appartengono a categorie considerate “a rischio”. Raramente ci si occupa della “normalità deviante”.

Di quei comportamenti pericolosi, cioè, compiuti da persone considerate “normali”. Ad esempio: guidare dopo aver bevuto alcolici; consumare saltuariamente stupefacenti; giocare alle slot machine. Ed invece, queste attitudini rappresentano l’humus in cui cresce e si sviluppa la ludopatia.

A livello legislativo la dipendenza dal gioco d’azzardo è stata inserita nei livelli essenziali di assistenza (LEA) con riferimento alla prevenzione, cura e riabilitazione della persona affetta da questa patologia. Ma fino a quando lo Stato si comporterà come una sorta di Giano bifronte (la divinità dell’antica Roma raffigurata con due volti, uno per guardare al passato e l’altro al futuro), cioè con una mano favorisce il settore del gioco d’azzardo fino a essere collusa con la criminalità organizzata e con l’altra tenta di porvi rimedio, i risultati saranno quelli che abbiamo visto.                       

 

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