Mamma Ebe, tanti amici anche fra i politici

E’ stata un personaggio fra i più controversi degli anni 80 e 90. Gigliola Giorgini frequentava tanta bella gente. Professionisti, artisti, imprenditori, pregiudicati ma anche politici della prima Repubblica. Attraente e spregiudicata la sedicente santona aveva fondato un impero sulle fesserie che raccontava ai malati incurabili che pagavano a caro prezzo i suoi intrugli da megera. Era a capo di un ordine religioso mai riconosciuto dal Vaticano.

Era amica di numerosi uomini politici che non disdegnavano la sua compagnia. Anzi spesso la invitavano nei salotti buoni perché sapeva tenere banco e amava divertirsi. Faceva la bella vita, che alternava con i processi e la galera. Sino a qualche anno fa. Poi la grave malattia ha avuto il sopravvento.

La santona di Carpineta

E’ morta a 88 anni di cancro Gigliola Ebe Giorgini, meglio conosciuta come “Mamma Ebe, la santona di Carpineta”, la donna che dispensava presunti miracoli e tante chiacchiere da osteria.

Originaria di Pian del Voglio, in provincia di Bologna, era finita sulle cronache di tutti i giornali del mondo per le sue doti, solo immaginarie, di guaritrice e carismatica. Aveva fondato una congregazione denominata “Pia Unione di Gesù Misericordioso” a cui avevano aderito migliaia di adepti ma che poi si era rivelata una sorta di paravento alle sue malefatte che la portarono in galera in più di un’occasione.

Mamma Ebe, con i proventi strappati ai poveri infermi che a lei invocavano la guarigione, aveva costruito una sorta di ambulatorio-tempio a Carpineta, in provincia di Cesena, dove riceveva i malati spesso accogliendoli in camice bianco.

Mamma Ebe con due adepte

Negli anni ’70 la donna aveva poi inaugurato un’altra sede, in località San Baronto, frazione di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, dove esercitava, abusivamente, la professione medica prescrivendo farmaci e intrugli che spesso avevano peggiorato le condizioni di salute di centinaia di poveracci. È stata una dei personaggi più controversi degli anni Ottanta e Novanta.

Non c’era giorno che le cronache di giornali e tv non si occupassero di lei e delle sue solo presunte doti di intercessione fra la terra e il cielo che le costarono anche diversi attacchi del Vaticano. Mamma Ebe rigettava al mittente qualsiasi accusa continuando imperterrita nella sua attività di “sciamana” accumulando centinaia di milioni di lire e investendo i suoi capitali in beni immobili e dandosi alla bella vita.

Mamma Ebe con Maurizio Costanzo in “Buona Domenica”

Nel 1985 si occupò di lei anche il noto regista Carlo Lizzani che realizzava un film sulla mistica di Pian del Voglio che ottenne un discreto successo alla 42ma Mostra internazionale del Cinema di Venezia. Nel 1999 il noto chitarrista inglese di rock metal Richard Philip Henry John Benson, prendeva ispirazione dall’ormai famosa asceta emiliana per un album che ebbe una certa diffusione nel quale si inneggiava a “Madre Tortura” come lui stesso aveva definito la santona di Carpineta.

I problemi giudiziari, a seguito di diverse denunce e per indagini d’iniziativa, erano iniziati negli anni ’80 quando Gigliola, sempre sorridente e sprezzante, finiva alla sbarra per la sua attività di guaritrice beccandosi una prima condanna a 6 anni di reclusione in Appello da parte del tribunale di Torino nel 1985.

Nel gennaio del 2002 la donna era stata arrestata insieme al marito Gabriele Casatto nella sua villa di Carpineta a seguito di un blitz di poliziotti e finanzieri che, nel contempo, avevano arrestato altre 28 persone fra gli adepti dell’inesistente congregazione religiosa su cui stava indagando da mesi la Procura di Forlì.

Mamma Ebe tratta in arresto per reiterato esercizio abusivo della professione medica

La donna ed i suoi complici erano stati accusati di associazione per delinquere, esercizio abusivo e continuato della professione sanitaria, falso ideologico in ricette, truffa continuata in concorso ai danni di ente pubblico, sequestro di persona, maltrattamento di minori, truffa per motivi abietti ai danni di persone sofferenti nel corpo e nell’anima e di esercizio abusivo di ambulatorio medico.

Il Tribunale di Forlì, nel 2008, la riconosceva colpevole di truffa ed esercizio abusivo della professione medica e nel 2016 la Cassazione confermava la condanna a 6 anni di reclusione. Mamma Ebe, tra un’udienza e l’altra, continuava a dispensare farmaci ed a partecipare a diverse trasmissioni televisive.

Gigliola amava la bella vita e le allegre brigate

Nel 2010 la santona veniva di nuovo accusata di truffa aggravata ed esercizio abusivo della professione medica. In questo caso il tribunale di Pistoia apriva due processi ma nel primo la donna veniva prosciolta per prescrizione mentre nel secondo si beccava una condanna a 8 anni e 6 mesi di detenzione. Gigliola rimaneva in attività sino a quando la neoplasia non l’aveva costretta a sospenderla.

Il 6 agosto scorso la santona di Carpineta è morta presso l’ospedale degli Infermi di Rimini e i funerali si sono svolti a Sant’Ermete dove risiedeva. Di lei rimane una lunga lista di persone truffate e qualcuno pronto a giurare che Mamma Ebe fosse una santa.

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