OBIETTIVO ZERO: RICERCATORE O ESPLORATORE? C’E’ DIFFERENZA

Non mi reputo un ricercatore. Nel mio biglietto da visita c’è scritto “Farmacista Esploratore Consulente alimentare”. C’è una grande differenza tra il ricercatore e l’esploratore. Il ricercatore tende a formulare in partenza delle ipotesi e poi a cercare nei fatti una conferma alle stesse, condizionando senza saperlo i risultati, perché è portato a non vagliare tutto quello che esula dal suo interesse, a scartare fatti apparentemente estranei.

Non mi reputo un ricercatore. Nel mio biglietto da visita c’è scritto “Farmacista Esploratore Consulente alimentare”. C’è una grande differenza tra il ricercatore e l’esploratore. Il ricercatore tende a formulare in partenza delle ipotesi e poi a cercare nei fatti una conferma alle stesse, condizionando senza saperlo i risultati, perché è portato a non vagliare tutto quello che esula dal suo interesse, a scartare fatti apparentemente estranei. L’esploratore, al contrario, comincia il suo cammino senza prefiggersi una destinazione precisa, vaga e scruta, aperto a raccogliere ogni sorpresa, disposto a dedurre più che a indurre.

Bisogna avanzare nella vita senza prima porsi degli obiettivi, altrimenti saranno gli obiettivi stessi a decidere per voi la direzione, le scelte e ogni tappa del vostro cammino, impedendovi di evolvere. Si finisce per vivere la propria vita solo in funzione degli obiettivi che ci si è prefissati, diventando incapaci di coglierne appieno la ricchezza di cui è disseminata. La vita va vissuta all’insegna della libertà di esperienze, di pensiero e di azione, senza nessun condizionamento. E i primi a condizionare la vostra vita siete proprio voi stessi, attraverso gli obiettivi che vi prefissate.

Lemme

La grande svolta epistemologica nel mio caso è consistita proprio nell’approccio alla materia libero da obiettivi, dai preconcetti e quinquiscazzi del mondo accademico dei medici dietologi. Affrancato da ogni falsa conoscenza, iniziai a studiare e a sperimentare su me stesso gli effetti metabolici del cibo senza alcun pregiudizio, ma con la curiosità e l’innocenza di un bambino che scopre di giorno in giorno cose nuove. Quando cominciai a cercare nella letteratura scientifica argomenti che dessero conferma alle scoperte e intuizioni che facevo senza sosta, con grande stupore trovai l’avvallo scientifico di ogni passaggio. Io non ho fatto altro che confermare studi fatti nel campo della biochimica.

Dovete sapere che il ceto medico dietologico continua a elaborare ipotesi e postulati basati su fondamenti errati, obsoleti, privi di verità scientifica comprovata, che compromettono il progresso e lo sviluppo scientifico e il loro obiettivo è non metterli in discussione (per esempio l’utilizzo delle calorie come unità di misura del metabolismo).

Diventate, quindi, anche voi esploratori di voi stessi. Quello che state leggendo nei miei articoli sulla rubrica di questo giornale deve diventare solo l’inizio della vostra conoscenza del meraviglioso mondo ormonale ed enzimatico che ci portiamo dentro. È da stolti e da superficiali non volerlo conoscere, come se il nostro corpo non ci appartenesse.

dottor Lemme

Dovete sapere che a uccidere la creatività, di cui tutti sono dotati da bambini, sono proprio gli obiettivi. Io sono una fucina d’idee, la mia creatività non conosce limiti, la alimento stando bene attento a rispondere correttamente alle seguenti domande. A cosa serve? Non lo so. Cosa creerò? Non lo so. Con quali finalità? Non lo so. Quali gli obiettivi? Nessuno.

Nel Viaggio Culinario con Lemme non ci sono obiettivi, perché porsi degli obiettivi significa segnare il proprio percorso, porta a limitarsi, a lavorare per il conseguimento di quegli obiettivi e a precludersi l’esplorazione; significa farsi condizionare dagli obiettivi stessi bloccando la propria creatività. È un’opportunità per apprendere un nuovo sapere, una nuova arte, quella di alimentarvi per la vostra salute e benessere, mettendo in gioco la vostra creatività, il vostro pensiero e oltre. Mentre verrete formati imparando un mestiere, o meglio, un’arte con cui mai prima d’ora avreste pensato di confrontarvi, quella di alimentarvi per la vostra salute e benessere, opererete diffondendo la vostra parola nel mondo a partire dai vicini. A cosa vi porterà? A verificare le reali potenzialità della vostra mente, a compiere un’esplorazione mentale di voi e degli altri, a constatare le reazioni facendo circolare energia creativa. Analizzando il mio modo di pensare ho messo a punto 7 regole di cui vi faccio dono.

