Lavoratori della sanità privata in sciopero

MILANO – OSPEDALITA’ PRIVATA E ISTITUTI SOCIO-SANITARI SENZA CONTRATTO. PRIMA EROI, POI COMUNI MORTALI.

Quando si tratta di contratti e soldi c'è chi fa le orecchie da mercante anche con chi, durante la pandemia, si è comportato come un angelo sacrificandosi in favore dei malati di Covid. Oggi si ritrovano senza contratto e con un futuro nebuloso. La legge dell'usa e getta.

Milano – Se questa epopea lunga 14 anni fosse un film, probabilmente si intitolerebbe “Una volta erano eroi”. Non è bastata la pandemia, le migliaia di morti, gli appelli dei medici e gli scandali sui tagli alla sanità pubblica, quando si parla di profitto e di contratti, anche gli eroi diventano comuni mortali. Da qualche giorno le segreterie provinciali della Funzione pubblica di Cgil, Cisl dei Laghi e Uil hanno denunciato il mancato accordo per la stipula del contratto collettivo nazionale della sanità privata. Non è bastato l’intervento del ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni che si erano mostrati pronti a finanziare il 50% del costo contrattuale, la risposta dell’Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) è stata negativa. Eppure,solamente lo scorso 10 giugno l’accordo sembrava ormai cosa fatta:

Una delle tante Aris disseminate in Italia
Una delle tante Aris disseminate in Italia

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“…Dopo aver condiviso la preintesa lo scorso 10 giugno – ha dichiarato tramite Facebook Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia -, frutto di tre anni di dure trattative, AIOP e ARIS si sono rifiutate di siglare definitivamente il contratto nazionale della sanità privata, atteso dalle lavoratrici e dai lavoratori da 14 anni. Questo rifiuto delle controparti datoriali è gravissimo e intollerabile: per questo verrà proclamato lo sciopero nazionale, per questo riparte la lotta per affermare, con tutta la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, diritti e giustizia…”.

Manuela Vanoli

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A motivare il rifiuto della stipula, secondo i sindacati, ci sarebbero esclusivamente cause economiche, in particolar modo alla luce delle dichiarazioni di Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle regioni che recentemente ha ribadito il suo punto di vista: “…L’impegno delle Regioni e delle Province autonome a farsi carico del 50% dei costi del rinnovo contrattuale con un mix di interventi individuati a livello territoriale relativi ai budget e alle tariffe, affinché non si registrino ulteriori ritardi…”. Parole che sembrano essere ormai lettera morta, nella considerazione che nella realtà dei fatti non hanno portato a nessun avanzamento nella contrattazione.

“…In Lombardia (la trattativa ndr) sta assumendo i contorni della beffa grottesca. Dopo il Covid – continuano i sindacati nel documento – dopo i contagi, dopo i morti, sembra vincere ancora il profitto e l’interesse economico. Il tempo degli eroi sembra passato. Non intendiamo rassegnarci alla vergogna di questa vicenda. Per questo motivo a livello nazionale ci stiamo battendo perché, in caso di mancato rinnovo, non vengano riconosciute le maggiorazioni nelle fatturazioni a rimborso delle prestazioni erogate…”

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