ROMA – FIDO QUANTO MI COSTI? PREZZI IN RIALZO E AUMENTO DEL RANDAGISMO

Carico fiscale e prezzi alle stelle di cibo, farmaci e cure sanitarie fanno lievitare il numero di abbandoni di cani e gatti. Occorre un calmiere e considerare i quattro zampe come componenti effettivi del nucleo familiare.

Roma – Nell’ultimo ventennio è mutata la percezione e l’attenzione verso gli amici a 4 zampe ed è sempre più riconosciuto il loro ruolo sociale, il benessere psico-fisico e gli effetti positivi che derivano dalla relazione e l’interazione con un animale. Gli animali domestici sono sempre più presenti nelle case degli italiani e ne sono ormai parte integrante. Si stima che il 40% delle famiglie italiane possegga almeno un cane o un gatto ma la percentuale sale se si contano anche altri animali ormai considerati d’affezione come conigli, furetti, roditori, pesci, tartarughe ed altri. Senza dubbio gli italiani amano i loro pet e se ne prendono cura, d’altronde assicurare cibo, acqua e cure sanitarie adeguate rientra tra gli obblighi legali, ma quanto costa? Possedere un animale oggi in Italia è purtroppo ancora considerato segno di agiatezza e su cibo e prestazioni veterinarie grava un’aliquota Iva del 22% al pari dei beni di lusso come i superalcolici, i telefonini o i trattamenti estetici. Spesso invece un cane o un gatto sono l’unica compagnia di anziani che vivono con pensioni modeste.

Cani e gatti compagnia necessaria per gli anziani.

Nel 2018 la Spagna ha abbassato l’aliquota sulle spese veterinarie da 21% al 10%, in Germania il pet food è gravato da un’aliquota pari a 1/3 di quella italiana ovvero al 7%Il Governo fa cassa sulla pelle dei poveri animali non tenendo in considerazione che le famiglie sempre più impoverite, anche per effetto dell’emergenza economica determinata dal Covid-19, non possono più permettersi il sostentamento e le cure del loro fedele amico e c’è il concreto rischio che dovranno disfarsene. E non sempre passando dal canile.

Randagi in aumento. Troppo costoso mantenerli.

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Per questo, in occasione della giornata mondiale del cane, celebrata il 26 agosto scorso, le principali associazioni del settore che riuniscono medici veterinari e imprese dell’alimentazione animale e farmaci veterinari, hanno chiesto al Governo che gli alimenti e le prestazioni medico veterinarie vengano permanentemente posti in fascia Iva agevolata al 10%, al primo provvedimento utile. Poi c’è il grave problema dei farmaci. Costosi e spesso inutili rispetto a quelli per l’uomo che rimangono più efficaci ma non più prescrivibili. E che dire delle visite specialistiche oppure di analisi come Tac e RMN i cui prezzi sono stratosferici? Ci vorrebbe un calmiere anche in questo settore i cui costi proibitivi per molte famiglie alimentano poi il randagismo. Inutile negarlo e nascondersi dietro il famoso dito. A parte l’Iva, se si vuole combattere davvero il crescente fenomeno degli abbandoni, si deve dare l’opportunità a tutti di potersi mantenere un cane o un gatto senza vedersi svuotato il portafogli. E che dire delle detrazioni fiscali tante volte promesse e mai attuate?

Spesso i costi per analisi e visite mediche sono proibitivi.

Dal momento che, come diceva Mahatma Gandhi “la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”, la riduzione del carico fiscale e di tutto il resto sarebbe solo un primo piccolo passo affinché gli animali, soprattutto se da compagnia, smettano di essere ritenuti oggetti di “lusso” dall’ordinamento giuridico italiano e vengano finalmente considerati esseri viventi senzienti.

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