ROMA – DAVANTI AUTONOLO, DIETRO TRAFFICO D’ARMI? IL TITOLARE FIGLIO DI UN EX DIPLOMATICO

Forse scoperta la base di un'organizzazione terroristica dedita al traffico d'armi. Movente economico alla base della tragedia.

Roma – Quando i carabinieri irrompono negli uffici di una società di autonoleggio a Formello, comune di 13mila abitanti a nord di Roma, si trovano di fronte all’immagine agghiacciante di due corpi, uno accanto all’altro, riversi sul pavimento in una pozza di sangue. Uno dei due è morto l’altro invece, in fin di vita, viene trasportato d’urgenza all’Ospedale S. Andrea.

Said Ansary Firouz, 68 anni di origini iraniane, è l’uomo deceduto. Nato a Washington ma in Italia da molti anni, Said era il titolare della società, mentre l’uomo ricoverato in gravi condizioni è il 48enne Foloty Kave, connazionale della vittima e suo autista.

Secondo le prime testimonianze, raccolte dagli inquirenti, l’autore dell’omicidio sarebbe entrato come una furia nei locali dell’azienda, urlando il nome di Said. Una breve caccia all’uomo, con la pistola spianata, che ha avuto come epilogo due colpi sparati a bruciapelo. Subito dopo l’autore del gesto rivolge l’arma contro di sé puntandola alla nuca. Un colpo e stramazzava sul pavimento, davanti a due impiegati immobilizzati dal terrore.

La dinamica dell’omicidio-suicidio fa ipotizzare un’azione premeditata, probabilmente una vendetta. Ma perché? E soprattutto quale motivo ha spinto Foloty a tentare il suicidio, quasi a voler preservare la propria dignità e onore, tipiche ossessioni della cultura medio orientale? Per questo non si esclude la pista dei dissapori nella vita privata dei protagonisti che, nel frattempo, i carabinieri della Compagnia Cassia e del nucleo Investigativo, stanno scandagliando, cercando di dare risposte alle domande. Con tutte le difficoltà da affrontare, quando si indaga in una comunità come quella iraniana che, solo apparentemente pacifica evidentemente, è piuttosto chiusa e votata all’omertà e diffidente nei confronti delle forze dell’ordine.

La comunità iraniana conta, sul territorio romano, 1.215 residenti, prevalentemente residenti a nord di Roma. L’ondata migratoria si è verificata alla fine degli anni Settanta, durante gli eventi delle Rivoluzione del 1979, quando il passaggio dalla monarchia alla repubblica islamica spinse alla fuga migliaia di esponenti della classe media, molti dei quali hanno raggiunto l’Italia con un titolo di studio medio-alto e spesso con competenze professionali specializzate.

Traffico d’armi dietro l’attività di autonoleggi?

Dalle ultime indiscrezioni investigative a Said Ansary Firouz era stato notificato un avviso di garanzia per traffico internazionale di armi alcuni giorni prima della morte. Sarebbe stato interrogato dopo una settimana. Ma c’è di più: Said Ansary Firouz è figlio dell’allora ambasciatore iraniano a Roma ai tempi dello Scià, e sospettato di essere un mercante d’armi.

La vittima avrebbe cercato di piazzare nel suo Paese un congruo quantitativo di armi ed esplosivi ma sembra anche elicotteri da combattimento e droni. Secondo gli inquirenti Said Ansary Firouz avrebbe cercato di mediare con diverse società per poi esportare il materiale bellico. Armi, munizioni e velivoli, però, sarebbero rimasti in Italia perché qualcosa, proprio all’ultimo, non avrebbe funzionato. Le indagini, giocoforza, proseguono alla svelta. 

 

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