La strage degli indigeni non si arresta

La giornata internazionale promuove e difende i diritti della popolazioni aborigene che sono fra le più povere del mondo. Ma si parla ancora molto e si fa troppo poco. Mentre c’è chi vorrebbe sfruttare ancora di più gli indigeni ricorrendo alla schiavitù e agli omicidi. Occorre stroncare sul nascere qualsiasi forma di sopraffazione e discriminazione sociale. Non c’è da perdere tempo.

Quando i popoli indigeni saranno celebrati di meno e rispettati di più? Ecco l’ennesima giornata celebrativa dell’Onu, che ormai riguarda qualsiasi atto, fatto e/o condizione umana. Oggi si commemora la Giornata internazionale dei popoli indigeni, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 23 dicembre 1994 con Risoluzione A/RES/49/214 per promuovere e difendere i diritti delle popolazioni indigene nel mondo.

E’ anche conosciuta come Giornata Tribale Mondiale nel tentativo di evidenziarne la peculiarità antropologica, determinante ad esempio per la protezione e la difesa dell’ambiente.

Secondo gli esperti dell’Onu l’istituzione di questa giornata si è resa necessaria perché le popolazioni indigene sono tra i gruppi etnici più poveri. Pur costituendo, infatti, meno del 6% della popolazione mondiale, rappresentano però il 16% dei più poveri esseri viventi della Terra.

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, UNDRIP, del 13/09/2007 sancisce con forza i diritti collettivi e individuali delle popolazioni indigene.

Il primo dei 46 articoli recita “…I popoli indigeni hanno diritto al pieno godimento, come collettivo o come individui, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali riconosciuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nel diritto internazionale…”.

Inoltre “…Garantire i popoli indigeni nel mettere in pratica le loro culture, religioni, lingue e di estendere le loro economie e fortificare le loro istituzioni sociali e politiche…“.

E ancora “…Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione e, soprattutto, il diritto all’utilizzo delle terre, territori e risorse che hanno abitualmente posseduto o occupato…”.

Altri aspetti rilevanti sono quelli dove viene esplicitato che “…Nell’attuazione di questa Dichiarazione dovrà essere dato particolare rilievo ai diritti e alle esigenze speciali degli anziani, delle donne, dei giovani e dei bambini indigeni e delle persone con disabilità…”.

Gli Stati, di concerto coi popoli indigeni, dovranno adottare misure per garantire a donne e bambini piena tutela contro forme di violenza e discriminazione.

Ora senza dubbio questi eventi celebrativi possono essere utili alla costruzione di coscienze civili in grado di guardare alle identità dei popoli con attenzione e rispetto dei diritti umani. Poi la realtà nuda e cruda ci racconta altro.

Ci dice innanzitutto che, in generale, siamo tutti bravi quando si tratta di parlare, di sfociare nella retorica delle celebrazioni, di spendere una buona parola di solidarietà per tutti. Tanto non costa nulla e si fa pure bella figura.

Ci dice ancora che le chiacchiere sprecate fino ad oggi non sono servite a granché e si sono pure disperse nel vento dove, poi, è impossibile rintracciarle. Meglio far parlare i fatti.

Oggi i popoli indigeni proteggono i propri territori da politiche che favoriscono l’industria agro-alimentare, quelle minerarie, del legname e del caucciù.

Quest’ultime ricorrono ad ogni mezzo, anche all’omicidio pur di raggiungere i loro loschi scopi. Ad esempio, nel novembre del 2019, furono uccisi da un gruppo di taglialegna due membri del gruppo aborigeno, definito i Guardiani della foresta.

Secondo la Commissione Pastorale della Terra, organizzazione no-profit brasiliana, nell’ultimo decennio, più di 300 persone sono state ammazzate per l’uso della terra e delle risorse amazzoniche. La maggioranza di questi omicidi sono stati commessi da personaggi coinvolti nel disboscamento illegale.

Villaggi indigeni rasi al suolo dalle soldataglie

Preoccupanti anche le considerazioni della Commissione interamericana dei Diritti dell’uomo per l’allarmante numero di atti di aggressione, molestie ed assassini contro quanti si oppongono all’estrazione di risorse naturali.

Purtroppo molti di questi crimini non vengono perseguiti con la dovuta diligenza, lasciando impuniti i loro autori. Le chiacchiere sono state e saranno sempre tante, ma il cammino è ancora lungo e impervio e, come abbiamo visto, è anche lastricato di cadaveri. E tanti.

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