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Inizia la rivoluzione fiscale: le mosse del Governo Meloni

Una delle manovre più attese della coalizione di centrodestra è al varo. Numerose le modifiche previste: dall’Irpef, totalmente rivista, alle aliquote Iva, da sempre terreno periglioso e controverso.

Roma – La riforma fiscale del Governo Meloni ha inizio. L’iter non è breve ma è iniziato, pertanto al momento bisogna attendere. È, comunque, una legge delega complessiva, che tocca una serie di aspetti della fiscalità, ma che resta di fatto una traccia su cui si dovrà lavorare nei prossimi mesi. Con l’approvazione del Consiglio dei ministri, si apre, dunque, una fase che può durare fino a 2 anni per scrivere i decreti delegati, dopo l’approvazione del Parlamento, che farà le dovute verifiche, ma le novità sono più o meno tutte note. Sia quelle più facilmente attuabili che la “flat tax per tutti” i lavoratori. Insomma, la famosa aliquota unica.

Per l’Irpef si prevede una revisione dell’intero meccanismo di tassazione del reddito delle persone fisiche, in modo da attuare gradualmente l’obiettivo della “equità orizzontale” con una rimodulazione delle aliquote Irpef, che passerebbero a 3. “Al via l’iter che darà vita a una rivoluzione fiscale che l’Italia attende da 50 anni. Una riforma che mira a ridurre pressione fiscale, creare un rapporto di fiducia tra Fisco e contribuenti, incentivare crescita e occupazione secondo il principio del più assumi, meno tasse paghi” afferma la Premier con un tweet. C’è anche una razionalizzazione del numero e della misura delle aliquote Iva e, infine, l’Irap che non scompare, ma viene assorbita nell’Ires.

Insomma, novità che dovrebbero interessare la stragrande maggioranza degli italiani. Dopo svariati tentativi falliti e, comunque, interrotti del Governo Berlusconi, anche il Ponte sullo Stretto di Messina sarà realtà. O almeno, questo è l’obiettivo del decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri su impulso del vicepresidente Salvini, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, da mesi sponsor principale della realizzazione dell’opera. Dopo averne parlato praticamente ovunque per settimane, durante qualsiasi uscita pubblica, il leader della Lega ha portato in Cdm un decreto-legge che punta a far partire i lavori entro il prossimo anno. Il testo si compone di 7 articoli, in cui si va dall’assetto societario ai tempi in cui dovrà essere approvato il progetto. Il provvedimento ha indubbiamente una portata storica, visto che dell’opera si parla, in ogni caso, da 50 anni. Viene previsto anche che il progetto esecutivo sarà approvato entro il 31 luglio 2024.

La data, peraltro, era stata già annunciata nei giorni scorsi ancora dal ministro Salvini, ma ora è impressa nero su bianco. Per il resto torna anche la società Stretto di Messina Spa, che il governo ha riattivato con la manovra di bilancio. Insomma, i presupposti ci sono tutti, vedremo come andrà a finire. Per quanto riguarda i figli di coppie gay, la maggioranza ha votato convintamente per il no alla proposta di regolamento Ue che consentirebbe il riconoscimento dei diritti di tutti i figli, indipendentemente da come sono stati concepiti o di chi siano i genitori, con l’adozione di un Certificato di filiazione che sarebbe valido in tutti i Paesi europei, anche dove, come in Italia, i figli di coppie omo genitoriali non vengono riconosciuti automaticamente fin dalla nascita come figli di due mamme o di due papà.

A questo punto la vicenda potrebbe dirsi chiusa, invece non è finita qui, in quanto il parere, che è stato trasmesso al Consiglio Ue, contiene un errore, come è stato fatto notare dal Movimento 5 Stelle, che potrebbe far riaprire la discussione e portare a un nuovo voto.

Il ponte sullo Stretto torna d’attualità.

Nonostante, dunque, tutte le opposizioni abbiano cercato di fare muro, secondo la maggioranza il Certificato europeo di filiazione non rispetterebbe “i principi di sussidiarietà e di proporzionalità”, cioè sarebbe un’intromissione delle istituzioni europee nella politica nazionale. Così approvare la proposta di regolamento sdoganerebbe implicitamente la legittimità della maternità surrogata. In pratica in base alla risoluzione di maggioranza, il certificato verrebbe automaticamente trascritto nei registri italiani senza poter invocare la violazione dell’ordine pubblico, che invece scatta per la maternità surrogata, che è vietata in Italia. Questa interpretazione del regolamento però è sbagliata, secondo i 5 stelle, che paventano un errore ascrivibile a malafede o imperizia.

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