  • Lasciate che gli eventi accadano, senza cercare di guidarli, o prevenirli (quest’ultimo è un lavoro inutile e stressante). Dovete aver voglia di evolvervi. L’evoluzione non è qualcosa che vi capita, siete voi a produrla e, per fare ciò, dovete assumere un atteggiamento mentale positivo nei confronti degli eventi stessi, un’apertura mentale volta a viverli e a farsi cambiare da essi.

 

  •   Dimenticate i concetti di “buono”, “cattivo”, “ovvio”, “logico”, “razionale”, e “tutto ciò su cui tutti sono d’accordo”. La crescita, l’evoluzione, non coincidono con il buono, con l’ovvio, con il “si è sempre fatto così”. L’evoluzione è un’esplorazione continua senza meta nota, è per lo più irrazionale, fuori dalle regole imposte. Fintanto che si resta ancorati a concetti come “fanno tutti così”, finché si seguono le regole del quieto vivere, non si avrà mai un progresso in senso evolutivo.

  • Non ponetevi mai degli obiettivi. Altrimenti sarà l’obiettivo a pilotare il vostro cammino e, così facendo, arriverete soltanto dove sono arrivati tutti gli altri o dove avete posto l’obiettivo. Vi autolimiterete e ciò vi impedirà di evolvervi e oltrepassare il confine. Potrete non conoscere dove state andando, ma sarete certi del fatto di volerci andare.

  • Lasciatevi trasportare, esplorate, sospendete il giudizio. Rinviate la critica. Scrutate il problema da vari punti di vista, capirete di più, sicuramente allargherete la vostra visione. Ma pensate sempre con la vostra testa, pur ascoltando tutti. Acuite la vostra attenzione e lo spirito d’osservazione nei confronti del mondo che vi circonda. Sforzatevi di elaborare, non solo di pensare. Un mio amico muratore (dovete sapere che io per mantenere gli studi facevo anche il manovale), Nicola, mi diceva sempre: “A pensare si fa fatica” e devo constatare che aveva proprio ragione!

  • Nel lavoro, nello sforzo creativo, nella vita, non sapere da che parte cominciare è una forma di pigrizia mentale che paralizza l’azione. Cominciate da dove vi pare, ma cominciate a fare qualcosa, a pensare a qualsiasi cosa, il resto verrà da sé. Al pensiero deve seguire l’azione per far sì che questo si realizzi.

 

  • Le leggi sociali e del mercato vi orientano verso obiettivi ben precisi che ognuno di voi crede di scegliere autonomamente. Liberatevi da queste imposizioni, altrimenti sarete uguali a tutti gli altri, bloccherete la vostra inventiva personale e non riuscirete mai a creare nuovo mercato, ma subirete il mercato e lavorerete per esso.

 

  • Non abbiate paura. La paura blocca l’evoluzione. L’uomo ha essenzialmente paura di mettersi in gioco perché ciò significa abbandonare verità e certezze, modi di pensare assodati, e fare un salto nel buio. È quello che si chiama “confort mentale”. È questa sensazione o forma mentis che blocca l’evoluzione. Lasciarsi andare verso qualcosa che non sai dove ti porterà, innesca questa inquietudine che io chiamo Paura. Io non ho paura di nulla, ed è proprio questo atteggiamento mentale che mi porta a esplorare ovunque e a evolvermi giorno dopo giorno. L’assenza di paura mi provoca delle accelerazioni cerebrali. Sento che tutti attorno a me hanno paura di un qualcosa, hanno paura di infrangere le leggi scritte e non scritte che l’uomo stesso si è imposto. Se l’uomo ha codificato delle leggi, l’ha fatto per organizzare il vivere sociale. Le stesse leggi vanno infrante se ci si vuole evolvere. Dopo che la legge viene infranta, l’uomo la riformula in modo da riorganizzare un nuovo vivere sociale che si colloca su un piano più evoluto. La Rivoluzione avviene quando si prende coscienza del nuovo che può esistere sbaragliando la sensazione di paura che ognuno ha in sé, per rigenerare nuove regole sociali o scientifiche. Ecco come ci si evolve: con atti rivoluzionari resi possibili demolendo la sensazione di paura che abita ognuno di noi.

Per concludere: se fai qualcosa e non sai perché la fai, è segno che stai creando.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa