Rabbia e depressione? Potrebbe trattarsi di bipolarismo

L’alternarsi di periodi di euforia o maniacali e fasi depressive lo caratterizza. E’ un disturbo molto complesso per la sua contrapposizione di stati d’animo.

Il disturbo bipolare è in rapida diffusione. Lo scorso 30 marzo si è svolta la “Giornata mondiale del disturbo bipolare”, con eventi diffusi a livello internazionale e nazionale. La data è significativa perché è stata scelta in omaggio al celebre pittore fiammingo Vincent van Gogh, che si ritiene soffrisse di questo disturbo. Il celebre artista è considerato una figura chiave del post-impressionismo e un precursore dell’espressionismo.

Il suo stile utilizzava colori intensi e pennellate materiche e vorticose che esprimevano angoscia e tormento interiore. L’obbiettivo della Giornata che si tiene ogni anno è sensibilizzare l’opinione pubblica, lottare contro i pregiudizi ed informare sui sintomi e trattamenti. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione Duedime, che studia il fenomeno e offre sostegno ai pazienti e alle loro famiglie, ci sono circa 80 milioni al mondo e 600 mila in Italia vittime di questo disturbo.

Esso si caratterizza per l’alternarsi di periodi di euforia o maniacali e fasi depressive. Proprio per questo è un disturbo molto complesso, in quanto la contrapposizione di stati d’animo si presenta in modi variabili da soggetto a soggetto. Così come l’intermezzo tra una fase e un’altra può essere giornaliera o a periodi. Essendo un disturbo infido le terapie iniziano quando è già in fase avanzata, mediamente dopo 5-10 anni.

Inoltre lo stigma sociale che esiste intorno alla salute mentale in generale, produce isolamento e discriminazione. Le cause sono varie e molteplici e sono il frutto di un miscuglio di elementi ereditari, biologici, psicologici e ambientali. Vale a dire una vasta gamma di motivi, per cui risulta essere molto difficile la diagnosi. Alla base di una valida cura ci deve essere una sorta di patto medico/paziente in cui quest’ultimo si deve sentire in grado di esprimere tutte le proprie emozioni senza timore alcuno.

Il terapista deve interagire con empatia, ascolto e chiarezza sulle cure ed effetti collaterali. I farmaci di ultima generazione si stanno rivelando efficaci, soprattutto nel diradare le ricadute sempre in agguato. Molte persone colpite dal disturbo, infatti, continuano a portare avanti la loro vita fatta di lavoro, relazioni familiari, sociali e ludiche. I disturbi psichici sono stati sempre considerati dalla società in una maniera distorta, attribuendone significati negativi, alla stessa stregua di un marchio infamante perenne.

Periodi di euforia o maniacali e fasi depressive alternati

Questi retaggi sono ancora presenti nella cultura delle persone, che fa ancora capolino, nonostante siano stati fatti molti progressi di eliminare questo “marchio”. La famiglia diventa decisiva nel supportare il paziente perché può essere considerata come un antico vasaio che ricompone e rimodella con pazienza e abilità i cocci di un vaso rotto. Un lavoro lungo, a volte sfibrante ma che, alla fine, equivale a donare luce in una buia spelonca e a rimettere insieme i cocci frantumati.

La Fondazione, oltre a svolgere une meritoria opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul fenomeno, offre un aiuto concreto ai familiari dei pazienti, soprattutto per gestirlo in maniera adeguata nelle sue fasi maniacali. Affinché chi ha un problema di salute mentale non debba più sentirsi, solo, isolato e infamato.

E, soprattutto, giudicato proprio come deve essere un supporto in senso figurato. Vale a dire offrire aiuto, assistenza e conforto senza dare giudizi di sorta.